Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  settembre 11 Martedì calendario

La produzione di energia rinnovabile Faceva impressione viaggiare nel Sud d’Italia a fine agosto, sotto un sole infuocato, costeggiando decine di focolai pericolosamente accesi nelle campagne, ai bordi delle strade, talvolta nelle immediate vicinanze degli abitati

La produzione di energia rinnovabile Faceva impressione viaggiare nel Sud d’Italia a fine agosto, sotto un sole infuocato, costeggiando decine di focolai pericolosamente accesi nelle campagne, ai bordi delle strade, talvolta nelle immediate vicinanze degli abitati. In Italia ogni anno bruciano 50.000 ettari, una superficie paragonabile a quella racchiusa dal raccordo anulare di Roma. Questa superficie è così grande che se fosse ricoperta integralmente di pannelli fotovoltaici commerciali, tra l’altro più attraenti di un bosco bruciato, potrebbe soddisfare metà del fabbisogno elettrico nazionale, pari a circa 350 miliardi di kWh all’anno. Purtroppo la superficie destinata oggi alla produzione di energia rinnovabile è enormemente minore di quella distrutta dalle fiamme, nonostante il nostro Paese, specie al Sud, sia inondato di energia come poche aree del territorio europeo. Una ricchezza completamente inutilizzata; rare sono le pale eoliche, rarissimi gli impianti fotovoltaici di dimensioni significative. Se si trascura l’idro e il geotermoelettrico a cui dobbiamo circa il 14% dell’energia elettrica nel nostro Paese, le altre fonti pulite (eolico e fotovoltaico) non raggiungono l’1% del fabbisogno. Tutto il resto o lo importiamo o lo otteniamo bruciando idrocarburi e producendo quindi CO2 e altri gas serra. Perché il Sud non può diventare il serbatoio d’energia pulita del nostro Paese? Certo occorrerebbe una strategia aggressiva che preveda investimenti coordinati (ma che si ripagherebbero in tempi ragionevoli), ricerche mirate e sperimentazioni innovative per rendere più convenienti i grandi impianti solari ed eolici rispetto a quelli ad idrocarburi. Il Sud avrebbe tutti gli ingredienti: la materia prima, il sole e il vento, lo spazio per installare gli impianti, i centri di ricerca e le università che potrebbero dedicarsi a queste ricerche trattenendo o attraendo giovani tecnici e ricercatori offrendo prospettive professionali serie. Occorrerebbe pensare a un grande progetto per trasformare il Sud in un grande laboratorio per la produzione di energia rinnovabile, che servirebbe all’intero Paese. Una cosa del genere la sta facendo la Germania, terra che ha molto molto meno sole di Puglia o Basilicata. Perché non lo possiamo fare anche noi? Roberto Battiston Università di Perugia