Alda Merini, Corriere della Sera 12/9/2007, 12 settembre 2007
...Quando mi dicono che la mia casa è in disordine, e lo è (la sovraccarico di roba), non immaginano che ho provato il peggio e quindi me ne strafrego dell’ordine e del disordine
...Quando mi dicono che la mia casa è in disordine, e lo è (la sovraccarico di roba), non immaginano che ho provato il peggio e quindi me ne strafrego dell’ordine e del disordine. L’essenziale è avere un tetto. Ma che tipo di tetto? Sul nostro tetto non viaggiavano gli operai come su casa mia. Non ci molestava nessuno, anzi, ci ignoravano del tutto, e questo era per loro un grande ossequio alla malattia mentale, che voleva dire menefreghismo. Tanto che io non parlavo più. Ho imparato a parlare anni dopo, col tempo, ma mi hanno subito rubato le parole di bocca e si sono mangiate anche quelle. Così finirò con una battuta che mi disse un’infermiera: «Lei non ci ha mai detto in tanti anni che scriveva». Io le ho risposto: «Perché non ero matta»... Brano tratto dal libro «La vera novella (Umorismo nero)» di Alda Merini in uscita per Rizzoli