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 2007  settembre 11 Martedì calendario

La svolta fiscale del Partito democratico, alla quale lavora Walter Veltroni, dipende in via preliminare dal successo della Banca centrale europea e della Federal Reserve nel rimettere in movimento il sistema finanziario internazionale

La svolta fiscale del Partito democratico, alla quale lavora Walter Veltroni, dipende in via preliminare dal successo della Banca centrale europea e della Federal Reserve nel rimettere in movimento il sistema finanziario internazionale. Se la tempesta perfetta scatenata dai mutui subprime fermasse la crescita, anche il gettito fiscale rallenterebbe, e con esso svanirebbe lo spazio per ridurre le aliquote. D’altra parte, la Commissione Ue e la stessa Bce esigono dall’Italia dei 1600 miliardi di debito pubblico una disciplina che non consente la ricetta reaganiana di «affamare la bestia», di negare risorse allo Stato per costringerlo a dimagrire. Lorenzo Bini Smaghi avverte: prima riducete la spesa pubblica, poi le tasse. Sospeso tra Scilla (il rischio di crisi economica) e Cariddi (i vincoli Ue), il sindaco di Roma dice: « arrivato il momento di restituire ai contribuenti leali – lavoratori dipendenti, autonomi, famiglie e imprese – tutto quello che si ricava dal successo nella lotta all’ evasione». Il «tesoretto» prossimo venturo, dunque, non dovrebbe venir utilizzato, com’è invece avvenuto fin qui, per aumentare le pensioni, finanziare le Ferrovie dello Stato, aumentare le retribuzioni del pubblico impiego. Ma quanto è il tutto di cui parla Veltroni? E può bastare per tutti senza scontentare nessuno, in primis la sinistra radicale? Veltroni sembra gettare il cuore oltre l’ostacolo del partito della spesa che, forte negli anni berlusconiani, non si è indebolito in quelli di Prodi. Il «tesoretto» della Provvidenza altro non è che la parte del gettito superiore alle previsioni non derivante né dal miglioramento (sempre reversibile) dell’ economia né da una tantum o nuovi provvedimenti né da anticipi di riscossione. Questo extragettito, si conviene, deriva dall’emersione di parte del sommerso. La riserva sembra grande. In Italia l’economia in nero sottrae 100 mila miliardi al fisco e si stima sia proporzionalmente doppia rispetto a Germania, Francia e Regno Unito. Il viceministro Vincenzo Visco vanta un meritorio recupero dell’evasione: 15 miliardi nei primi 12 mesi di governo. La tendenza continua. Ad agosto il gettito erariale risulta superiore di 4 miliardi alle previsioni del Dpef e di 7 rispetto alla precedente relazione trimestrale di cassa. Ma è difficile credere che si arrivi in un baleno a recuperare 50 mila miliardi per allinearci alla media europea. Anche così, tuttavia, il governo rischia di ritrovarsi a fine anno con una pressione fiscale superiore al record del 42,3% del pil 2006. Restituire qualcosa è comunque consigliabile. Di qui la dote fiscale per i figli, la parziale riduzione dell’Ici, già proposta da Berlusconi, e la proporzionale detrazione fiscale dell’affitto. Si tratta di 4 miliardi: a spesa pubblica costante difficile fare di più. Ma un conto è la tattica di sopravvivenza di una coalizione e un altro è una svolta strategica di un partito nuovo. A questo scopo non basta nemmeno il taglio dell’Ires finanziato con quello degli incentivi alle imprese, ma si deve toccare in modo sensibile l’Irpef, lasciando a ciascuno la facoltà di destinare le nuove disponibilità a consumi o al finanziamento di investimenti. Il fatto è che 2 punti di Ires valgono 2 miliardi mentre, secondo i calcoli di Massimo Baldini, dell’Università di Modena, la riduzione di due punti sui primi tre scaglioni Irpef, nei quali si concentra la grande massa dei contribuenti, costerebbe 12 miliardi di minor gettito. Per la famiglia media (36-37 mila euro di reddito disponibile), le imposte scenderebbero da 6100 a 5100 euro: un vero risparmio. Ma per arrivarci non basta la conferma della modesta crescita attesa né il recupero dell’evasione può da solo emancipare il centro-sinistra dalle sue contraddizioni. I radicali pongono anche problemi ragionevoli. Il riequilibrio della tassazione tra finanza e lavoro, per esempio. Nella scorsa legislatura, un antico consigliere di Visco, Tommaso Di Tanno, suggerì su lavoce.info un’iniziativa in sede europea per ottenere la revisione generalizzata della Pex, che consentì agli immobiliaristi romani di vendere esentasse le loro azioni Bnl a Unipol e a Unipol e agli altri soci di Bnl di fare poi altrettanto con Bnp Paribas. L’Italia che si sollevò contro Ricucci e Consorte dovrebbe applaudire. Ma i numeri sono numeri e non c’è misura radicale che possa evitare di fermare la spesa pubblica se si vuole toccare la regina delle imposte. E qui verranno misurate costanza e forza di Veltroni e del Pd.