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 2007  settembre 08 Sabato calendario

NEW YORK

Mentre quasi tutti i giornali del pianeta lo celebrano come «il genio che ha rivoluzionato la lirica» e «uno dei più grandi tenori di tutti i tempi», Anne Midgette, critico musicale del New York Times, non fa marcia indietro su quella che da anni è la sua idea su Pavarotti, «adorato dalle folle – spiega – ma snobbato dall’establishment classico».
«Ora, mi è spiaciuto che quasi tutti i necrologi, qui in America, citassero l’incidente del playback avvenuto al Pavarotti and Friends», confessa Anne – figlia del pittore Willard Midgette e moglie del compositore Greg Sandow – già passata alla storia come la primissima donna a scrivere di opera per il prestigioso Times e soprannominata da molti la «nemica» di Pavarotti. «Anche se si avvalse di quella tecnica solo una volta, quella macchia farà per sempre parte della sua biografia».
«Pur facendo titoloni elogiativi in prima pagina, i giornali statunitensi hanno posto più l’accento sulla sua collaborazione con le Spice Girls che non sui trionfali concerti di qualità con Joan Sutherland – prosegue ”. E si sono anche premurati di sottolineare che non è stato lui a fondare I Tre Tenori, come molti erroneamente credono. Le ombre, insomma, fanno a gara con le luci». In nome di un modello di giornalismo anglosassone equidistante e bilanciato, quasi tutti hanno riesumato «The King and I» (Il re e io) la controversa biografia bestseller scritta a quattro mani dalla Midgette e da Herbert Breslin, ex impresario del tenore: «Esautorato – secondo la Midgette – per ordine della moglie Nicoletta ». Che avrebbe preso il posto, spingendo Pavarotti «verso i duetti con le pop star, tanto esecrati dai critici Usa». «A dire il vero il nostro libro contiene molti aneddoti raccontati dallo stesso Pavarotti nelle sue due autobiografie – si giustifica l’autrice ”. Soltanto i neofiti sono rimasti scandalizzati. I suoi fan più sfegatati l’hanno divorato perché erano proprio i suoi difetti e peccati a rendere Luciano tanto irresistibile».
A bloccarne l’uscita in Italia sarebbe stata la famiglia: «Non hanno apprezzato che avessimo rivelato come, dopo il primo concerto dei Tre Tenori, per quelli successivi Pavarotti abbia segretamente ricevuto dalla Decca un compenso superiore a Domingo e Carreras», teorizza.
«E ci hanno odiati per aver svelato la lotta quotidiana degli istruttori di Pavarotti per fargli imparare nuovi ruoli, con lui che si interrompeva in continuazione per un piatto di pasta o una telefonata».
A Pavarotti la Midgette rimprovera di essere stato «pigro, indifferente alle sfide, impermeabile alle bocciature dei critici e interessato esclusivamente al plauso della folla». Che però – ammette – era «bravissimo a sedurre grazie a doti umane di comunicazione senza precedenti nella lirica». «Nel raccogliere materiale per il mio libro ho scoperto che le prime stroncature risalgono agli anni 80, dopo il film Yes Giorgio, quando l’establishment musicale classico lo accusò di essersi svenduto. Da allora i critici Usa l’hanno maltrattato. Preferendogli mille volte Domingo».
Sarà, ma l’opinione del pubblico di tutto il mondo conterà pure qualcosa? «Pavarotti si era perfezionato fino allo spasimo in un unico numero: il repertorio italiano del 900 – ribatte lei ”. Sapeva fare soltanto quello ma in maniera sublime. A differenza di Domingo, un vero uomo del rinascimento che oltre a cimentarsi nei ruoli più diversi e ostici è compositore, direttore d’orchestra e sovrintendente di teatro».
Ha mai incontrato Pavarotti? «La prima volta fu a Pesaro. Lavoravo per Opera News e quando mi ricevette rimase seccato nello scoprire che ero giovane e carina. Mi trattò molto male spiegandomi che non mi aveva certo ricevuto per il mio look». Forse si sentiva impreparato? «Macché. Incontrarlo era come un’udienza dal re. Era sempre impeccabi-le, preparatissimo e in controllo totale. Dirigeva lui sia le domande sia le risposte. Era impossibile riuscire a farlo aprire e sfiorare la sua anima nascosta».