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 2007  settembre 12 Mercoledì calendario

ARTICOLI VARI SULLA CRISI ELETTRICA

UN INVERNO a lume di candela, appoggiati ad un termosifone freddo come il ghiaccio? Potete cominciare prendendovela con il condizionatore che avete deciso di installare, dopo essere sopravvissuti alla torrida estate del 2003. I consumi elettrici italiani sono stati sempre più alti a luglio che a gennaio. Ma fra il luglio 2001 (prima che l´aria condizionata diventasse un´abitudine) e il luglio 2007, l´aumento della domanda di energia è stata superiore al 15 per cento. Fra gennaio 2001 e gennaio 2007, solo del 10 per cento. Insomma, il fresco artificiale d´estate ci ha fatto arrivare sgonfi di riserve all´autunno. Identificare un complesso di colpa, però, non porta lontano. Perché 10 o 15 per cento è comunque troppo, soprattutto per un paese povero di energia come l´Italia. L´allarme lanciato dall´amministratore delegato dell´Enel, Fulvio Conti, si poggia, infatti, su tre elementi, indifferenti alle stagioni. La domanda di elettricità in Italia sta crescendo molto rapidamente. Questa domanda è soddisfatta soprattutto dal gas che, contemporaneamente, copre anche il grosso del riscaldamento. Gli approvigionamenti di gas non sono né certi, né sicuri.
Non è il primo allarme e non siamo i soli a rischiare. Anche l´inverno scorso poteva finire al freddo e al buio, in Europa e non solo. «Il mondo - scrive l´Aie, l´agenzia per l´energia dell´Ocse, l´organizzazione dei paesi industrializzati, nel suo ultimo rapporto sul gas - nel 2006 ha schivato una pallottola, perché un inverno molto mite ha alleggerito la pressione sulla domanda di gas». Ma, avverte il rapporto, «l´offerta rimane ridotta». Per il gas, al contrario che per il petrolio, i dubbi non riguardano (o non ancora) le riserve effettivamente disponibili, ma il loro sfruttamento. Il timore degli esperti dell´Ocse è che i paesi da cui proviene il grosso delle forniture all´Europa non stiano effettuando gli investimenti sufficienti in pozzi e gasdotti per far fronte al futuro aumento di domanda. Non è un timore generico: l´Aie si chiede apertamente se Gazprom, il gigante russo che sta avviandosi a diventare il maggior fornitore europeo, non abbia già firmato contratti di fornitura per importi di gas superiori a quelli di cui effettivamente disporrà al momento previsto per la consegna.
Se il mondo ha schivato una pallottola, però, l´Italia nel 2006 l´ha sentita fischiare all´orecchio e, più degli altri, ha ragione di temere il prossimo inverno. Nessuno, infatti, rischia il freddo e il buio come noi. Per i suoi bisogni di energia, l´Italia dipende dall´estero per l´85 per cento. La media in Europa è del 53 per cento. E, per produrre elettricità, ci serviamo soprattutto del gas: il 44 per cento dell´elettricità delle nostre centrali viene dalla combustione del metano. E´ l´altra faccia della medaglia delle nostre virtù. Gli altri paesi europei ricorrono, infatti, ancora largamente al carbone (il più inquinante dei combustibili fossili, con le tecnologie attuali) e al nucleare (che ha controindicazioni anche più vaste e pesanti). Ma, nel mondo difficile dell´energia, dove ogni scelta ha il suo rovescio, la virtù, spesso, non paga. Nel caso specifico, ci ha vincolati al gas naturale e alla sua tormentata geopolitica.
Per capire come sarà l´inverno, bisognerà guardare ai due capi della penisola, l´estremo nord est e l´estremo sud ovest: il passo del Tarvisio, in Friuli, e Mazara del Vallo in Sicilia. Al primo arriva il gasdotto che arriva dalla Russia, a Mazara quello algerino. Insieme, i due paesi si spartiscono, in parti quasi uguali, oltre il 70 per cento delle nostre forniture attuali di gas. Una concentrazione pericolosa, anche perché Algeria e Russia sono pure i maggiori fornitori del resto d´Europa. Se si aprisse un buco nella disponibilità di gas - come fanno temere le rinnovate tensioni fra Russia e Ucraina, sul cui territorio passa buona parte del gas Gazprom - non sarà facile chiedere aiuto al resto della Ue.
Neanche l´alternativa più immediatamente disponibile - i rigassificatori, che consentirebbero di importare gas da altri paesi, come il Qatar - è in realtà facilmente praticabile. Da Russia e Algeria importiamo ogni anno 90 miliardi di metri cubi di gas. Se tutti i rigassificatori progettati in Italia (13) entrassero in funzione, ne otterremmo così 70 miliardi. Ma in Italia ce n´è in funzione solo uno (peraltro in una zona ad alto potenziale turistico, come le Cinque Terre). Gli altri sono fermi sulle carte dei progettisti. E non è detto che il gas arriverebbe con le metaniere. Anche altri paesi, come Francia, Spagna e Usa, stanno costruendo rigassificatori. E l´Aie avverte che mancano gli impianti alla fonte, vicino ai pozzi. Gli investimenti per gli impianti di liquefazione necessari a soddisfare la domanda prevedibile dovrebbero partire subito. Ma, negli ultimi 18 mesi, nei paesi produttori, ne è stato varato solo uno. Non resta che incrociare le dita: magari l´effetto serra ci regala un altro inverno mite.

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ROMA - «Il rischio è un inverno al freddo? Il rischio è un inverno al caldo! Oggi apro una conferenza sul clima in cui affronteremo tutti i guasti che il cambiamento climatico sta creando, a cominciare dal rischio di far morire il mar Adriatico per l´estinzione delle correnti che permettono il ricambio delle acque e le aziende elettriche parlano di crisi del gas. Non vorrei che questi allarmismi servano a coprire quanto poco fanno per limitare le emissioni di anidride carbonica o l´efficienza energetica, a parte gli spot». Dal punto di vista del ministro per l´Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, proprio le aziende danno risposte «vecchie» ai problemi di approvvigionamento del Paese seguendo schemi costosi per l´ambiente e i contribuenti.
Ministro, il suo dicastero è l´ostacolo agli investimenti che non piacciono agli ecologisti?
«Il ministero accetta e autorizza velocemente tutti i progetti che rispettano le regole. In molti casi non è il ministro che si mette di traverso ma l´Unione Europea o organi tecnici. Il famoso rigassificatore di Rovigo lo hanno sbloccato con il nostro aiuto visto che c´erano degli errori di progettazione».
Sugli stoccaggi però ha rifiutato l´aumento della pressione per aumentarne la capacità.
«Nessuna decisione politica. La commissione Via, che è un organo tecnico, ha chiesto alla Stogit di verificare che non ci fossero rischi all´aumento della pressione del gas iniettato sottoterra. Erano loro a volersi sottrarre alla normale procedura di legge».
Non vede un´emergenza energetica: poco gas rispetto alle necessità, rischio black-out a causa dell´aumento dei consumi?
«Quello del black-out viene agitato periodicamente, ma la capacità installata è notevole, tanto che spesso esportiamo. Vorrei ricordare che l´unica grande interruzione, quella del 2005 si è verificata perché Enel e gli altri operatori tenevano le centrali spente dato che così gli conveniva e di fronte ad un´emergenza esterna non hanno saputo garantire gli utenti».
Garantire significa anche farli risparmiare: il carbone è più conveniente del gas. Una differenza che si paga in bolletta.
«Ma se si usasse più carbone gli italiani pagherebbero ancora più caro: le aziende farebbero più margini, le bollette rimarrebbero alte e i 2 miliardi di euro di multa per non aver rispettato il protocollo di Kyoto arriverebbero dalle tasche dei contribuenti».
E sul gas, la carenza è certificata anche dalla commissione d´emergenza insediata al ministero. Nessuna emergenza neanche lì?
«Il paese ha delle esigenze e bisogna programmare le risposte, invece gli operatori vanno in ordine sparso pensando solo ai loro ritorni. Faccio un esempio: Edison mette un rigassificatore a Rovigo e la centrale più vicina Enel la fa a carbone. Stiamo preparando una conferenza nazionale dell´Energia. A marzo le aziende vengano per concordare programmi dove le priorità siano il risparmio energetico e gli investimenti nelle rinnovabili. Ci sono ritardi clamorosi per esempio nel fotovoltaico che vanno colmati. Poi l´impegno con l´Ue è ridurre i consumi del 20% con l´efficienza. Terna ha fatto un gran lavoro sulle dispersioni della rete e tanto altro si può fare ».
Eppure lo stesso ministro Bersani ha criticato le resistenze locali che «crescono rigogliose». Non ci sono troppi veti incrociati?
«I veti ci sono quando si dà l´impressione ai cittadini di operare con sotterfugi, tenendo nascosti loro gli effetti dei progetti. Quando si parla chiaro si ottengono risposte positive».
(l.i.)

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LUCA IEZZI
ROMA - «Siamo più fragili di due anni fa quando scoppiò la crisi del gas, rischiamo di rimanere al freddo e al buio». Le parole dell´amministratore dell´Enel, Fulvio Conti ricordano che questo inverno potremmo dover abbassare il riscaldamento e razionare l´elettricità. Lo fa davanti ai parlamentari dell´Ulivo a Frascati e soprattutto davanti al ministro dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani che dopo la crisi del 2005, innescata dalle tensioni tra Ucraina e Russia, ha tentato di favorire gli investimenti per mettere in sicurezza il sistema senza però trovare collaborazione nella maggioranza. L´opposizione ai rigassificatori e all´uso del carbone per produrre elettricità ha lasciato intatte le criticità. Anzi per Conti «siamo ancora più fragili perché sono aumentati i consumi ma sono stati ridotti gli stoccaggi, anche a causa di una errata interpretazione del Ministero dell´Ambiente».
Accusa respinta dal ministero: «Nessuna errata interpretazione, la Stogit, la società controllata dall´Eni che si occupa degli stoccaggi, aveva richiesto l´esenzione dalla Valutazione d´impatto ambientale (Via) per aumentare del 7% le riserve di Settala (Milano). Invece è stata chiesta la normale procedura di Via». Polemica comunque non decisiva visto che sono in ballo 500 milioni di metri cubi di gas su un fabbisogno annuo di 80 miliardi, in crescita. Pesano sempre più le nuove centrali elettriche a gas, così se da una parte ci mettiamo al riparo dai black-out, dall´altro aumentiamo il costo della bolletta e la dipendenza da fornitori come Algeria e Russia.
Sperando che l´inverno sia particolarmente mite, il ministero dello Sviluppo Economico si assicura che le infrastrutture siano usate al massimo. Il decreto del 30 agosto obbliga «a utilizzare completamente la capacità di trasporto ai punti di entrata nazionali». Un altro decreto incentiverà i contratti "interrompibili". Lunedì si è riunito anche il comitato d´emergenza sollevando proprio il problema delle riserve «largamente insufficienti».
Il prossimo anno il rigassificatore dell´Edison a Rovigo da 8 miliardi di metri cubi aumenterà del 10% la capacità e miglioramenti sui gasdotti dalla Tunisia e dall´Austria faranno il resto, ma tutti gli operatori elettrici da mesi lamentano l´impossibilità di investire per affrancarsi dal gas grazie al carbone. Conti ha avvertito: «Anche con i rigassificatori il prezzo non scenderà: non sta scendendo in Francia dove se ne stanno realizzando quattro, né in Spagna dove se ne stanno facendo sette». E infatti per tutte le associazioni ambientaliste (Wwf e Legambiente) l´allarme dell´Enel è strumentale a rilanciare la materia prima più economica, ma "sporca", come il carbone. Lo stato di paralisi è riconosciuto dallo stesso Bersani: «Abbiamo bisogno di investimenti per costruire tubi, rigassificatori e centrali elettriche, mentre le resistenze localistiche crescono come una pianta rigogliosa». Al punto che, forse, aggiunge il ministro, bisognerebbe pensare a dei meccanismi per disincentivare "la pigrizia" e la scarsa collaborazione degli enti locali.
L´altro fronte difficile per l´energia è sul Mar Caspio, dove l´Eni cerca un accordo con il Kazakistan per sbloccare lo sfruttamento di un maxi giacimento di petrolio. L´ad di Eni Paolo Scaroni e il direttore generale Stefano Cao hanno incontrato il premier kazako. Meeting interlocutorio. Da oggi inizia il vero negoziato: Cao avrà il compito di trovare un punto d´incontro con le necessità del Kazakistan d´incassare presto i frutti dei pozzi e quelle dell´Eni di limitare i danni per i ritardi del giacimento.

LA STAMPA, 12/9/2007
ROBERTO GIOVANNINI
ROBERTO GIOVANNINI
ROMA
Un Paese che «è ancora nei guai», dice il ministro Pierluigi Bersani. Addirittura, c’è il pericolo che quest’inverno si possa «rimanere al freddo e al buio», va all’attacco l’ad dell’Enel Fulvio Conti. Scenari inquietanti, al limite angosciosi, per qualche osservatore del tutto inverosimili, visto che nessuno (ma davvero nessuno) pensa che a gennaio gli italiani possano tornare di botto al XIX secolo, con case gelide illuminate da candele. Resta il fatto che per il numero uno del gigante energetico pubblico, dai tempi del collasso energetico nazionale del 2005 - quando il braccio di ferro tra Russia e Ucraina ci costrinse a intaccare le riserve strategiche di gas - si è fatto poco o nulla per scongiurare il rischio. «Ci siamo salvati lo scorso anno - avverte Conti intervenendo a un seminario dell’Ulivo sull’energia - non so se potremo salvarci quest’anno». Forse il ministro dello Sviluppo economico non condivide i toni forti usati da Conti, ma certo è che Bersani vuol correre ai ripari, varando un pacchetto di provvedimenti per massimizzare l’import di gas e parare eventuale picchi di consumo. E soprattutto ribadisce: «Abbiamo bisogno di potenziare le infrastrutture».
Il problema è noto: l’Italia adopera il gas - oltre che per il riscaldamento - anche per generare elettricità. Un possibile picco di consumi provocato da un inverno rigido, combinato con un ipotetico problema di approvvigionamento, potrebbe mettere in crisi il sistema. In questi due anni sono stati fatti accordi per ampliare forniture e fornitori, riducendo così i rischi «politici», ma gli investimenti per potenziare la rete (rigassificatori, serbatoi di stoccaggio, nuovi gasdotti) marciano con troppa lentezza. E i consumi crescono del 3% l’anno.
Per l’amministratore delegato dell’Enel - non nuovo ad ammonimenti simili - «siamo ancora a rischio di rimanere al freddo e al buio, siamo ancora più fragili di due anni fa, perché aumentano i consumi e perché si sono ridotti gli stoccaggi per una errata interpretazione del ministero dell’Ambiente». Conti se la prende col dicastero di Pecoraro Scanio, reo in questo caso di aver bloccato lo stoccaggio di 500 milioni di metri cubi di gas, ma la sua è una requisitoria contro «certo ambientalismo» e contro gli Enti locali, che utilizzano ogni trappola burocratica per ostacolare le infrastrutture energetiche. Su questo Bersani - che interviene dopo Conti - apre con decisione: «Abbiamo bisogno di investimenti per costruire tubi, rigassificatori e centrali elettriche», dice il ministro, che guarda con preoccupazione alle «resistenze localistiche» che «crescono come una pianta rigogliosa». Al punto che bisognerebbe pensare a dei meccanismi per disincentivare «la pigrizia» e la scarsa collaborazione degli Enti locali. Dopodiché, conclude Bersani, «passi avanti sono stati fatti, ma siamo ancora abbastanza nei guai, e questo il Paese deve saperlo. Abbiamo bisogno di potenziare produzione e infrastrutture».
Le parole di Conti hanno scatenato molte reazioni. Il ministero dell’Ambiente smentisce interventi di blocco sullo stoccaggio di gas, e precisa che è in corso una normalissima Valutazione d’impatto ambientale sul potenziamento di un sito in Lombardia. Gli ambientalisti di Wwf e Legambiente invitano a fronteggiare il problema anche con una riduzione dei consumi, e denunciano come l’Enel voglia rilanciare il ricorso al carbone (o al nucleare). Emma Marcegaglia, vicepresidente di Confindustria, «condivide» il monito: «Occorrono infrastrutture, troppo spesso ostaggio di veti e rinvii».

LA STAMPA, 12/9/2007
Un inverno al freddo e al buio? Guardi, l’amministratore delegato dell’Enel ha parlato partecipando a un convegno dell’Ulivo, ma secondo me siamo quasi al ”procurato allarme”...»
Ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio, non crede che il monito di Conti abbia qualche fondamento?
«Attenzione. Non si può però arrivare al catastrofismo. E poi è evidente che si è voluto lanciare da parte dell’Enel un segnale alla vigilia dell’apertura della Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici. Parlare di ”inverno freddo e buio” proprio nel momento in cui ci si impegna per arrestare la produzione di gas serra, mi pare un tentativo di distogliere l’attenzione. un allarme ingiustificato che mira a cercare di far dimenticare che le imprese - e a maggior ragione quelle energetiche - hanno responsabilità e compiti ben precisi per arrestare il riscaldamento globale. Compiti che altrove si impegnano ad affrontare; in Italia, molto meno. Dopodiché, il problema dell’approvvigionamento energetico e dei consumi c’è, e nessuno ”rema contro”. Ma noi vogliamo evitare sia gli inverni freddi che le estati arroventate».
L’ad Enel ha accusato il ministero dell’Ambiente di bloccare con tattiche dilatorie burocratiche il potenziamento dello stoccaggio del gas.
« un’accusa irresponsabile e assurda, quella formulata contro il ministero e contro la commissione di Valutazione dell’impatto ambientale, che sta facendo semplicemente e linearmente il suo dovere. stato chiesto un aumento del 7% della pressione di stoccaggio del gas in un sito; è normale e doveroso che si faccia una verifica tecnica».
Con tempi lunghissimi, denunciano...
«Sempre più veloci di tante industrie italiane... Volete sapere perché spesso ci sono tempi lunghi per queste procedure? Perché troppe volte le aziende presentano progetti che non funzionano. E sono sempre loro a chiedere proroghe e proroghe per integrarli e rimetterli a posto».
Nega, dunque, l’accusa di voler bloccare tutto?
«Io non voglio rinviare, odio le tattiche dilatorie. Voglio i sì, o i no».
Non teme che l’Italia sia energeticamente ostaggio del gas che deve importare?
«Ma come, non ci avevano spiegato che il gas era una ”energia pulita”? Che ”il metano ti dà una mano”? Ci convinsero, giustamente, e scegliemmo di puntare le nostre carte energetiche su questa fonte pulita ed efficiente. Fu una scelta intelligente, come scopriamo oggi, affrontando le sfide poste dal protocollo di Kyoto e dal riscaldamento globale. E adesso che in tutto il mondo ci si mette a imitare la nostra scelta di scommettere sul gas, vogliamo fare marcia indietro? C’è un problema di consumi, bisogna risparmiare energia, si devono diversificare le fonti energetiche. Ma sono problemi che si risolvono innovando, non con certo conservatorismo industriale». /

LA STAMPA, 12/9/2007
PAOLO BARONI
ROMA
L’inverno è ancora lontano, ma l’Italia si trova già alla canna del gas: la storia è identica agli anni passati, il dramma è che il problema si ripete senza che si trovino soluzioni strutturali. I consumi elettrici continuano a crescere, ma il combustibile da cui dipende oltre il 60% della produzione elettrica nazionale continua a scarseggiare. Rispetto all’anno passato, infatti, sul fronte delle infrastrutture non si è fatto alcun passo in avanti: tutti i progetti dei nuovi rigassificatori sono di fatto fermi. Di contro, sono entrati in funzione altre centrali elettriche a ciclo combinato e dunque la domanda di gas tende inevitabilmente ad aumentare ancor di più di quella elettrica. Secondo le stime degli esperti per affrontare con un certo margine di tranquillità i mesi a venire l’Italia dovrebbe disporre di stoccaggi per almeno 9 miliardi di metri cubi: peccato che le mancate autorizzazioni del ministero dell’Ambiente blocchino le scorte a quota 8,3.
Di qui il nuovo allarme black-out. Che al contrario del 2003 non dipende tanto da una carenza di produzione, perché nel frattempo tra impianti riconvertiti e nuovi la capacità installata è cresciuta di ben 24 mila megawatt e il margine di riserva ha raggiunto il 20% (uno dei valori più alti d’Europa), ma semplicemente di materia prima. Nel 2006 abbiamo infatti consumato ben 88 miliardi di metri cubi di gas ma appena 10,9 erano prodotti da noi contro i 12 dell’anno prima. Le importazioni coprono così ben l’87,5% del fabbisogno, che nel 2006 è cresciuto di un altro 5,4%: il 35,6% arriva dall’Algeria (in gran parte tramite il gasdotto TTPC), il 29,1% dalla Russia (via Tarvisio e Gorizia), il 12,1% dai Paesi Bassi, il 9,9% dalla Libia ed un altro 7,4% dalla Norvegia. In tutto, gli importatori sono 21, ma a farla da padrona è soprattutto l’Eni col 65% del mercato ed il controllo assoluto della rete di gasdotti.
Tutte le stime per l’anno in corso parlano ovviamente di un altro aumento del fabbisogno, che le attuali forniture rischiano di non poter soddisfare. Si rischia insomma un nuovo 2005, se non peggio, come ha denunciato ieri l’ad dell’Enel Fulvio Conti e come vanno ripetendo da settimane tutti i principali operatori del settore, dall’Eni all’Edison. Lo stesso presidente dell’Autorità per l’energia, Alessandro Ortis, a fine luglio si era premurato di segnalare al Parlamento ed al governo la situazione di criticità e la situazione di «rischio» che sta correndo il sistema nazionale del gas. «Il quadro - scriveva Ortis - ci fa guardare con preoccupazione al prossimo inverno in cui potrebbero esserci difficoltà nel far fronte a eventuali picchi di consumo legati a condizioni climatiche particolarmente severe. I potenziamenti sinora effettuati infatti non sono sufficienti né a garantire la sicurezza del sistema energetico nazionale né ad assicurare la disponibilità di flessibilità necessaria agli operatori per competere efficacemente nel mercato liberalizzato».
Detto questo, una certezza c’è. Come ha spiegato nelle scorse settimane anche l’ad dell’Eni Paolo Scaroni, «il prossimo sarà l’ultimo inverno in cui l’Italia non sarà completamente al riparo dal rischio di black out». Nel corso del 2008, infatti, andrà a regime il primo potenziamento del gasdotto con l’Algeria che ci assicurerà 3,2 miliardi di metri cubi in più già ad aprile ed altri 3,3 ad ottobre, altri 3,3 miliardi arriveranno dal potenziamento del gasdotto russo e poi entrerà finalmente in funzione il rigassificatore realizzato da Edison e soci a Porto Levante, in provincia di Rovigo, che apporterà altri 8 miliardi di metri cubi di gas alle nostre scorte. Tutti gli altri rigassificatori, una decina in tutto, invece sono fermi al palo: fermo in attesa di valutazione di impatto ambientale l’impianto Enel di Porto Empedocle; bloccato da cause, sequestri, ricorsi e controricorsi l’impianto che British gas aveva iniziato a costruire a Brindisi.

LA STAMPA, 12/9/2007
P rima si stacca il gas ad alcuni grandi gruppi industriali, poi a tutti gli altri. Quindi tocca alla luce. Se non basta si passa alle abitazioni private ed agli uffici chiamati a ridurre di 2 gradi il riscaldamento, nei casi più gravi poi si può anche arrivare a staccare dalla rete elettrica le città o intere aree del Paese. Ma questo è lo scenario più nero di crisi, l’estrema ratio. Per ora ci si limita ad affinare gli strumenti per fronteggiare le eventuali nuove emergenza. «Occorre prepararsi per tempo per fronteggiare i momenti di difficoltà» sostiene da tempo il ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani. Che dopo il pacchetto varato nel 2006 il 30 agosto ha firmato un nuovo decreto per «massimizzare le importazioni». Un secondo decreto sarà varato a breve e servirà a contenere i consumi con premi in denaro ogni metro cubo risparmiato per i grandi utenti «virtuosi» e multe per quelli che non rispettano le nuove norme.
L’allarme dell’Enel non coglie di sorpresa Bersani che già al momento del suo insediamento aveva inserito l’emergenza-gas tra le priorità della sua agenda. «I consumi sono cresciuti molto mentre le infrastrutture sono rimaste le stesse - aveva spiegato -. Serve tempo per rimediare, almeno 2-3 anni». Nell’attesa dei nuovi rigassificatori e del potenziamento dei gasdotti il ministro «lavora col cacciavite» sui punti di criticità del sistema degli approvvigionamenti innanzitutto obbligando tutti gli operatori del settore ad utilizzare completamente la capacità di trasporto di gas nel periodo 5 novembre 2007-31 marzo 2008, in maniera tale da portare al livello massimo le importazioni. Un secondo decreto introdurrà a giorni una serie di misure per contenere i consumi di gas con un meccanismo di premi e penali: come avviene già per l’energia elettrica, di fronte ad una situazione di emergenza scatterà l’obbligo del «contenimento effettivo e temporaneo dei consumi a carico dei clienti industriali». Si comincerà con quelli che hanno già dato la loro disponibilità volontaria per passare poi a tutti gli altri, nel caso il distacco dei cosiddetti «clienti interrompibili» non basti ad arginare il deficit di metano. A novembre arriverà poi un terzo decreto che aggiornerà tutte le procedure di emergenza.
A cascata, dopo quelle sul gas, possono infatti sempre scattare le misure di risparmio dei consumi elettrici già individuate l’anno passato: anche qui si parte massimizzando le importazioni dall’estero, per passare poi allo stop delle forniture ai clienti «interrompibili». Quindi, il ministero ottenute le necessarie deroghe ai regolamenti ambientali, può chiedere all’Enel ed altri altri operatori di concentrare la produzione di energia sulle centrali alimentate con olii combustibili (più inquinanti del gas). Un’altra misura, teoricamente molto efficace ma di difficile applicazione, prevede poi l’abbassamento di 2 gradi degli impianti di riscaldamento di case, scuole ed uffici per arrivare alla fine alla misura estrema: il distacco programmato per alcune ore di città ed intere aree del Paese. Cosa che ovviamente nessuno di augura. /

Nell’inverno fra il 2005 e il 2006 una serie di reciproci dispetti fra la Russia (maggiore fornitore di gas all’Europa occidentale) e l’Ucraina (sul cui territorio passano i gasdotti) portano a ripetute interruzioni delle forniture in vari Paesi europei, inclusa l’Italia, dove vengono misure di risparmio teoricamente severe - anche se applicate con poco rigore - nelle case, negli uffici e nelle fabbriche. Lo choc è comunque forte. Una seconda crisi, stavolta fra Russia e Bielorussia, viene risolta in pochi giorni fra il dicembre 2006 e il gennaio 2007 e l’Italia quasi non se ne accorge.