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 2007  settembre 08 Sabato calendario

MARCO NEIROTTI

TORINO
E’ questo che cercate, brividi di bellezza affondati nel marcio», diceva Irina davanti alla fabbrica dismessa, cadente e lurida e cupa, dove portava i clienti. Irina bionda ucraina, Irina ha 21 anni, Irina con i soldi nascosti nella fodera del giubbetto, Irina che cantava «Heléna tre amori: uno bello, uno buono, uno furbo». Era emblema dell’ultima generazione di stivali e minigonne: ragazze dell’Est «importate» a forza per battere marciapiedi nude e in silenzio. Ma lei cantava. E pensava quando sarebbe fuggita.
Come lei continuano ad arrivare, alcune consapevoli, le altre come capre alla corda. Si vuol toglierle dalle strade perché danno scandalo, ma alla coscienza ne danno di più gli «invisibili» magnaccia-torturatori nei bar e nelle sale giochi.
La storia della prostituzione da marciapiede accende moralismo e pietà, curiosità e poesia. Cosima, uccisa in centro a Torino nel febbraio ”99, è simbolo di un’epoca andata. Aveva 67 anni e lavorava nell’antica piazza del municipio: quando l’incontro era finito, Cosima versava il caffè all’uomo che si rivestiva, dava una spazzolata con il dorso della mano ai baveri della giacca, sistemava il nodo della cravatta, come mamma che saluta il figliolo alla sua prima mattina d’ufficio. Cosima era negli anni Settanta-Ottanta quel che restava di una prostituzione dagli echi letterari.
Domenica, 38 anni, ammazzata nel novembre dell’85 da un serial killer, raccontava: «Ieri il giudice ha dimenticato da me il portafogli. Gli ho detto: stai tranquillo, è più sicuro qui che in banca». Ma gli angoli si stavano riempiendo di giovani tossicodipendenti, buone per le richieste più scellerate. Ci chiamò un gruppetto delle «storiche». Si fecero fotografare in strada truccate da befane, a cavalcioni di scope: «Ormai siamo solo arredo urbano, lavorano le tossiche». Verissimo. Raccontava Cinzia, bellissima ventinovenne prostrata da siringhe, clienti dai pensieri furibondi e HIV, poi trovata morta nel luglio ”89 in un vagone: «ieri è tornato l’imbecille con il cane lupo». Lui si eccitava così, lei si faceva cinque dosi al giorno. Era il circo dell’impossibile, con clienti che raddoppiavano l’offerta pur di scansare il preservativo. Il mercato di pelle giovane era il dispensario dell’Aids.
Venne dall’Africa la nuova ondata. Con trentamila lire portavano qui il vento dell’esotico. Igiene zero, foglie di bosco come carta igienica. Il benzinaio di Candiolo la mattina piangeva nel cimitero di porcheria che la notte lasciava sul suo spiazzo. Venivano le retate, vedevi correre tra le piante abiti sgargianti e divise scure. Si prendevano a prestito pullman di linea per farcele stare tutte. In Questura gli uomini del Reparto mobile, che a turno le controllavano in attesa dell’identificazione, si coprivano il volto con i fazzoletti imbevuti di profumo.
Si cominciarono a contare le morte di colore. Non volevano lasciare i viali migliori. Ma erano state portate qui le albanesi. Alcune partivano illuse di tornare ricche a Valona, Durazzo, Tirana, Scutari. Altre le avevano vendute per cinque milioni di lire una zia, una cugina, un fratello. Sulle montagne del nord un vecchio ci mostrò un fucile più antico di lui: «Finché ha pallottole la mia bimba non la prendono».
I protettori albanesi cominciarono a «comprare» rumene, ucraine, moldave, russe. Uscivano annunci sui giornali locali: viaggio gratis e lavoro onesto sicuro. Poi una stanza d’albergo dove insegnare loro a che cosa sarebbero servite. In Italia pronti gli abiti e un foglietto con scritte prestazioni e prezzo, una cantilena più dolente che oscena.
Altre dell’Est hanno imparato dagli albanesi. E in strada l’età si abbassa. I clienti aumentano. Strutture come il gruppo Abele proteggono chi denuncia e sparisce, ma ci vuole coraggio. Una fuggì fino in Olanda. La scovarono, la massacrarono a colpi di scarpone e la buttarono, pelle bianca e verdognola, dalla finestra. In strada comunque, viva o morta.
«E’ questo che cercate». Caccia al cliente. Si è provato di tutto: multe inviate a casa, divieti di fermata, nomi diffusi agli organi di informazione. Controlli di polizia. E tutti: «è la prima volta», oppure «volevo solo parlare». I più decisi: «non è reato». Poi però via verso casa.
E’ la strada. Stivali, gonnelline, pelle. Mistero veloce, viaggio rapido e poi tutto torna normale pensando alla prossima sortita. Diceva Irina: «E’ questo che cercate».

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