Brunella Torresin, la Repubblica 11/9/2007, 11 settembre 2007
BOLOGNA
Vi è un´eredità spirituale, che Luciano Pavarotti lascia dietro di sé e che egli stesso ha indicato, nelle sue ultime parole: «Voglio essere ricordato come un cantante d´opera». E vi è un´eredità concreta e materiale, un vasto patrimonio costruito sulla sua voce meravigliosa. Quanto ampio, forse non si saprà mai con certezza. Cento milioni di euro, come si disse all´epoca del contenzioso con il fisco italiano? Ogni cifra è stata smentita. Non lo è stata, invece, la notizia secondo la quale Luciano Pavarotti ha lasciato un testamento, redatto a New York nell´estate 2006, alla vigilia dell´intervento per l´asportazione del tumore al pancreas. In queste sue ultime volontà, avrebbe destinato i propri beni non soltanto alla moglie Nicoletta, alle figlie Lorenza, Cristina, Giuliana e Alice, e alla sorella Gabriella, ma anche a persone che gli sono state vicine e care: il fedele assistente Tino, la storica segretaria Veronica, l´autista di sempre, «Pannocchia». Luciano e Nicoletta avevano scelto il regime della separazione dei beni. Tuttavia la moglie avrebbe già acquisito i diritti d´autore che Luciano deteneva: le royalties sulle incisioni discografiche e i diritti d´immagine televisiva e online, capitolo tutt´altro che marginale, poiché include anche i materiali registrati del Pavarotti & Friends, che negli anni fruttarono, in sole donazioni all´Unhcr, 7 milioni di dollari. Non sono più le ricchissime royalties dell´epoca d´oro della Decca (oltre 100 milioni di dischi venduti), ma pur sempre un piccolo impero che si calcola ammonti a 200 milioni di euro. Cui si aggiungono le proprietà: il complesso Europa 92 (ristorante, maneggio, azienda agricola, residenza) a Modena, la villa di Pesaro, l´appartamento su Central Park a New York e quello al Park Saint-Roman di Montecarlo.