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 2007  settembre 11 Martedì calendario

ROMA – La storia è quella di Romina N., ragazzina di origine serba. Aveva quattordici anni quel giorno di maggio di due anni fa, quando venne sorpresa a rubare dentro un appartamento ad Anzio

ROMA – La storia è quella di Romina N., ragazzina di origine serba. Aveva quattordici anni quel giorno di maggio di due anni fa, quando venne sorpresa a rubare dentro un appartamento ad Anzio. E’ la sua storia giudiziaria che ieri ha spinto la Corte di Cassazione a dire: sì, anche un minore può finire in carcere per furto o per scippo. Il gip del tribunale dei minori di Roma non se l’era sentita di convalidare quell’arresto. Romina N., adesso, è scappata. Meglio: è «uccel di bosco », come ha fatto sapere ieri Luciano Bason, il suo avvocato di fiducia. Non si hanno più notizie sue né dei suoi genitori. Ma la sua storia è destinata a segnare una svolta decisa: fino ad oggi, infatti, la giurisprudenza era stata contraria all’arresto di minori in caso di reati come furti o scippi, anche se colti in flagranza. Ieri, invece, è arrivata la sentenza 34216 della IV sezione della Corte Suprema. Dice la sentenza: scatta la custodia cautelare in carcere per i minorenni accusati di furto in appartamento «con effrazione» e di scippo per strada «con strappo». E le specifiche tra virgolette sono fondamentali per giustificare la sentenza: definiscono una circostanza aggravante incorporata, così come l’avrebbe disegnato un nuovo articolo del codice penale (il 624 bis) scritto nel 2001. Dalla Corte suprema arriva una stretta di rigore. E da piazza Cavour ci tengono a precisare che questa stretta è stata voluta ben prima del clima dell’allarme sicurezza che aleggia in questi giorni nel governo: la camera di consiglio che ha portato a questa decisione risale infatti al 23 gennaio scorso. Ieri sono arrivate le motivazioni ad accompagnare il deposito. Motivazioni decise: alla IV sezione della Cassazione non importa se il legislatore non abbia ancora operato un pieno raccordo con le procedure che regolamentano l’arresto dei minori. Per i giudici con gli ermellini quello che conta è guardare «la dimensione diacronica del diritto», ovvero come lo spirito e le esigenze dei tempi portano a riscrivere gli articoli del codice. Ed è stato proprio quell’articolo del codice penale riscritto nel 2001 a guidare la scelta della Corte di Cassazione, sebbene sia sempre del 2001 la legge numero 128, quella che ha introdotto modifiche legislative che hanno dato origine a orientamenti giurisprudenziali contrastanti. La Suprema Corte non ha esitato a propendere per la linea dura. Esattamente il contrario di quanto, nel gennaio di quest’anno, aveva deciso di fare il gip del tribunale dei minori. Era stato per quella decisione del giudice per le indagini preliminari che la procura del tribunale dei minori aveva quindi voluto scrivere e presentare il suo ricorso alla Corte di Cassazione. Una sentenza destinata ad una svolta perché immediatamente applicabile nella pratica. Una sentenza che ha fatto subito discutere. Arrivano critiche da parte dei Verdi, di Rifondazione comunista e dei Comunisti italiani che si lamentano per bocca di Silvio Crapolicchio, responsabile della Giustizia: «Il carcere a quell’età può avere effetti devastanti. E, alla fine, il rimedio può essere peggiore del male». Contenti in Forza Italia e Pino Pisicchio dell’Italia dei valori. Ma anche un neuropsichiatra infantile come Giovanni Bollea plaude alla sentenza della Corte di Cassazione. Dice, infatti, Bollea: «Il carcere preventivo per i minorenni sorpresi a rubare è un deterrente necessario perché bisogna eliminare la spinta dell’adulto a far compiere ai ragazzini le cose più deplorevoli».