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 2007  settembre 08 Sabato calendario

I telegiornali della sera, quando il Parlamento non aveva ancora votato, si erano già buttati sui sondaggi

I telegiornali della sera, quando il Parlamento non aveva ancora votato, si erano già buttati sui sondaggi. Elezioni anticipate. E per la «democrazia monozigote», per la Polonia dei gemelli Kaczynski, uno Premier e l’altro Presidente della Repubblica, forse è già cominciata una quaresima di passione. Potrebbero scoprire, la sera del 21 ottobre, che la loro fretta di elezioni anticipate è un calcolo sbagliato. Che non bastano i voti della destra nazionalista, dei cattolici integralisti e delle campagne povere per governare una Polonia corre verso l’Europa. Meglio le elezioni anticipate o due commissioni d’inchiesta sulla corruzione e la sicurezza, intesa come gestione dei servizi d’informazione e dei dossier? Abbandonati dagli alleati della Lega delle Famiglie e dal Partito dell’Autodifesa, con un governo minato da scandali e arresti, ai gemelli del «Pis», Diritto e Giustizia, non è rimasta che la prova di forza con la benedizione di Radio Maryja, l’emittente di Padre Tadeusz Rydzyk, inventore di un potente impero di media, fedeli e voti. Se nel 2005 i gemelli hanno vinto i meriti sono della bassa percentuale di votanti (40,8%) e dell’appoggio di Radio Maryja. Una volta amici di Lech Walesa, cresciuti in Solidarnosc, 49 anni, si riconoscono da un neo sulla guancia destra: Lech, il Presidente, ce l’ha; Jaroslaw, il Premier, no. Gemelli, ma diversi. Lech è sposato: a Radio Maryja piace poco. Jaroslaw vive con la mamma e Padre Rydzyk lo adora. Il premier partecipa al raduno annuale di Radio Maryja e prende la parola: «La vera Polonia siete voi!». E se deve dare un’intervista sceglie la Radio, o la tv Trwam o il quotidiano Nasz Dziennik. Ora il vecchio Walesa li detesta. «Usano metodi che ricordano quelli usati dai comunisti per distruggere Solidarnosc - dice - Sono due da arrestare». O almeno da mandare a casa con il voto del 21 ottobre. Donald Tusk, leader del partito di centro destra Piattaforma Civica, è pronto a battersi e battere i gemelli, e i sondaggio lo danno per favorito. Ieri, prima del dibattito alla Camera Bassa, Tusk aveva promesso che in aula avrebbe affrontato Jaroslaw Kaczynski con frasi già pronte: «Lo voglio guardare negli occhi e domandare: quante case hai costruito? quante case? quanti ospedali hai aperto? quanto hai promesso invano?». Al Palazzo del Parlamento l’appuntamento era per le due del pomeriggio, hanno votato alle nove di sera: 377 sì su 451, 9 gli assenti. E sulla cupola del palazzo il vento freddo di levante, da Est, faceva sventolare la bandiera polacca a Ovest, verso l’Europa che i gemelli Kaczynski non hanno mai considerato amica. La stessa Europa che tra quest’anno e il 2013 concederà alla Polonia 65 miliardi di euro in fondi strutturali. La stessa Europa che ha rilanciato l’economia di Varsavia, con un prodotto interno lordo che quest’anno cresce del 6,4 e l’anno prossimo del 5,7. Da bambini, a 13 anni, i due gemelli erano già diventati famosi, come attori, protagonisti del film «I due che rubarono la luna». Adesso, con le elezioni anticipate, si stanno chiudendo in difesa, come se un demonio gli volesse rubare la Polonia. Sempre attenti agli umori di Radio Maryja, i Kaczynski hanno portato nell’Unione Europea quel che Padre Rydzyk, nonostante abbia già diviso la Chiesa polacca, propaganda. Il veto sulla giornata europea contro la pena di morte nasce anche dalle trasmissioni di Radio Maryja e dalle prediche del suo fondatore: sì, ma solo se passa anche la giornata contro aborto ed eutanasia. E proprio quando il Parlamento va a decidere lo scioglimento tra Varsavia e Roma non se le mandano a dire. Massimo D’Alema l’altra sera ha parlato del veto polacco alla giornata contro la pena di morte come di «una bella sorpresa della destra retrograda e nazionalista dei simpatici gemelli». La risposta del portavoce di Anna Fotyga, ministro degli Esteri polacca, ha evitato l’ironia: «La posizione di D’Alema è inaccettabile e ricorda la mentalità comunista della Polonia di qualche anno fa». E D’Alema: «Inaccettabile è il termine usato dal Consiglio d’Europa per definire la posizione polacca. Il comunismo non c’entra». Ma i Gemelli stanno già pensando alla quaresima del voto. Il Presidente Lech ha sciolto il governo e dato un nuovo incarico a Jaroslaw, così eviteranno un dibattito in Parlamento. E l’opposizione ora teme i metodi di questa «democrazia monozigota», i veleni della «lustracja», la legge che obbliga a dichiarare di non aver mai avuto rapporti con i servizi segreti della Polonia comunista. Negli archivi i dossier sono custoditi e curati da Antoni Macierewicz, il capo dei servizi militari. Che ieri, giusto per far capire che aria tirerà a Varsavia, ha battezzato la campagna elettorale con una frase da allarme rosso: «Ho già pronto un nuovo elenco...».