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 2007  settembre 11 Martedì calendario

Per il mondo occidentale la minaccia non viene dal giapponese ma dai milioni di cinesi, soprattutto se il giapponese dovesse occuparsi della loro gestione

Per il mondo occidentale la minaccia non viene dal giapponese ma dai milioni di cinesi, soprattutto se il giapponese dovesse occuparsi della loro gestione. Il cinese non è sordo alle idee nuove: è un lavoratore efficiente e un bravo soldato. Con una gestione capace andrà lontano. Il giapponese è preparato e adatto ad occuparsi di questa gestione poiché ha saputo dimostrare di essere un ottimo imitatore del progresso occidentale ma anche un lavoratore dotato di capacità organizzative. Per questo il giapponese è molto più adatto a gestire i cinesi di noi. L´enigma del carattere cinese che a noi sfugge, non è un enigma per il giapponese che comprende molto più di quanto noi potremo mai sperare di imparare o capire. Il giapponese pensa con gli stessi simboli del pensiero cinese, seguendo quegli stessi solchi tanto particolari. Per questo il giapponese avanza proprio dove noi veniamo fermati dagli ostacoli dell´incomprensione. Il giapponese coglie la sfumatura che noi non possiamo percepire, aggira l´ostacolo e ci distanzia infilandosi nelle ramificazioni della mentalità cinese. Si è detto che il cinese è un tipo statico e si è certamente meritato l´appellativo, visto che ha sonnecchiato attraverso le epoche. Sino a una generazione fa, anche il giapponese era un tipo statico. Poi improvviso ci fu il risveglio e il giapponese seppe sbalordire il mondo con un ringiovanimento mai visto prima. L´humus glielo ha fornito il pensiero occidentale, che trasfuso dalla mentalità giapponese alle idee giapponesi, potrebbero costituire un fermento potente abbastanza per smuovere il cinese. Abbiamo sentito dire, «l´Africa al sudafricano!» e un giorno non troppo lontano potremmo sentir dire «l´Asia all´asiatico!». Centinaia di milioni di infaticabili lavoratori (abili, intelligenti, e che non hanno paura di morire), risvegliati e rinvigoriti, vestiti e guidati da decine di milioni di esseri umani che sono splendidi animali da combattimento, scientifici e moderni, costituiscono quella minaccia al mondo occidentale giustamente definita «il pericolo giallo». La possibilità dell´avventura di razza non è svanita. Ci siamo dentro anche noi. Anche lo slavo sta per iniziare e dunque perché mai il giallo e il bruno non dovrebbero dare il via a una tremenda avventura come la nostra, magari più sorprendente e unica? La verità é che la mentalità occidentale si rifiuta di prendere in considerazione l´eventuale successo di tale avventura. Non è nella natura della vita pensare a se stessa come a qualcosa di debole. Esiste una cosa che si chiama egocentrismo della razza, proprio come esiste l´egocentrismo della creatura: è un´ottima cosa. In primo luogo, il mondo occidentale non permetterà la crescita del pericolo giallo. Il mondo occidentale è fermamente convinto che non permetterà al giallo e al bruno di diventare forte e di minacciare la sua pace e la sua comodità. Il mondo occidentale avanza questa ipotesi con insistenza e si organizza da solo lunghe discussioni che dimostrano come e perché non si permetterà di crescere a questa minaccia. Oggi esistono molte più voci impegnate a negare il pericolo giallo di quante non ve ne siano a profetizzarlo. Il mondo occidentale è avvisato, se non armato, contro la possibilità che ciò si realizzi. In secondo luogo esiste una debolezza insita nel giapponese che condurrà la sua avventura al nulla di fatto. Egli ha preso a prestito la conquista materiale dell´occidente ma ha ignorato le nostre conquiste etiche. Ha fatto propri i nostri motori per la produzione e la distruzione e ciò che una volta era nostro, adesso viene replicato dal giapponese. Un imitatore veramente meraviglioso che ci ha imitato però solo nelle cose materiali. Le cose dello spirito non si possono imitare, devono essere sentite e vissute, esse sono intrecciate nel tessuto della vita e qui cade il giapponese. Imparare come si calcola la portata di fuoco di un fucile non ha richiesto al giapponese alcuna rivoluzione della propria natura. solo questione di addestramento. Le nostre conquiste materiali sono il frutto del nostro intelletto, esse sono conoscenza e la conoscenza, come la valuta, è interscambiabile. Non è impressa nell´ereditarietà del neonato, si acquisisce in seguito. Non si può dire lo stesso della materia dell´anima, che è il prodotto di un´evoluzione rintracciabile già dai primi ruvidi vagiti della razza. La materia della nostra anima non è moneta sonante che può essere riscossa dal primo che passa. I giapponesi non possono riscuoterla, esattamente come non possono divertirsi se abbreviano parole sassoni, e come noi non potremmo divertirci alle prese coi geroglifici cinesi. Il leopardo non può cambiare la sua pelliccia maculata: questo vale per il giapponese come vale per noi. Il nostro stampo viene impresso nel corso delle epoche e nessuno sforzo consapevole potrà mai rifare lo stampo in un giorno. Ecco perché il giapponese non può rifare lo stampo di se stesso a nostra immagine in un giorno ma neppure in una generazione.