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 2007  settembre 09 Domenica calendario

La regina incontrastata delle ultime estati è stata lei, la piscina. Da quella gonfiabile per bambini, alta pochi centimetri, alle piscine «fuoriterra», ovali e tonde, autoportanti di legno, di resina, di pvc

La regina incontrastata delle ultime estati è stata lei, la piscina. Da quella gonfiabile per bambini, alta pochi centimetri, alle piscine «fuoriterra», ovali e tonde, autoportanti di legno, di resina, di pvc. Ormai non c’è casa con giardino che non disponga di una piscina, dove sguazzano, allegri e contenti, i bambini, e a volte anche gli adulti. L’offerta è senza fine. Anche i costi sono variabili, da poche decine di euro sino a parecchie migliaia. La piscina nel giardino è per gli italiani come l’acqua minerale: una macrobottiglia in cui tuffarsi, spazio permettendo. La piscina non è infatti solo uno status symbol, evidenzia il nostro desiderio di purezza, la fantasia di una sorgente casalinga: ruscelli e torrenti, acqua di montagna che sgorga direttamente sul nostro prato. Il tutto oggi a costi abbastanza limitati - niente a che fare con le favolose piscine delle ville hollywoodiane. Dopo secoli di avversione (per il cristianesimo l’acqua del battesimo mondava il corpo dai peccati, ma quando lavava i corpi assumeva una riprovevole connotazione erotica e sessuale), l’acqua è tornata a essere in questa età post-cristiana un oggetto cosmologico, dopo l’immancabile fase scientifica (chimica, fisica, medicina). Per gli antichi romani, veri inventori della piscina, la parola indicava non solo il serbatoio dell’acqua o il complesso di opere in cui si poteva nuotare, ma anche la peschiera: da piscis, pesce. Se, come sostengono gli psicanalisti, l’acqua e l’immersione in essa alludono a un inconfessato desiderio di tornare alla vita prenatale, nel liquido amniotico del grembo materno, le piscine tascabili delle nostre case funzionano perfettamente a questo scopo: sono piccole vasche in cui non è possibile o quasi nuotare. In un racconto di John Cheever, Il nuotatore, diventato anche un film con Burt Lancaster, una domenica pomeriggio un uomo decide improvvisamente di percorre i 12 chilometri che lo separano da casa sua passando attraverso le piscine dei vicini, un «corso d’acqua quasi sotterraneo che attraversa la campagna» di Los Angeles. l’eroe americano che nuota e corre sull’erba che separa le varie piscine con la sensazione di essere un pellegrino, un esploratore, un uomo del destino. Ma, come ci ricorda Charles Sprawson in L’ombra del massaggiatore nero (Adelphi), meraviglioso libro sul nuoto, la sua odissea finirà male. Tornato a casa, a sera, la troverà vuota: moglie e figli l’hanno abbandonato. Un pericolo che qui da noi nessuno corre, visto che le piscine domestiche al massimo compongono un puzzle discontinuo di pozzanghere di plastica. Stampa Articolo