Alberto Manzi, la Repubblica 9/9/2007, 9 settembre 2007
ALBERTO MANZI
Pensierini sulla scuola d´oggi. Non è un´inchiesta. Sono forse pensierini cattivi, scaturiti da una mente malsana, avvelenati dalla bile di un fegato marcio. Scuola d´oggi: rovina d´un prossimo futuro. Il male è alle radici, è nel tronco, è nei rami: ovunque. nei maestri, nei direttori, negli ispettori, nel ministro. Cosicché le patrie galere rigurgitano di minorenni. Maestri improvvisati e che non vogliono prepararsi sono dilagati nella scuola travolgendo i pochi onesti, tutti presi dal loro lavoro. Concorsi che non sono stati concorsi hanno aperto la diga facendo tutto sommergere. «Ti sei preparato?» «No. Che importa? Conosco il tale…». Oppure: «No! Tanto sono reduce!». Oppure, e meglio: «Sono dieci anni che insegno!», «Monsignor Tale m´ha assicurato… L´onorevole Caio ci pensa… Ho pagato il ragionier Cappiccia… Ho il tema… Sono profugo… Sono partigiano… antifascista… razziata… bombardata…». (...) Quanti sono? Centinaia e centinaia. Impreparati, ma ricolmi di titoli e di patacche. E nella classe portano i titoli e le patacche. Poi, appena nominati, trasferiti in sedi più comode. Il signor L. F. comandato a Roma per allattamento. Sicuro: ben quindici maestri allattano a Roma. Uno l´ho prenotato per il prossimo pargolo. (...)
Un´apparenza di cultura e via. Chi s´interessa dell´animo infantile? Chi lo cura? Chi lo educa? Qualcuno: lo scemo, il pignolo. E gli ridono dietro, l´allontanano. E quello o cede o cammina solo. Didattica? E cos´è ”sta bestia? Attivismo? Sì, delle mie mani su quelle teste dure. Avanti, avanti! (...)
E ci sono maestri che vorrebbero prepararsi, che cercano aiuto. Ma il direttore si fa vedere ogni morte di papa, e quando viene cerca i pidocchi nella testa dei ragazzi. (...) «Signor direttore, quel ragazzo, sa, che devo fare? Mi disturba gli altri». «Lo bocci». Direttori così e peggio. Direttori che si vedono una volta all´anno, alla fine, e brontolano perché il programma non è stato svolto tutto. Direttori in gamba: due. Ispettori che non si vedono mai. O ogni tre anni, affogati, impelagati in ordinanze, contrordinanze, circolari e conti. Ispettori che non ispezionano. Provveditori che non provvedono a nulla, ignari dei più semplici problemi della scuola elementare. (...)
E forse ci rivedremo tutti all´inferno: io e voi, maestri che dimenticate il vostro sacrosanto dovere, che ve ne infischiate dei ragazzi; io e voi, direttori illustri incogniti; io e voi, ispettori viventi fra le tarme. Ma con loro signori provveditori, no. Loro andranno un pochino più giù di me, perché «potevano provvedere e non hanno provveduto». Ma speriamo di non incontrarci. Speriamo che queste mie siano tutte cattiverie. Speriamo. Perché è col nostro lavoro che potremo migliorare il mondo. Perché non voglio credere che la scuola sia tutta così: che quei visi rosei e paffutelli si tramutino in visi duri, crudeli. No! Le mie son cattiverie. Servano però a svegliare i dormienti.
Questo testo, inedito, scritto negli anni Cinquanta,
è stato trovato nelle carte di Il "Lessico famigliare"pubblicato sopra è scritto da suo figlio Massimo Manzi