La Stampa 9/9/2007, 9 settembre 2007
Violente proteste, scontri con la polizia, appelli ai governi locali: è iniziata così l’inaugurazione di decine di nuovi centri commerciali della Reliance Retail, costretti a chiudere dopo poche ore, nel West Bengal e nell’Uttar Pra-desh, in India
Violente proteste, scontri con la polizia, appelli ai governi locali: è iniziata così l’inaugurazione di decine di nuovi centri commerciali della Reliance Retail, costretti a chiudere dopo poche ore, nel West Bengal e nell’Uttar Pra-desh, in India. Sono matti, questi contadini e piccoli commercianti indiani che si sono scatenati furiosamente contro i moderni centri commerciali, contro la possibilità di acquistare tante merci in luoghi funzionali, accoglienti per tutta la famiglia? Immaginate se la cosa accadesse qui in Italia, dove a spron battuto neanche le cittadine più piccole sono risparmiate dalla proliferazione di queste megastrutture in cui si può comprare dal tavolino da campeggio al pannolino, dal pesce al quotidiano, dal giocattolo alla birra. Difficile figurarsi una sollevazione popolare, nevvero? I Comuni - anche qualche città che si vanta di essere slow - sono ben felici di autorizzare questo irrinunciabile servizio ai cittadini e con esso l’irrinunciabile entrata in imposte che comporta per i loro bilanci. I cittadini, poi, ordinatamente si mettono in coda con le loro macchine, invadono i parcheggi brulicanti, che di sera, vuoti e sterminati, sono un deserto di cemento. Altro che spesa a piedi, per le vie del centro, tra i piccoli negozi e al mercato. I cittadini comprano tutto l’utile nei centri commerciali: arraffano la cesoia da giardino in offerta speciale mentre aspettano il loro turno per la bistecca che viene da chissà dove, non possono rinunciare a una tuta da ginnastica praticamente regalata mentre si dirigono a comprare il pane, appena scongelato, nell’ultimo bancone, laggiù in fondo. Che comodità avere tutto a portata di mano, ma che gli salta in mente ai contadini indiani? Pare che gli indiani siano arrabbiati perché «i centri commerciali distruggono l’economia agricola interna con la riduzione ai minimi termini dei prezzi delle derrate». Hanno paura che le grandi catene «imporranno i loro prezzi, sino a schiacciare i piccoli produttori e la rete di venditori locali». Significa la scomparsa dei contadini che presidiano il territorio e di tante economie locali basate sulla ricchissima biodiversità indiana. Anche il compratore «perde in potere d’acquisto, perché sarà sottomesso ai voleri del venditore, forte di un potere quasi monopolistico».