Note: [1] Mario Calabresi, la Repubblica 8/9; [2] Anna Guaita, Il Messaggero 8/9; [3] Arturo Zampaglione, la Repubblica 8/9; [4] Francesco Semprini, La Stampa 8/9; [5] Andrea Colombo, Libero 8/9; [6] Vittorio Zucconi, la Repubblica 8/9; [7] G. O., Corrier, 8 settembre 2007
APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 10 SETTEMBRE 2007
Domani saranno passati sei anni dall’11 settembre del 2001. L’attacco terroristico verrà ricordato con una cerimonia in cui verranno letti tutti i nomi delle vittime delle Torri Gemelle. Mario Calabresi: «Per la prima volta, inaspettatamente, nella città dove per gli attacchi terroristici morirono 2750 persone, si raccoglie fastidio, stanchezza, e cresce una domanda politicamente scorretta: è ancora necessario commemorare l’anniversario del World Trade Center in pompa magna?». Il New York Times: «Ogni anno cresce il mormorio sulla stanchezza, la preoccupazione di rivivere un giorno che tutti vorrebbero non fosse mai accaduto. Accadde già alla vigilia del primo anniversario. Ora, molte persone sentono che le commemorazioni collettive e pubbliche sono eccessive, vuote a volte fastidiose». Anita LaFond Korsonsky, che nella strage perse la sorella Jeanette: «Alla cerimonia di Ground Zero non ci sono mai andata, l’ho sempre seguita dalla tv. Ho molti amici che la guardano e poi mi chiamano per dirmi di aver sentito il nome di mia sorella. Non avete idea di quanto conforto mi dia. Anche se solo per un istante, lei viene ricordata». [1]
Da quel tragico giorno di sei anni fa, per gli americani è diventato normale tenere alta la tensione. [1] Anna Guaita: «Tremila videocamere in grado di lanciare l’allarme se un pacco rimane incustodito per più di 90 secondi o se un individuo si comporta in maniera sospetta. Lettori di targhe, sensori di radiazioni nucleari, barriere di acciaio pronte a bloccare istantaneamente il traffico in caso di emergenza. Lo chiamano ”Sistema di Sicurezza per Manhattan Sud”, ma ha già un soprannome popolare: ”Anello d’acciaio”. Ed è al centro di accesi contrasti fra le autorità e i difensori dei diritti civili. con il lancio di questo massiccio e invadente progetto di sicurezza che New York si avvicina alla sesta ricorrenza dei massacri dell’undici settembre 2001. Un anniversario che sembrava approssimarsi all’insegna di una maggior tranquillità, e che invece di colpo è ridiventato rovente, dopo l’annuncio che Osama bin Laden è vivo e vegeto, al punto di aver preparato un nuovo video per i suoi seguaci». [2]
Nel videotape, da venerdì nelle mani dell’intelligence americana, il leader di Al Qaeda parla per una trentina minuti dell’America e dell’Islam. Arturo Zampaglione: «Comincia ringraziando Allah e citando la legge del taglione. Attacca la guerra in Iraq, paragonata a un nuovo Vietnam, e si appella alla resistenza dei musulmani. Ma per il resto il nastro di Bin Laden non contiene minacce aperte. Si limita a sottolineare gli errori degli americani nel rieleggere George W. Bush, critica la maggioranza democratica per non aver fermato la guerra, ironizza sulla débacle dei mutui subprime, parla di impotenza del sistema democratico. E non si ferma lì: menziona Nicholas Sarkozy, cita l’intellettuale Noam Chomsky, evoca il 67mo anniversario di Hiroshima». [3]
Secondo Bin Laden ci sono due soluzioni per mettere fine alla guerra tra Occidente e mondo musulmano: «Da parte nostra un’escalation nel combattimento e nell’uccidervi, è il nostro compito e i nostri fratelli lo stanno portando avanti. La seconda soluzione dipende da voi: vi invito ad abbracciare l’Islam». Conversione auspicata in modo beffardo: «Non ci sono tasse nell’Islam, ma solo un piccolo Zakat, contributo caritatevole del 2,5%». [4] Andrea Colombo: «Una bizzarra filippica ”alla Bossi”». [5] Zampaglione: «Un messaggio insolito, dunque, tanto da far nascere il sospetto che nasconda un segnale in codice per i militanti di Al Qaeda». [3]
Non è importante ciò che Osama dice in quei 30 minuti. Vittorio Zucconi: « importante che lo voglia dire nella ricorrenza dell’11 settembre e che lo voglia spiegare non come un’aggressione vigliacca e crudele, ma come una vendetta, un atto di giustizia, per punire un’America colpevole della strage di Hiroshima, come se lui fosse stato eletto a vendicatore di tutte le vittime delle guerre. Giustiziere dell’umanità martoriata dall’America e che Osama dovrebbe salvare». [6]
Messaggi simili all’ultimo video sono comparsi diverse volte alla vigilia degli anniversari dell’11 settembre. «La ricorrenza ha sempre rappresentato un occasione per mettersi in mostra e impaurire l’Occidente», spiegano gli esperti dell’Intelcenter, osservatorio della capitale americana. [4] Zucconi: «Bin Laden vuole sentirsi importante, più di quanto forse ormai sia davvero, mentre il terrorismo jhadista nel mondo appare sempre più come una costellazione di cellule autonome in Europa e in Asia, forse ispirate, non più controllate da lui». [6] Thomas S. Sanderson, esperto di terrorismo e sicurezza del Centro studi strategici e internazionali di Washington: «Non abbiamo elementi certi per capire se c’è stata o è in corso una faida interna per il controllo dei vertici di al Qaeda, ma è uno dei possibili scenari. L’assenza di Bin Laden potrebbe aver coinciso con una fase di movimenti e lotte intestini dai quali però il leader è uscito vittorioso e rafforzato. E questo video potrebbe essere un messaggio col quale conferma di essere ancora il punto di riferimento della lotta all’Occidente». [4]
Era dall’ottobre 2004, cioè dalla vigilia delle elezioni presidenziali americane, che Bin Laden non dava segni di vita. Peter Bergen, uno dei pochi giornalisti occidentali ad averlo intervistato e autore di un paio di libri su di lui: «Probabilmente Bin Laden ha scelto di non mettersi troppo in vista per evitare pericoli». Zampaglione: «Ogni videotape, infatti, permette ai servizi segreti di ottenere informazioni preziose e magari di risalire all’origine. Ma ora Bin Laden si è reso conto di non poter più rimanere all’ombra, soprattutto per non demoralizzare la sua base. Di qui il video.». [3] Olimpio: « ovvio chiedersi perché mai i qaedisti, così attenti alla propaganda, non forniscano elementi più sicuri per dimostrare che il leader è davvero in vita. Basterebbe poco, visti i mezzi tecnici a disposizione. E la storia delle esigenze di sicurezza regge solo in parte, visto che il movimento ha una produzione di messaggi altissima. Dubbi che introducono l’altro tema. Dove si nasconde?». [7]
Secondo alcuni, Bin Laden si nasconde in un luogo, conosciuto come la «Caverna bianca», sulle montagne di Tora Bora, non lontano dal confine pachistano. Olimpio: «Attorno a lui alcune centinaia di miliziani, decisi a tutto pur di non farlo catturare. La segnalazione su Tora Bora ha un certo significato. Nel 2001, gli americani bombardarono con i B52 il settore convinti che ospitasse il nascondiglio di Bin Laden. Un’azione militare, fatta fallire in parte dal Pakistan che non chiuse la frontiera, che ha prodotto tre ”storie”: la prima che Osama è riuscito a fuggire in modo rocambolesco, la seconda che è morto sotto le bombe, la terza che è rimasto ferito a un braccio». [8]
Gli americani sono convinti che Osama sia ancora vivo. «Catturarlo e ucciderlo è chiaramente una priorità assoluta per noi» ha detto Frances Townsend, consigliere per la sicurezza interna del presidente Bush. [5]
Sei anni dopo l’attacco all’America, dunque, «l’uomo che ha riscritto l’agenda mondiale dando il via libera ai ”shahid che si sono immolati” sulla skyline di Manhattan e sugli altri simboli del potere politico e militare americano, è ancora in circolazione» (Renzo Guolo). [9] Sei anni dopo la promessa solenne di George Bush sul sacrario a cielo aperto del World Trade Center di prenderlo «vivo o morto», Bin Laden è vivo «e dunque, nella logica del terrorismo e della guerriglia che per non perdere deve soltanto esistere, ancora vincente» (Zucconi). [6] Martedì «Townsend, ha ripetuto che l’obiettivo numero uno degli Stati Uniti è di catturare Bin Laden, su cui il Congresso ha messo a luglio una taglia di 50 milioni di dollari. Ma ormai solo il 42 per cento degli americani, secondo un sondaggio della ”Cnn”, è convinto che il Pentagono riuscirà nel suo intento» (Zampaglione). [3]
Un esperto ha mostrato ad un congresso a Las Vegas come diversi filmati di Ayman Al Zawahiri e dello stravagante Azzam l’americano siano stati manipolati al computer. Guido Olimpio: «Celebre quello in cui il braccio destro di Osama, Al Zawahiri, parla da uno studio televisivo. Ebbene: lo studio, secondo l’esperto, non esiste. Nel video originale il medico egiziano aveva le spalle uno sfondo normale e solo successivamente è stato inserito l’arredamento. Poster con Mohammed Atta, le Torri Gemelle, persino i microfoni in alto. La stessa cosa si è ripetuta quando Al Zawahiri ha fatto un discorso – sempre in video – in occasione del Ramadan. Il ritoccatore ha aggiunto una libreria e un piccolo cannone su una mensola. Dettagli che confortano tanto coloro che credono nella serietà della minaccia quanto gli scettici, convinti che Osama sia ormai una creatura resuscitata dal computer. Se è possibile alterare le immagini, lo si può fare anche con il sonoro». [7]
Quella tra Pakistan e Afghanistan non è l’unica frontiera da sorvegliare per scovare Bin Laden. Tra quelli che come «cacciatori di taglie nel vecchio West [...] cavalcano lungo la frontiera di Internet cercando di intercettare i messaggi dei ”banditi”» s’è fatta un nome Rita Katz, responsabile dell’istituto Site, tra i primi a dare l’annuncio del nuovo video di Osama: nata in Iraq nel 1963 da una ricca famiglia di religione ebraica, perso il padre (giustiziato come spia) fuggì prima in Iran, quindi in Israele e infine (’97) negli Usa, dove, grazie all’ottima conoscenza dell’arabo, è diventata «una sentinella antiterrore». [7] Olimpio: «I documenti in arabo vengono attentamente studiati, i filmati sezionati e comparati con i precedenti. Magari, tra le righe di un lungo sproloquio qaedista, c’è un indizio importante. Come ricorda Rita Katz, l’intera intelligence americana si è fatta sorprendere da Al Qaeda perché non ha saputo ”leggere” quello che si diceva nell’arena integralista alla vigilia dell’11 settembre. Un errore – affermano i cyber guerrieri – che non si deve ripetere più». [7]