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 2007  settembre 09 Domenica calendario

La sera del 22 novembre del 1963 Alberto e Paola di Liegi andarono a un ballo in maschera dal conte e dalla contessa di Bismarck

La sera del 22 novembre del 1963 Alberto e Paola di Liegi andarono a un ballo in maschera dal conte e dalla contessa di Bismarck. Era la prima uscita della principessa dopo la nascita del terzogenito Laurent, «lei e il marito avevano sul volto una mascherina nera, il loro intimo amico Bernard Camu portava un costume da Robin Hood, il visconte e la viscontessa Davignon erano travestiti da conigli». I particolari della serata, riportati da tutti i giornali italiani, erano stati forniti dal settimanale «Pan», diretto dal conte De Monçeau («senza troppi peli sulla lingua e senza troppo rispetto per la monarchia», secondo il prudente giudizio dei nostri cronisti). Ma il resoconto di «Pan» non era indiscreto per via dei costumi. Il fatto è che quel giorno, a Dallas, era stato assassinato John Kennedy, e la notizia era arrivata nella capitale belga quando il ricevimento dei Bismarck già ferveva. Il padrone di casa ne aveva informato i principi di Liegi, che però erano rimasti alla festa. Anzi, riferiva «Pan», siccome il visconte Stevie Davignon, visibilmente scosso, tornava di continuo sulla morte del presidente americano, la principessa Paola aveva perso la pazienza. «Ha finito di parlarci di questa storia?», avrebbe detto esasperata al visconte. «Lei vuol proprio rovinarci la serata!». Paola Ruffo di Calabria aveva sposato Alberto, fratello minore del re Baldovino del Belgio e principe di Liegi, il 2 luglio 1959 nella cattedrale gotica di Santa Gudula a Bruxelles. Aveva 22 anni. Prima di entrare «nel fasto della chiesa, fra i cardinali, i ceri, l’organo che suonava Alleluja», annotava Oriana Fallaci sull’«Europeo», aveva percorso «il lungo esultante tragitto per le strade colme di folla impazzita, di stendardi, di fiori, mentre le campane di tutta Bruxelles rintoccavano a festa come il giorno di Pasqua». Forse solo il matrimonio di Carlo d’Inghilterra con Lady Diana Spencer ha suscitato, in tempi recenti, un simile delirio, ma per Carlo e Diana fu la televisione a raccontare l’avvenimento, per Paola e Alberto i cronisti migliori dei giornali maggiori, con servizi fotografici di decine di pagine, un’esaltazione del romanzo d’amore tra il principe biondo venuto dal Nord e la bionda principessina romana che rasentava l’assurdo («sposa troppo ingenua e turbata dalla favola che la fortuna o il destino le hanno donato», scriveva la tremenda Fallaci). Appena quattro anni dopo, già madre di tre figli, Paola di Liegi, per i belgi, era ormai tutt’altra persona. Spiata in ogni mossa, e senza benevolenza (la sua origine mediterranea, apparsa all’inizio tanto romantica, ora sembrava solo il sigillo e la ragione d’una persistente mancanza di disciplina e di «aplomb»), l’«italienne» non piaceva più. O, almeno, non piaceva più ai giornali locali. Fotografatissima perché bella, ma stigmatizzata perché vivace, adorata comunque dalla stampa italiana, era costretta ogni tanto a interviste edificanti a uso di un pubblico un po’ retro, che continuava a occuparsi di personaggi regali mentre il mondo girava in fretta da altre parti. La cronista Fallaci mollava le principesse per andare in Vietnam, e a occuparsi di Paola adesso erano i giornali familiari, che s’intignavano a descriverla felice, serena, «domata». «Per il suo temperamento un po’ esuberante, si sa, la principessa è incorsa più volte in severe critiche», scriveva paterno nel 1968 Osvaldo Pagani su «Novella». «Si è molto parlato, nella scorsa primavera, anche di ”scontri” fra lei e il re. Ma alla fine la principessa si è ”allineata” ai rigori della corte». Erano tempi oggi inconcepibili, quelli della gioventù della principessa Paola, oggi regina del Belgio. Tempi in cui i cronisti «coprivano» le avventure delle altezze reali invece di rivelarle con brutali dettagli (della vivacissima principessa Margaret d’Inghilterra, per esempio, le cui innumerevoli storie galanti rimbalzavano nei salotti di tutto il Commonwealth, nulla si diceva al pubblico). Chissà se il conte d’Assch, fotografato con lei in Sardegna, è mai stato un suo flirt. Le foto arrivavano sui giornali, ma poi gli stessi giornali si adoperavano per «disinnescarle» e tutto tornava nell’ordine. Chi mai ha saputo, prima delle recenti rivelazioni, della lunga separazione di fatto tra Paola e Alberto, lui quasi sempre a Parigi con un’altra compagna e una figlia di cui solo di recente s’è appresa l’esistenza? «Lui è stato via per anni e lei era bella, spiritosa, intelligente e le piaceva la vita come piace a tutti noi», si appassiona nel descriverla Myrta Barberini di Sciarra, amica storica («Le presentai io Alberto, al Golf di Roma»). «Poveretta, è rimasta tanto tempo sola, il marito non c’era, era in una posizione difficile. Adesso per fortuna è diventata regina. Adesso ha un certo potere che prima non aveva». Sventata, superficiale? Myrta Barberini non ci sta: «Questa storia che lei mi racconta del ballo dei Bismarck e della battuta sulla morte di Kennedy, io non ci credo. Ma se è la donna più compassionevole del mondo! La più tenera, la più umana!». Di questa regina che l’11 settembre prossimo compirà settant’anni ed è ancora assai bella, che è diventata religiosa e pia quanto la religiosissima cognata Fabiola e che s’è addirittura ravvicinata al marito, non si può che osservare con curiosità il destino e pensare che anche quello della principessa Diana sarebbe magari stato lo stesso, fosse nata un quarto di secolo prima. Vale anche il contrario, però, se solo Paola fosse nata un quarto di secolo dopo. Stampa Articolo