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 2007  settembre 09 Domenica calendario

Dopo il dolore per la perdita improvvisa di un giovane atleta come è stato il caso del calciatore spagnolo Antonio Puerta, scomparso dieci giorni fa, è necessario riflettere sugli eventi accaduti

Dopo il dolore per la perdita improvvisa di un giovane atleta come è stato il caso del calciatore spagnolo Antonio Puerta, scomparso dieci giorni fa, è necessario riflettere sugli eventi accaduti. Quando le morti improvvise colpiscono soggetti sotto i 35 anni, non si tratta mai di infarto. Questo evento in età giovanile, soprattutto in ambito sportivo, è in genere dovuto a gravi disturbi del ritmo cardiaco, nella maggior parte dei casi sostenuti da cardiopatie strutturali, anche se di minima entità. Che cosa si può fare per prevenirlo? importante effettuare una valutazione medico-sportiva scrupolosa sotto il profilo internistico e cardiologico (in Italia viene eseguita periodicamente), ma questa deve essere ripetuta alla prima avvisaglia di malessere, magari accompagnata da altre indagini che permettono al medico sportivo di prendere in considerazione elementi non ben evidenti alla prima analisi. La possibilità di rivalutare un atleta anche attraverso l’ecocardiogramma o la risonanza magnetica, consente di pesare meglio il rischio cardiaco. Ad esami successivi il compito di garantire una diagnosi più precisa. Accanto agli interventi preventivi, è necessario porre attenzione alle modalità di «gestione dell’emergenza» con manovre rianimatorie che si manifestarono in tutta la loro importanza in occasione dell’incidente occorso allo stadio di Bologna al calciatore Manfredonia, incidente risoltosi positivamente. La rianimazione sul campo sportivo è complessa, perché il contesto può facilmente originare confusione, ma le linee guida internazionali indicano comportamenti efficaci. Anzitutto, visto che il meccanismo della morte improvvisa nei giovani sportivi è di natura aritmica, i soccorsi devono prevedere la presenza di un defribrillatore portatile. Successivamente, è importante concentrarsi sulle manovre e procedure che devono tenere presente la precaria situazione emodinamica del giovane sportivo: una transitoria ripresa può essere seguita da una rapida ricaduta. Ecco perché durante l’eventuale ripresa delle funzioni vitali va evitata la stazione eretta, causa di compromissione della perfusione cerebrale. Nell’impossibilità di assicurare la presenza di un team di soccorso in ogni manifestazione sportiva, specie in quelle di più basso livello (dove invece le morti improvvise da sport sono più numerose), la presenza di defibrillatori automatici sul campo e l’insegnamento delle manovre di rianimazione a tutti gli addetti del settore e agli atleti sono una necessità irrinunciabile.