Antonio Castaldo, Corriere della Sera 8/9/2007, 8 settembre 2007
MILANO
Il Veneto è già sulla via della sobrietà. Il parlamento regionale ha approvato una legge che vieta la vendita di alcolici dall’una alle 6 del mattino. Ora anche le altre Regioni del Nord Est potrebbero fare lo stesso, rispondendo all’emergenza sicurezza sulle strade con la chiusura anticipata dei bar in discoteche e locali notturni. In prima fila il Friuli Venezia Giulia, il cui presidente del consiglio regionale, Alessandro Tesini, ha annunciato l’intenzione di «prendere in seria considerazione la proposta ». Dalle parole, però, bisognerà passare ai fatti, dal momento che per entrare in vigore il nuovo dispositivo no alcol dovrà essere adottato entro sei mesi anche dalle regioni confinanti con il Veneto. E quindi non solo Friuli, ma anche Lombardia, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna, che così chiuderanno le frontiere del «nomadismo notturno» di chi è pronto a macinare chilometri pur di procurarsi da bere. Se invece l’intesa non dovesse arrivare, la fascia analcolica verrà accorciata e il divieto scatterà alle 2 invece che all’una.
A Milano l’assessore alla Sicurezza della giunta Formigoni, Massimo Ponzoni, è disponibile a discuterne, facendo anche qualcosa in più: «Anticipare l’orario di chiusura delle discoteche alle due del mattino, ad esempio. Si tratta del resto di una delle proposte su cui lavora un’apposita commissione bipartisan ». Porte aperte anche in Emilia Romagna, dove la presidente dell’assemblea regionale, Monica Donini, spiega che «forse è ancora presto per parlarne. Ma la sollecitazione sarà certo recepita, tanto più che la nostra regione è in cima alle statistiche delle stragi del sabato sera».
La nuova legge mette al bando vino, birra e cocktail da bar, ristoranti, discoteche e persino dai chioschi ambulanti. Ma prevede molte deroghe. Ad esempio la nuova disciplina non si applicherà ai Comuni dotati di programmi speciali per la sicurezza stradale nelle ore notturne. Jesolo, capitale della movida veneta, si è già mossa in questo senso. Il sindaco Francesco Calzavara ha spiegato al Corriere del Veneto che «per evitare danni al turismo dovremo incentivare i controlli notturni. Li facciamo già, ma li amplieremo e questi nuovi servizi costeranno. Gli esercenti dovranno aiutarci». Le multe per chi non rispetterà il coprifuoco alcolico variano da un minimo di mille euro fino alla sospensione dell’attività da 30 giorni a un anno.
E anche se non entreranno in vigore che tra sei mesi, i nuovi divieti fanno già discutere. Per i gestori di discoteche e locali notturni, riuniti sotto la sigla del Silb, sono l’anticamera della catastrofe: «Se questa legge non sarà modificata – spiega il presidente, Renato Giacchetto – finirà per provocare la chiusura di centinaia di discoteche, night club e locali serali a favore di circoli privati dove tranne casi eccezionali, non si effettuano controlli». Le nuove norme interessano circa 20mila imprese nel Veneto tra bar, ristoranti, locali da ballo e circoli privati, con oltre 100mila addetti e un volume di affari che supera i 3 miliardi di euro. «Il proibizionismo – conclude Giacchetto – avrà come effetto solo quello di farci perdere denaro e turisti ».
Nella terra dello spritz nessuno alza le barricate. O almeno, non ancora. La legge regionale che vieta gli alcolici dopo l’una di notte solleva però un coro quasi unanime di critiche tra produttori e animatori della movida. A cominciare dal decano dei baristi, Arrigo Cipriani, per il quale «l’obiettivo di salvaguardare la vita dei giovani è sacrosanto » ma la strada scelta è quella sbagliata: «Mi pare un palliativo senza senso. comunque possibile bere fino alle 24.55, o magari fare la scorta prima. Il proibizionismo in America ha insegnato che chi vuole beve sempre». Per il titolare dell’Harry’s Bar la soluzione è invece a portata di mano, «ma è difficile mettere tutti d’accordo. Basterebbe non offrire bevande alcoliche in discoteca. Quando ho fatto la proposta, però, i proprietari dei locali mi sono saltati al collo».
Il binomio alcol-divertimento è del resto una costante del popolo della notte. Le serate analcoliche sono viste con terrore dai gestori delle discoteche, per i quali andrebbero trovate politiche meno drastiche per togliere dalle strade gli ubriachi alla guida: «Basterebbe puntare sul guidatore designato – spiega Luca Fizzo, dell’affollatissima Terrazza Mare del Lido di Jesolo ”. una formula che all’estero ha avuto successo. Per ogni comitiva ce n’è almeno uno che non tocca il bicchiere. E che poi a fine serata accompagna a casa gli amici». E se gli sforzi fatti finora non hanno prodotto risultati convincenti, «bisogna insistere con l’informazione e la prevenzione ». Ne fa invece una questione di democrazia Mauro Lunelli, produttore degli spumanti Ferrari: «Non è possibile pensare di condizionare fino a questo punto la vita di un individuo. A dirla tutta, mi sembra proprio una legge bolscevica. E non parlo da imprenditore ma da cittadino. A questo punto arriveranno a dirci se bere il latte o il caffè la mattina. Proprio come ai bambini». «Ma cosa c’entra il vino?», chiede invece Nadia Zenato, delle omonime cantine di Peschiera del Garda. «Il vino si consuma a cena, è un momento conviviale, non certo una fuga dalla realtà. Piuttosto bisognerebbe puntare sull’educazione alimentare». Fuori dal coro Gianola Nonino, della celebre distilleria friulana, che plaude al provvedimento «perché da sempre il mio motto è bere meno ma bere meglio. Nelle discoteche, la notte, questo avviene troppo poco». Mentre Giancarlo Polegato, proprietario della cantina Villa Sandi, boccia senza mezze misure la legge: «Mi addolora leggere ogni settimana il bollettino delle stragi del sabato sera. Ma divieti e imposizioni non portano da nessuna parte».