Luigi Grassia, La Stampa 8/9/2007, 8 settembre 2007
La corsa al nucleare civile è ripartita. L’Asia ha fame di energia e la sola Cina ha messo in cantiere 60 centrali atomiche in una volta
La corsa al nucleare civile è ripartita. L’Asia ha fame di energia e la sola Cina ha messo in cantiere 60 centrali atomiche in una volta. La Finlandia è stata il primo Paese europeo ad avviare la costruzione di un impianto (che ormai è quasi completato) dopo lo choc di Cernobil del 1986. Negli Stati Uniti l’autorità federale competente esaminerà 12 richieste di reattori da costruire, e già ne attende altre 15 per il 2008. Sarà un bene, sarà un male? C’è chi teme il rilascio accidentale di radiazioni e chi osserva che il nucleare non produce anidride carbonica. E sul piano economico l’atomo ci libera dalla schiavitù degli idrocarburi. La cosa certa è che anche l’Italia si sta preparando a un eventuale (solo eventuale) ritorno dell’atomo con il tramite dell’attività internazionale di gruppi come Enel e Ansaldo. Mentre la catastrofe di Cernobil ha bloccato la costruzione di centrali nucleari in tutto l’Occidente per vent’anni, da noi c’è stata una reazione senza eguali, perché il referendum del 1987 ha determinato anche lo smantellamento di quelle esistenti. Quindi non ce ne sono più in funzione nei nostri confini. Però di recente l’Enel ha acquisito il 66% della maggiore impresa di generazione della Slovacchia, che ha portato in dote 1.760 MegaWatt di nucleare operativo e 880 in via di realizzazione. Inoltre, con Endesa in Spagna l’Enel si troverà a gestire altri 5 mila MW di atomo. E in Francia il gruppo punta al 12,5% del progetto Epr, che sul piano industriale vuol dire una centrale da costruire più altre cinque in opzione, mentre in termini tecnologici significa accedere alla terza generazione nucleare, con impianti che producono poche scorie e che i tecnici dicono a prova di incidente. Anche la centrale finlandese è Epr, e la prospettiva per l’Enel è di acquisire competenze da esportare in tutto il mondo; magari da «esportare» anche in Italia. L’Ansaldo (Finmeccanica) che costruì le 5 centrali italiane, da anni le sta malinconicamente smantellando in cooperazione con la Sogin, società a cui l’Enel ha conferito la cura di questo cimitero degli elefanti atomici. Ma Ansaldo ha continuato anche a lavorare in Francia e Romania, coopera allo sviluppo di un reattore dell’americana Westinghouse e partecipa al progetto europeo di ricerca Elsy; il gruppo ha costituito una società autonoma, Ansaldo Nucleare, guidata da Giuseppe Zampini con 180 tecnici, ed è pronto a costruire impianti anche in Italia, se la politica lo decide. Ma l’ordine di costruire arriverà? Gli analisti consigliano cautela perché attorno all’atomo serve un consenso vasto e a lungo termine, non risicato e non rovesciabile con un qualunque cambio di governo. L’Italia non può permettersi un altro caso come quello della centrale di Montalto di Castro, già costruita nel suo involucro e montata su gigantesche molle anti-sismiche quando il referendum ne bloccò il completamento e ne ordinò la demolizione. Liquidare quest’impianto e gli altri quattro italiani è costato a noi utenti un totale di 3 miliardi di euro in vent’anni, che abbiamo pagato tutti (senza accorgercene) con un’apposita voce caricata in bolletta ogni bimestre. Ci sono altri problemi. Le centrali nucleari costano poco una volta costruite, l’energia che ne esce si paga il 60% in meno di quella generata col gas. Però sono molto costose da costruire, anche per via delle norme di sicurezza (sacrosante). E i tempi di costruzione possono essere biblici: l’«Economist» cita il caso di un impianto negli Usa i cui lavori sono durati 23 anni, e di un altro che dopo 21 anni è passato direttamente alla fase di smantellamento, senza mai aver prodotto un briciolo di energia, come Montalto di Castro: cose che non succedono solo in Italia.