Maurizio Tropeano, La Stampa 9/9/2007, 9 settembre 2007
MAURIZIO TROPEANO
«E’ evidente che se mai nascerà l’Opec del grano questa sarà gestita a livello europeo e allora il governo e anche Bruxelles devono dare risposta a questa domanda: ”Come potrebbero essere mediate le istanze dell’Italia che importa il 60% di frumento tenero e il 35 di quello duro?”». Nella riflessione di Federico Vecchioni, presidente nazionale di Confagricoltura, si può leggere tutta la preoccupazione dei produttori di fronte ad un mercato internazionale del frumento che in soli tre mesi ha visto crescere del 54 per cento le quotazioni facendo lievitare i costi dell’industria di trasformazione.
Alla fine di agosto era stato Ivano Vacondio, presidente degli industriali molitori, a lanciare l’allarme «per l’approvvigionamento in materie prime delle industrie che per motivi di deficit quanti-qualitativo delle produzioni nazionali di frumento tenero e di frumento duro devono ricorrere a necessarie e significative importazioni». Da allora la spinta rialzista non si è arrestata. I più preoccupati dunque sono i consumatori che hanno lanciato la proposta dello sciopero della pasta il 13 e 14 settembre.
Il governo è pronto ad intervenire: «Gli aumenti dei prezzi in alcuni comparti dell’agroalimentare ci sono. Vigileremo per evitare le speculazioni, gli osservatori dei prezzi sono attivi. Pensiamo di coinvolgere le organizzazioni dei consumatori nei controlli», spiega il ministro Paolo De Castro. Aggiunge: ««Lavoreremo per rassicurare i consumatori e per fare in modo che il valore sia equamente distribuito tra tutti gli attori della filiera. Vogliamo che ci sia un contenimento dei rincari».
Una presa di posizione che non tranquillizza gli industriali. Ancora Vacondio: «E’ assolutamente inderogabile una convocazione da parte dei ministri interessati perché l’Italia è particolarmente vulnerabile nell’ambito di uno squilibrio internazionale del mercato del frumento». Palazzo Chigi, però, al momento, si limita a monitorare la situazione sui mercati internazionali. Il livello di attenzione, comunque, è alto e anche i Paesi produttori sembrano intenzionati ad intervenire. La Russia, ad esempio, per bocca del suo ministro dell’Agricoltura, Alesksey Gordeev, ha iniziato a ventilare la possibilità di creare «un’associazione intergovernativa per coordinare la produzione e il commercio del grano». Nello stesso tempo Mosca ha fatto sapere agli operatori del settore dell’export che sta considerando la possibilità dell’introduzione di un bando parziale sulle vendite di grano all’estero.
Dichiarazioni che preoccupano l’Unione Europea visto che già lo scorso giugno per calmierare i prezzi interni l’Ucraina ha introdotto tariffe molto alte sull’export di cereali. Senza dimenticare che i Paesi importatori come India ed Egitto hanno già lanciato una corsa all’acquisto, un altro fattore che potrebbe influenzare ulteriormente l’aumento dei prezzi sui mercati internazionali.
Segnali che Confagricoltura guarda con attenzione anche se l’analisi dell’evoluzione degli scenari è diversa da quella fornita dagli industriali. Confindustria, infatti, ritiene che la «situazione attuale di tensione dei mercati cerealicoli sia riconducibile a fattori di natura strutturale – motivati anche dall’incremento della domanda di cereali destinati alle bioenergie – e non congiunturale». Per Vecchioni, invece «le ultime previsioni per i raccolti del 2007 lasciano prevedere un aumento delle produzioni che, se non permetterà di ripristinare il livello produttivo del 2005, consentirà comunque di riportare l’equilibrio di mercato ad una situazione più fisiologica».
Secondo il leader agricolo, «nel lungo periodo, la situazione dovrebbe tendere a normalizzarsi. Con un assestamento delle produzioni mondiali, che torneranno in linea con la domanda, calmierando i prezzi». Uno scenario a cui contribuirà anche l’Europa perché «la prossima sospensione del set-aside per i raccolti 2008 consentirà agli agricoltori europei di rimettere in produzione, se le condizioni di mercato lo permetteranno, quasi 200 mila ettari in Italia e 4 milioni nell’Ue». L’unico problema è legato alla necessità di «approvare rapidamente il regolamento che consente questa deroga se si vuole che gli agricoltori scelgano con cognizione di causa di aumentare le semine di frumento».
Nell’immediato, però, gli aumenti per quanto riguarda pane e pasta ci saranno anche se secondo Federdistribuzione potrebbero essere «calmierati da altri prodotti estremamente importanti nella spesa delle famiglie» e dunque non appaiono «giustificati gli allarmismi sull’intero carrello della spesa alimentare».