Varie, 12 settembre 2007
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Cerloj Rimi
• (Burim) Durazzo (Albania) 19 giugno 1980. Ballerino • «[...] Da ragazzino, ballava e sognava ad occhi aperti [...] Sperava di poter calcare, un giorno, un grande palcoscenico. Proprio come i suoi idoli, Nureyev e Baryshnikov. Ma quel sogno, l’aveva dovuto lasciare a Durazzo [...] per imbarcarsi su uno di quegli scafi della disperazione. Per un viaggio da clandestino verso l’Italia, per sfuggire alla miseria. Alla fame. Consapevole che in Albania ”non si sopravvive con un lavoro normale. Figurarsi con lo spettacolo…”. Pagò un milione e cinquecentomila lire al racket degli scafisti. Una traversata tra il terrore di finire in mare e la paura di essere arrestato. Poi l’Italia, con documenti falsi e un lavoro da operaio, in un cantiere edile. Ma senza dimenticare la passione per il ballo, da sfogare in discoteca, a Padova. Su un cubo. ”Mi pagavano bene… Lì, mi ha notato una coreografa e poi…”. E poi, è cominciata la favola. Ora [...] danza per i migliori coreografi europei [...] è stato scelto per far parte del corpo di ballo del Romeo e Giulietta di Cocciante, quasi si vergogna a raccontarla, la sua storia triste. ”Ma del resto, è la vita di tanti miei connazionali, tanti albanesi come me. Io, sono stato fortunato”. Col senno di poi, racconta quella traversata drammatica. ”Eravamo in quattordici. Ci fecero viaggiare di notte, per evitare di essere scoperti. Temevo di morire lì, tra quelle onde. Sapevo che poteva succedere, come era avvenuto ad altri miei amici [...] poi, nello sbarcare a Bari, la paura di essere scoperti. Arrestati e rispediti in Albania…”. Lì, la svolta. Poteva incappare nella disperazione che porta alla delinquenza, ma scelse un’altra strada. ”Mio cugino era a Padova, aveva trovato lavoro. Così, decisi di chiedergli aiuto e mi trovò un posto da operaio”. In due anni, si è messo in regola, con permesso di soggiorno e tutto il resto. Poi, la fortuna ha bussato. ”Devo molto a Debora Ferrato, una coreografa, che gestisce una scuola di danza, a Padova. Mi ha notato in discoteca, mentre ballavo. Mi ha chiesto di insegnare hip hop. Invece, sono stato io a mettermi a studiare. A perfezionarmi nella danza classica e moderna”. cominciata così la sua carriera: ha vinto una borsa di studio a Roma, allo Ials, l’accademia della danza. Poi, tramite un’audizione nel 2004, Rimi è stato assunto nella compagnia del grande coreografo Misha Van Hoecke, con cui si è poi esibito in tutta Italia ed in Cina, in uno spettacolo dedicato a Maria Callas. Ha lavorato anche per Cristina Muti, al Ravenna Festival. Con un’audizione del marzo 2007 a Verona, è entrato a far parte della compagnia di Riccardo Cocciante, per danzare nell’opera Romeo e Giulietta con un contratto che scadrà nel 2008. ”Riccardo è una persona splendida, mangia con noi, vive con noi, rappresenta per me la parte migliore di questa esperienza. riuscito a creare un clima bellissimo nel gruppo di giovani del cast dove [...] sono tra i più vecchi, mentre i protagonisti sono sedicenni e qualcun altro raggiunge appena i quindici. Non c’è competitività né invidia tra noi: un clima di armonia molto raro’. A chi gli chiede degli altri ballerini albanesi, che lavorano in Italia (Kledi, Anbeta, Leon) commenta con ammirazione, dice di conoscerli tutti. Ma non sa le loro storie. ”Quando ci incontriamo, non parliamo mai del passato. Troppo doloroso. Meglio pensare alla danza”. Quando sui giornali legge di suoi connazionali, coinvolti in gravi fatti di cronaca, come l’orrendo omicidio di due coniugi nel Trevigiano [...] inorridisce e si arrabbia. ”Chi viene qui in cerca di una vita dignitosa, ha bisogno di una casa e di un lavoro. Io sono stato fortunato a trovarne subito uno in nero. Poi, certo, ci sono quelli che vengono a delinquere per pochi anni e poi tornare a casa: spacciano droga, manovrano un sacco di soldi, non conoscono il significato della parola sacrificio. Non potete capire cosa provo, quando penso che i soldi delle mie tasse servono anche a finanziare il carcere per i miei connazionali”. Rimi è felice di aver realizzato il suo sogno. ”Quando mi danno la possibilità di ballare ed il pubblico mi applaude, provo sempre una grande emozione. Non chiedo di più”. Una favola vera, tra tante storie che finiscono tra le onde del mare, e non si potranno mai raccontare» (Giuseppe Caporale, ”la Repubblica” 12/9/2007).