Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  settembre 11 Martedì calendario

CREMA – Il professor M, recordman dell’assenteismo, che in un anno ha collezionato il 72% di assenze dalla cattedra? C’è chi ha fatto di meglio

CREMA – Il professor M, recordman dell’assenteismo, che in un anno ha collezionato il 72% di assenze dalla cattedra? C’è chi ha fatto di meglio. il signor V., dipendente del ministero di Giustizia di Crema, che nel 2003 ha collezionato il 72% di assenze e l’anno successivo ha superato l’80%, prima di essere trasferito dove desiderava lui, nel gennaio del 2005. Salvo poi far causa di servizio perché nella lunghissima assenza avrebbe, a suo dire, riportato danni irreparabili. Il signor V. lavora al ministero della Giustizia a Crema da oltre 10 anni. Capita che la moglie decide di farsi trasferire in Toscana, a oltre 300 chilometri da Crema. A quel punto il signor V. chiede a sua volta il trasferimento per seguire la famiglia. Ma il ministero prevede la possibilità di trasferirsi solo nei casi in cui nella città dove si desideri andare vi sia un posto libero oppure si riesca a organizzare uno scambio con un altro dipendente di pari grado. Questi due ipotesi non si verificano e la domanda di trasferimento del signor V. è cestinata. Da qui parte una serie di assenze, tutte documentate inoppugnabilmente da certificati medici che dichiarano la malattia del dipendente (spesso mal di schiena e altri problemi articolari «che impediscono la corretta deambulazione », ma anche altri acciacchi) e tutte riscontrate dal medico che viene incaricato della visita fiscale, disposta ogni volta che arriva un nuovo certificato di malattia dal capo dell’ufficio di Crema. Così, nel 2003, il signor V. (sindacalista) accumula 151 giorni di malattia, 32 giorni di permessi retribuiti e 28 giorni di congedo ordinario che, sommati alle domeniche e contati i sabati come giorni lavorativi, danno un totale di 263 giorni di assenza su 365. Tuttavia, si può fare di meglio e, visto che il trasferimento non arriva, il signor V. nel 2004 riprende a inanellare la serie di malattie che lo tengono lontano dal suo ufficio. Ma fa anche di più. Lascia l’appartamento di Crema nel quale viveva con la famiglia e se ne va in Toscana, giocando d’anticipo sul trasferimento ed evitando accuratamente di venire a lavorare, salvo sporadici periodi nei quali, quando la sua presenza si protrae per qualche giorno consecutivo, chiede ospitalità per la notte a un amico. Così per tutto il 2004, quando fra malattia, permessi retribuiti, congedi ordinari e domeniche arriva a 293 giorni di lontananza dalla scrivania (più dell’80% di giorni di assenza). Naturalmente a ogni nuova malattia segue visita fiscale che riscontra quanto certificato dal medico di base. Finalmente, ai primi di gennaio 2005, arriva il sospirato trasferimento. Il signor V. trova un’impiegata disposta a far cambio di sede con lui e ottiene il posto in Toscana. Tutto finito? Neppure per sogno, perché qualche mese più tardi il signor V. chiede al ministero un risarcimento danni perché, a causa del mancato cambio di sede, in quei due anni ha contratto una grave forma di depressione. Dall’ufficio di Crema parte un parere negativo alla richiesta, ma la risposta ufficiale del ministero non è ancora arrivata.