Elena Dusi, la Repubblica 12/9/2007, 12 settembre 2007
ROMA - "Scorrere un testo" è solo un modo di dire. Non c´è infatti nulla di fluido e regolare nel tracciato che gli occhi seguono tra le parole
ROMA - "Scorrere un testo" è solo un modo di dire. Non c´è infatti nulla di fluido e regolare nel tracciato che gli occhi seguono tra le parole. E se il percorso erratico delle pupille durante la lettura era stato notato da tempo, ora si è scoperto anche che i due occhi si muovono tra le righe in maniera indipendente l´uno dall´altro, come se appartenessero a un camaleonte. Il compito di ricomporre le tessere del puzzle e fondere la sequenza di immagini scoordinate in un flusso di parole dal significato coerente spetta al cervello, incaricato di dare ordine alla danza dei due occhi fra le righe di un testo. Simon Liversedge dell´università di Southampton ha usato un apparecchio capace di riconoscere gli spostamenti compiuti dalle pupille in un millisecondo. E si è accorto che per almeno metà del tempo, quando leggiamo un testo su un foglio o su un video, i due occhi seguono percorsi divergenti e mettono a fuoco due lettere a una distanza di due o tre caratteri l´una dall´altra. Nove volte su cento le traiettorie delle due pupille si intersecano addirittura, con l´occhio sinistro che fissa una lettera disposta più a destra di quella fissata dall´occhio destro. Liversedge presenterà i suoi dati venerdì prossimo al Festival della scienza di York, in Gran Bretagna. Durante la lettura, la pupilla compie degli scatti da una parola all´altra, saltando in media 6 o 7 caratteri alla volta. «Un esperimento ormai classico ha dimostrato che non abbiamo problemi a comprendere una frase le cui parole hanno la prima e l´ultima lettera al posto giusto, mentre l´ordine delle lettere intermedie è stato stravolto» racconta Eraldo Paulesu, che insegna psicobiologia all´università di Milano Bicocca e studia il rapporto fra i movimenti oculari nella lettura e la dislessia. Gli scatti da una parola all´altra durano tra 20 e 35 millisecondi. Quando le pupille si arrestano ciascuna sulla sua lettera (nella fase detta di "fissazione") il periodo di acquisizione dell´immagine dura invece 200 o 250 millisecondi. «Abbiamo dimostrato - ha spiegato Liversedge anticipando la sua conferenza per il pubblico di York - che la nostra rappresentazione visiva di un testo nasce dalla fusione di due differenti immagini, ognuna proveniente da uno degli occhi». Ma non basta. Procedendo a balzi in questo modo, le pupille colgono solo una parte del senso di una frase. Periodicamente hanno bisogno di fare un salto all´indietro per integrare il significato perduto. Leggendo un testo semplice, come un romanzo dalla prosa piana o un articolo di giornale, l´esigenza di "ripassare" si presenta due volte ogni cinque secondi. Se invece si ha di fronte un´opera di Hegel, il movimento degli occhi si fa ancora più irregolare: ogni cinque secondi, le due pupille hanno bisogno di tornare sui propri passi per ben sei volte. Ogni volta il contrattempo fa perdere al lettore 100 millisecondi di tempo. «In generale, la fluidità del percorso degli occhi dipende dalla nostra capacità di decifrare il significato» spiega Paulesu. «Così, leggendo un testo in una lingua straniera, o quando siamo stanchi, gli scatti da destra a sinistra aumentano di frequenza. Stesso discorso per i bambini che ancora non hanno preso dimestichezza del tutto con la parola scritta». Difficilmente la scoperta di Liversedge ci aiuterà comunque a inventare nuove tecniche di lettura rapida. «Più si aumenta la velocità tra le parole, più il cervello fatica a compensare il movimento degli occhi e a ricostruire il senso delle frasi. Inevitabilmente, il risparmio di tempo va a discapito della qualità della comprensione» spiega Paulesu. L´apparecchio per tracciare il movimento degli occhi è formato da una telecamera che invia un debole raggio infrarosso all´interno della pupilla. Il riflesso del raggio sulla cornea viene registrato su un display, che disegna la danza degli occhi tra le parole. «Finora gli scienziati hanno sempre misurato il movimento di un occhio solo», spiega Liversedge. «Studiando gli spostamenti di entrambi gli occhi, noi ci siamo accorti che il loro tracciato coincide solo in poco più di una fissazione su due».