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 2007  settembre 12 Mercoledì calendario

WASHINGTON

corta, scura, abbastanza curata. Stiamo parlando della barba di Osama. l’ultimo indizio al quale si aggrappano esperti, simpatizzanti e persino 007. Deponendo al Congresso, il direttore dell’intelligence Usa (Dni) ha risposto così ai senatori curiosi: «La vera domanda è se la barba è sua o è finta. Stiamo cercando di accertarlo ». Ma il dibattito si porta dietro un altro interrogativo. Bin Laden è vivo o morto? Neppure il video ha sgombrato il campo dai dubbi.
 dai primi giorni della lunga guerra (2001) quando gli aerei Usa bombardano i monti di Tora Bora, che le analisi sulla sorte del capo di Al Qaeda si dividono. Già allora si diffonde la voce che Osama sia stato ucciso nei raid. Le forze speciali esaminano anche una tomba ornata di strane bandiere, sospettando che possa contenere le sue spoglie. Una pista rivelatasi inconcludente. Da allora il balletto «vivo o morto» continua.
Nel settembre 2004, quando i teorici del complotto sostengono che sia già in mano americana e che verrà mostrato come trofeo alla vigilia delle elezioni Usa, il generale David Barno precisa: « in vita ». Poi silenzio fino ad una scarica di adrenalina. Il 24 luglio 2005, un sito islamista annuncia: « rimasto ferito nell’attacco ad una base spagnola in Afghanistan». Versione corretta (14 settembre ’05) dal colonnello Don McGraw: «Sta cercando di curarsi perché è molto malato». Il 12 ottobre altra notizia-bomba, fonte gli 007 indiani: « rimasto ucciso nel sisma che ha sconvolto il Kashmir».
L’attenzione rimane concentrata sulla regione nella speranza di cogliere una conferma. Ma arriva una nuova storia (26 ottobre ’05). Osama è deceduto in una caverna- rifugio a Bamyan e i suoi seguaci lo hanno sepolto vicino a Kandahar «nella tomba del martire». A raccontarlo sono alcuni militanti qaedisti. La suspense dura fino all’inverno. L’8 dicembre, il generale americano Karl Einkenberry assicura: « vivo e non ci fermeremo finché non lo prenderemo». d’accordo anche il braccio destro Ayman Al Zawahiri che interviene nel giallo con un video per sostenere che Osama «guida la guerra santa». Sono però fonti indiane a rimettere tutto in discussione il 15 gennaio 2006. Il ricercatore australiano Clive Williams, citando ambienti dell’intelligence di New Delhi, annuncia che Bin Laden sarebbe deceduto qualche settimana prima. Lo «scoop» tiene appena due giorni. Il 17, Henry Crumpton, responsabile dell’antiterrorismo statunitense, indica che il Califfo è nascosto in Pakistan: «Non abbiamo prove che sia morto». E allora vuol dire che è vivo. Il 20 tocca ad Hani Al Sibai, personaggio della galassia integralista: « sempre in piedi e neppure malato». A dare maggiore forza a questa interpretazione spuntano delle segnalazioni. Il 6 giugno è avvistato nella regione di Chitral (Pakistan), una zona protetta dalle tribù filo-talebane.
Il fantasma di Osama però non ha pace. tormentato. Alla fine dell’estate (23 settembre), un giornale regionale francese, lo ricaccia nella tomba. «Bin Laden è deceduto per un attacco di tifo il 23 agosto – scrive il quotidiano ”. Esiste un rapporto dei servizi francesi che citano i loro colleghi sauditi». Si scoprirà poi che la «notizia» è solo una voce di seconda mano. Ma a precisare come stanno le cose ci pensa Mohammed Hanif, il dirigente talebano che tiene i contatti con i media: «I suoi amici ci hanno detto che è vivo». Lo conferma, il 6 dicembre, il direttore della Cia Michael Hayden che avverte: «Sta complottando contro di noi. Forse si è separato da Al Zawahiri». Nuova pausa. L’1 marzo 2007 il celebre mullah Dadullah assicura che «è in contatto con noi talebani, se fosse morto lo avremmo saputo ». A crepare è invece proprio Dadullah, eliminato in un raid alleato. La sua passione per le interviste satellitari lo ha forse tradito. «Per questo Osama si fa vedere poco – spiega il capo estremista Gulbuddin Hekmatyar ”. Ma state sicuri che è in buona salute». Sulla stessa linea il fratello di Dadullah, Mansur, che il 22 agosto scorso sostiene di «aver ricevuto un suo messaggio». Da dove? Forse da Chitral – segnalazione di questi giorni – o di nuovo da Tora Bora, al riparo in una fantasmagorica «caverna bianca». Insomma nel giro di Osama si ritorna alla casella uno.