Roberto Rizzo, Corriere della Sera 9/9/2007, 9 settembre 2007
MILANO – I
sostenitori dicono che è «una donna con le palle, che ci mette sempre la faccia». I detrattori, interni al centrosinistra, l’accusano di «dire poche cose di sinistra ». Lei, con una mano sposta la frangetta e sbuffa: «Non è importante dire cose di sinistra, ma fare cose di sinistra. Io agisco tenendo conto dei valori in cui si riconosce la sinistra». Chiaro?
Per niente. Infatti, Piera Capitelli, da due anni sindaco (candidata dell’Unione) di Pavia, ex parlamentare (due legislature, prima col Pds, poi coi Ds) sta mettendo in crisi la sinistra. Il suo ultimo provvedimento è stato far sgombrare dei rom da un ex fabbrica abbandonata, la Snia. Gesto che le ha fatto guadagnare la patente di «sindaca anti-rom», l’onore delle cronache politiche nazionali, ma all’inverso (dure critiche da l’Unità e Manifesto,
applausi da Padania e
Secolo d’Italia) e una crisi politica con l’uscita dalla giunta comunale del Prc. A livello locale, prove tecniche di quello che potrebbe succedere in ambito nazionale.
«La Piera», come la chiamano gli intimi, non ci sta: «Il plauso della Padania non lo voglio. Avevo il dovere di tirare fuori 160 persone da un capannone che stava per crollare. In una città di 70 mila abitanti come Pavia non c’è più posto per campi nomadi che non sono strumenti d’integrazione. Mi spiace, ma non sono Don Colmegna ». E pazienza se la sinistra si spacca: «Passerà, capiranno, è capitato anche a Cofferati. E poi cosa si spacca? Una certa sinistra continua a sognare. Giusto rimanere ancorati a dei valori, più importante cercare di risolvere i problemi».
Cinquattotto anni «cattocomunista, iscritta alla Cgil da quando ne avevo 20, ex Pci», laureata in Lettere alla Cattolica di Milano, ex insegnante alle scuole elementari e alle medie, di professione dirigente scolastico (scuola elementare Carducci di Pavia), sempre fedele alla linea «prima del Partito Comunista, poi dei Ds», Capitelli non vuole passare come uno dei sindaci sceriffi stigmatizzati da Veltroni («Che voterò alle primarie del Partito democratico »), a cui ricorda: «Accordare accoglienza rispettando la legalità è la linea delle amministrazioni di centrosinistra».
A Pavia, nonostante il 54,5 per cento dei voti presi, Piera Capitelli l’han sempre considerata una di fuori perché nata a Stradella, che dista 20 chilometri. Quando le danno della «forestiera» s’arrabbia: «Per fare il sindaco il certificato di nascita non è importante ». Da quando è stata eletta ha preso casa in pieno centro lasciando il marito («Siamo sposati dall’85, lui è un ex commerciante d’abbigliamento in pensione»), a vivere nel «rustico» di Redavalle, Oltrepò pavese. Coppia «LAT», cioè «Living Apart Together», formula che a New York va molto di moda. Tradotto, stanno insieme pur vivendo in case separate. Conferma: «Sono 15 giorni che non ci vediamo». Ma l’intesa funziona lo stesso.
Non hanno figli, ma tanti animali. «Abbiamo avuto anche 5 cani, tutti pastori scozzesi. Qualche settimana fa è mancato il più vecchio, 16 anni. L’abbiamo assistito fino alla fine». Ora di cani ne sono rimasti due, poi ci sono gli uccelli: «Merli, gazze, tortore che volano liberi e a cui diamo da mangiare». Il «rustico » è «un’eredità di mio marito », mentre «la Piera» possiede «in comproprietà con mia madre una casetta a Sestri Levante». Le piace fare trekking «ma da quando sono sindaco ho poco tempo. L’ultima volta, tre anni fa, sulle Dolomiti. Le Cinque Terre, invece, le ho percorse in lungo e in largo».
Non solo con i rom, ma anche a tavola il sindaco Capitelli si fa rispettare. Buona forchetta, ha un debole per i risotti e per il vino dell’Oltrepò, in particolare il Millenium, una bonarda, bevanda ufficiale delle sua campagna elettorale. Anche chi non la sopporta le riconosce una qualità. Ha una bella voce e canta bene. Il repertorio spazia dalla lirica ai canti popolari, passando per i cantautori anni ’60 e ’70.
Per un periodo ha girato con la scorta, polizia municipale in borghese: «Ora non più. Perché la scorta? Non lo posso dire». Venerdì sera i suoi nemici ridevano. Era andata al Sottovento (storico ritrovo della sinistra pavese;
ndr) per bere una birra ma ha trovato il bar chiuso. Colpa di una sua ordinanza anti- schiamazzi: nel centro storico di Pavia il coprifuoco scatta alle 22.
Ieri l’Unità ha attaccato il sindaco con un lungo articolo intitolato: «Pavia, Padania: dove i Rom sono come la spazzatura» Anche il manifesto si è lanciato contro la Capitelli: «La sicurezza fa tremare le giunte "rosse"»