Paolo Martini, La Stampa 8/9/2007, 8 settembre 2007
L’ultimo tam-tam viene da Londra e parla di un imminente annuncio di Channel 4 relativo alla sospensione «sine die» del Grande fratello
L’ultimo tam-tam viene da Londra e parla di un imminente annuncio di Channel 4 relativo alla sospensione «sine die» del Grande fratello. Se ne parla anche già in Italia su TvBlog. Nonostante l’enorme successo della scorsa edizione, infatti, la tv inglese aveva già annunciato che non avrebbe più fatto l’edizione Vip del programma, finita nel mirino delle polemiche per gli insulti razzisti all’attrice indiana che ha poi vinto. Ufficialmente l’idea di sospendere del tutto il Grande fratello, anche quello con i concorrenti normali, nasce solo per non stancare il pubblico: una stagione o due di vuoto ricreano fatalmente l’attesa. Ma non sono certo estranee a queste decisioni le polemiche che hanno travolto Channel 4 per un altro reality, Born survivor, dopo che un’inchiesta del Sunday Times aveva svelato tutti i taroccamenti di questa Isola-dei-non-famosi. Crisi di credibilità e di pubblico viaggiano insieme. Per rendersi conto del divario che separa la tv dalle giovani generazioni basta passare qualche ora in una grande metropoli. Per esempio a New York , l’11 agosto 2007, una giornata che si era aperta con gli speaker del canale all-news NyOne che strillavano all’allarme nucleare, per il sospetto che una banda di terroristi islamici avesse piazzato chissà dove una bomba rudimentale a base d’uranio. Magari a Central park intitolato a Jacqueline Kennedy o su una linea cruciale del trasporto pubblico, come la stessa quantità di pattuglie della polizia poteva suggerire. Eppure, totalmente indifferenti agli appelli televisivi, o più semplicemente del tutto ignari, torme di giovani, soprattutto maschietti, che grazie al consistente apporto di turisti potevano sembrare lo spaccato esatto dell’intero grande mondo occidentale ricco e maturo, affollavano il cubo della Apple proprio di fronte al vecchio Plaza, e si mettevano in fila per provare appassionatamente computer, I-phone e ovviamente I-pod come tante api nel loro alveare elettronico. E torme di ragazze e di bambinetti d’ogni genere s’accalcavano felici e distratti nel famoso Fao Schwarz, il più grande emporio di giocattoli del centro del mondo. Quel che pareva più notevole era l’assenza totale di tracce della tv, né degli allarmi addirittura «nucleari» che dal piccolo schermo erano partiti poche ore prima, e nemmeno di gadgets in qualche modo ricollegabili a personaggi o trasmissioni televisive. Ecco, a dire il vero, l’unica novità vagamente in linea con la tradizionale eco mediatica era un piccolo set con cane di peluche e borsetta finto ghepardo dal curioso nome «Paw-parazzi» (zampa-parazzi) per far finta di essere Paris Hilton. Ma nessuna bambina la degnava di più di uno sguardo divertito. E così pare finito il tempo anche dei reality-show, che sono stati forse l’ultima pagina della storia della grande tv. Stampa Articolo