Alessandra Arachi, Corriere della Sera 11/9/2007, 11 settembre 2007
MILANO
«No, non è questione di essere forcaioli. Ma riconoscere le responsabilità è sempre giusto. Per tutti».
Quindi sì all’arresto dei baby-ladri?
«Certo: il principio di responsabilità deve valere per tutti, e negarlo ai minori è più diseducativo che mai».
Nessuna tutela per loro?
«Al contrario: tutela massima. Ma è la "qualità" della sanzione a dover essere adeguata all’età: non il fatto che una sanzione ci sia».
Parola di psicopedagogista, e cioè di Fulvio Scaparro. Che sull’arresto dei minorenni scippatori non si scompone neanche un po’: «In linea di principio non vedo lo scandalo».
Forti con i deboli, dicono alcuni.
«Allora: il clima di oggi, settembre 2007, è quello di un giro di vite notevole che è sotto gli occhi di tutti. Sulla scia di un allarme sociale nel cui merito non voglio entrare, ma che in parte può anche essere fondato».
Allarme per i ladri ragazzini?
«Non solo, è ovvio. Ma anche. E forse l’Italia, in questo senso, sconta oggi l’idea diffusa da sempre per cui comunque di fronte ai minori si può chiudere un occhio».
Lo si chiudeva davvero?
«Direi una cosa diversa: e cioè che la tradizione italiana ha sempre previsto un "trattamento speciale" per i minori arrestati. Ma questo secondo me è un vanto da mantenere. Altro è il discorso sulle responsabilità ».
Lo chiarisca.
« semplice. Oggi la società ritiene un sedicenne abbastanza maturo per guidare una moto da duecento all’ora, qualcuno propone da tempo di farli votare. Non capisco perché non debbano rispondere dei reati che commettono ».
Rispondere finendo in galera, questo è il punto.
«Insisto: il riconoscimento di responsabilità è un atto serio, educativo, e di rispetto. Come dire: io ti considero una persona, nel bene e nel male. Ti dico vietato rubare, se rubi sai che rischi l’arresto. Anche se hai quindici anni».
E in galera imparerai meglio a rubare, dicono i critici.
« una preoccupazione giusta, ma non deve paralizzare. Basta distinguere, come sempre. E non transigere sul trattamento: io ti blocco, d’accordo, ma non ti metterò mai in galera con adulti, né a contatto con delinquenti "professionali", e farò anzi ogni sforzo perché la tua detenzione sia un percorso di reinserimento. Ma non è certo "perdonandoti" che ti posso aiutare».
Fulvio Scaparro, psicopedagogista ed ex docente universitario