La Stampa 8/9/2007, 8 settembre 2007
Artur Lleshi, il 33enne albanese indagato per il duplice omicidio dei coniugi Pellicciardi nella villa a Gorgo al Monticano (Treviso), ha cercato di suicidarsi nel carcere di Padova dove è detenuto
Artur Lleshi, il 33enne albanese indagato per il duplice omicidio dei coniugi Pellicciardi nella villa a Gorgo al Monticano (Treviso), ha cercato di suicidarsi nel carcere di Padova dove è detenuto. L’uomo ha tentato di impiccarsi, ma è stato salvato dall’intervento di una guardia carceraria. Lleshi, dopo aver partecipato all’udienza per la convalida dell’arresto, è stato accompagnato nella dependance dell’orrore per la ricostruzione del delitto. Con una T-shirt rossa e le manette ai polsi, circondato dalle forze dell’ordine è ritornato sui luoghi di quella terribile notte e tra le lacrime ha ricostruito i momenti del massacro. Davanti al pm titolare del’inchiesta, Valeria Sanzari e al procuratore capo, Antonio Fojadelli, che hanno assistito al sopralluogo, ha poi confessato che riproverà a farla finita. Ieri mattina i tre indagati per il duplice omicidio sono stati interrogati dal gip di Treviso e avrebbero confermato le dichiarazioni rese in precedenza. L’albanese Naim Stafa, in particolare, ha continuato a sostenere di essere estraneo ai fatti contestati, mentre Artur Lleshi avrebbe ammesso la propria partecipazione al crimine. E sempre nella giornata di ieri l’avvocato Francesco Murgia, legale di Alin - il 20enne romeno accusato di essere il basista della rapina, anche se non presente sul luogo del crimine in quella terribile notte - ha annunciato di aver rinunciato all’incarico. Troppo coinvolgimento e poca serenità, sono i motivi che hanno spinto il legale a dare forfait. Su alcuni giornali locali, ieri sono apparsi brani delle intercettazioni telefoniche dei criminali. Naim Stafa in una conversazione dice al complice: «Non ti preoccupare tutta l’attenzione è a Garlasco». Si credeva al sicuro, certo che il giallo dell’estate, l’omicidio di Chiara Poggi, avesse catalizzato l’attenzione di tutti i Carabinieri d’Italia. Per sicurezza però l’albanese si sentiva molto spesso con il basista 20enne rumeno: prima lo consolava e lo rassicurava ma poi lo minacciava dicendogli «se dici qualcosa ti ammazzo»./ Stampa Articolo