Varie, 8 settembre 2007
CABASSI
CABASSI Matteo Milano 21 aprile 1966. Imprenditore. Amministratore delegato della Bastogi Spa, insieme al fratello Marco Cabassi (Milano 22 maggio 1961), vicepresidente Sintesi Spa, controllano la holding finanziaria Brioschi e frigoriferi milanesi. Figlio di Giuseppe Cabassi (?-maggio 1992) che chiamò i figli come gli evangelisti (Marco, Giovanni, Luca e Matteo) • «Miracolo a Milano. La stella dell’Expo plana sull’impero dei Cabassi e fa risplendere le già tutt’altro che opache fortune di una delle più riservate dinastie imprenditoriali meneghine. Terreni agricoli di proprietà della famiglia, in estensione imponente e confinanti con l’attuale Fiera di Rho Pero - 225 mila metri quadri che pure si sono molto ridotti a furia di espropri dal milione che erano in origine - finiranno al Comune che vi costruirà padiglioni e strutture per la grande esposizione del 2015. Ma diciotto mesi dopo che l’Expo avrà chiuso i battenti - e qui brillano i Cabassi - la finanziaria di famiglia, la poetica Raggio di Luna, avrà indietro 150 mila metri quadri. Questa volta, piano regolatore consentendo, con permesso di edificare. Miracolo a Milano, dunque. [...] gli eredi del mitico Giuseppe ”Pino” Cabassi, ”el Sabiunat” che dal dopoguerra scalò prima l’edilizia e poi la finanza milanese fino ai fasti della Bastogi e della Rinascente, hanno rimesso in piedi nel corso di quindici anni un piccolo impero che prospera e prospererebbe anche senza la non sgradita ricaduta dell’Expo. Un conglomerato artistico-immobiliare che spazia dai depositi per custodire le tele di Tiziano o Vermeer e le expertise sulle opere d’arte nella vecchia sede della Frigoriferi milanesi, oggi trasformata nella Open Care, ai musical della Compagnia della Rancia con Michelle Hunziker; dalla scuola di design Naba che attira a Milano studenti arabi e giapponesi fino - ovviamente - ai vecchi, solidissimi e soprattutto intramontabili terreni. In primis quella Milanofiori che da decenni è l’area simbolo della famiglia e che oggi vede operazioni in corso per sviluppare mezzo milione di metri quadri su un totale di un milione e mezzo, raddoppiando così l’area originaria degli Anni ”70. Più che di miracoli, insomma, in casa Cabassi preferiscono parlare di lungimiranza, di scelte prudenti e ponderate, di ritorni attesi non nel breve ma nel lungo periodo. Un esempio? Proprio le aree del prossimo Expo, che furono acquistate nei primi anni del ”900 dalla signora Luisa Farini, mamma di Giuseppe e nonna degli attuali azionisti di Brioschi e Bastogi, le due società quotate di famiglia. Ora, quasi un secolo dopo, il boom. Storia tutt’altro che banale, del resto, quella della dinastia, arrivata oggi a mettere alla prova la sua terza generazione. Non solo per la figura di Giuseppe che nella Milano della febbre edilizia trasforma le cave di sabbia nel vero giacimento aurifero di famiglia, ma anche per la storia più recente. Quando il capofamiglia scompare, nel 1992, i conti del gruppo sono appesantiti da oltre mille miliardi di lire di debiti, il gruppo è frammentato, la famiglia grande: cinque figli, che a testimonianza della religiosità dei genitori portano i nomi degli Evangelisti e del primo degli Apostoli, le tre figlie che incorporano tutte il nome di Maria nel proprio. Troppi per occuparsi tutti degli affari di casa. Così dopo una decina d’anni la decisione di mettere all’asta la holding Sintesi che contiene tutte le partecipazioni. Arrivano sei offerte, ma due, questa è la particolarità, giungono da altrettante ”cordate” familiari: quattro fratelli da una parte e quattro dall’altra, assieme alla madre. Alla fine ad aggiudicarsi il gruppo, dopo un testa a testa tra le due offerte familiari sono proprio quattro Cabassi: Marco, Matteo, Maria Chiara e Maria Gabriella. Gli altri quattro - il primogenito Giovanni appassionato di foto e di motociclette, tanto che assieme a due soci produce la superbike Vun, Maria Luisa, Luca e Paolo - accettano di fare cassa liquidando la loro partecipazione, così come fa anche la madre. Oggi così Matteo e Marco hanno ruoli di vertice nelle due finanziarie Brioschi e Bastogi, la prima concentrata sullo sviluppo immobiliare, la seconda sui servizi, in particolare per l’arte. Proprio il mestiere di sviluppatori immobiliari è quello che i Cabassi di nuova generazione rivendicano con più forza, cercando - specie negli ultimi anni, quando la definizione di ”immobiliarista” si è tinta di significati ambigui - di tenerlo distinto da quello di chi fa trading immobiliare o di chi costruisce e basta. Così anche se il mattone sente odore di ”sboom”, le previsioni restano buone. L’importante è non trovarsi costretti a vendere quando il mercato flette» (Francesco Manacorda, ”La Stampa” 4/4/2008) • «’La finanza? Non ci interessa. Di nessun tipo. Non vogliamo acquisire delle partecipazioni in banche o industrie. E non vogliamo semplicemente guadagnare con la compravendita di immobili. Ciò che ci interessa sono i progetti di sviluppo sulle orme di nostro padre Giuseppe”. Su questo sono pienamente d’accordo i due fratelli Cabassi, Marco e Matteo. Poi, nel mondo più pragmatico del-l’azienda, i loro interessi sembrano separarsi. E lo si vede anche dall’abbigliamento: il primo preferisce giacche comode e camicie in tessuto oxford. Parla di arazzi e musei. E si occupa dei servizi per l’arte della Bastogi. Il secondo, giacca e cravatta più da manager ma senza concessioni al lusso, segue l’immobiliare della Brioschi. [...] l’eredità del padre, ”’Pino” el sabiunat come era conosciuto nei cantieri milanesi, fatta di tante aziende storiche, un grande patrimonio ma anche mille miliardi di debiti, in vecchie lire. [...] ”[....] noi sappiamo di non essere molto grandi pur avendo delle aziende storiche: la Bastogi è la più vecchia azienda ancora quotata del listino milanese e negli anni Settanta era il salotto della finanza italiana (oggi capitalizza in Borsa 192 milioni, ndr), la Brioschi (357 milioni, ndr), in origine quella dell’effervescente che tempo fa è stato ceduto, compirà il centenario quest’anno e la ex Frigoriferi milanesi è stata trasformata in Open Care” società di servizi per l’arte tra cui c’è anche un dipartimento per il recupero degli arazzi diretto da Annamaria Morassutti. [...]» (Massimo Sideri, ”Corriere della Sera” 8/9/2007).