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 2007  settembre 11 Martedì calendario

CAVO

CAVO Ilaria Genova 11 ottobre 1973. Giornalista. Conduttrice tv • «Che era brava se lo era sentita dire [...] quando la Cnn e i tg nazionali riprendevano la sua diretta su Genova a ferro e fuoco durante il G8. Una moltiplicazione mediatica che ha lanciato senza ritorno Ilaria Cavo, fino ad allora in forza a Primocanale, emittente regionale ligure. Subito è approdata a Porta a porta, poi ha scritto due libri per Mondadori (Diciassette omicidi per caso - storia vera del serial killer Donato Bilancia e La chiamavano Bimba sul caso Cogne [...]) [...] ha ricevuto il Premio Ischia di giornalismo under 35. Dal 2006 è a Mediaset: inchieste e reportage per Matrix e per Tempi moderni, dal 15 settembre 2007 in prima serata su Retequattro dove debutterà come conduttrice. Un percorso fortunato, ”ma soprattutto fatto di tanto lavoro”, non si stanca di sottolineare. [...] ”Ho un volto giovane, sufficientemente grintoso e anche pulito. Ma non penso al look. La mia forza viene dalla professionalità che mi ha portato fin qui. La Gruber è bravissima nei tg, un po’ forzata quando interloquisce con gli altri. Io voglio restare semplice e spontanea”. Dopo il G8 Vittorio Feltri si scusò di non averla assunta, Bruno Vespa la volle con sé. C’è da montarsi la testa. ”Ho avuto grandi soddisfazioni [...] La mia strada era la carta stampata e non riuscivo a entrare. Lo confesso, all’inizio la tv è stata un ripiego”. L’hanno definita cronista fredda e ordinata, capace di non accontentarsi di uno scoop immediato. ”Mi ero offesa, ma c’è un fondo di verità. So essere fredda e organizzata e vivere tanto di adrenalina: un mix ben riuscito. Lo scoop rinviato, che mi ha permesso un’intervista esclusiva in tv e il mio primo libro, è stato su Donato Bilancia. Ho tenuto per cinque anni nel cassetto 40 lettere che mi aveva scritto e ho taciuto sui nostri incontri in carcere [...] Non ho mai avuto modelli. Però Gabanelli è una maestra, non sempre condivido il taglio delle sue inchieste, ma sa approfondire con grande cura. Ho invidiato la Leosini e le sue Storie maledette, ma io vorrei ”evadere’ dal carcere, riscostruire, raccontare la metamorfosi del dolore nelle famiglie delle vittime. Saviano mi piace, sto cercando una chiave di scrittura per qualcosa del genere. Ecco, lui può essere un riferimento [...] Non ho traguardi, ragiono metro per metro. Ho voglia di vedere un percorso a lungo termine e Mediaset mi ha proposto un cammino di crescita professionale”. Enzo Biagi scrisse una volta che è più facile essere un volto che una firma. ”Preferisco essere una firma. Se poi dà credibilità a un volto, meglio”» (Guja Visigalli, ”Panorama” 13/9/2007).