Elena Dusi, la Repubblica 7/9/2007, 7 settembre 2007
ROMA - L´embrione ibrido che i ricercatori britannici si accingono a creare non sarà il primo esempio di "chimera" in medicina
ROMA - L´embrione ibrido che i ricercatori britannici si accingono a creare non sarà il primo esempio di "chimera" in medicina. Ignazio Marino, Ulivo, presidente della Commissione igiene e sanità del Senato, lo sa bene: era uno dei chirurghi che negli Usa effettu i due primi xenotrapianti di fegato da babbuino a uomo, il 28 giugno 1992 e il 10 gennaio 1993. Anche in seguito, analizzando i linfonodi dei pazienti, l´équipe medica di cui faceva parte continuò a trovare cellule della scimmia diffuse in tutto il corpo. Quali furono le reazioni etiche di fronte a quella "chimera"? «Ci furono proteste, ovviamente, ma vorrei ricordare anche il discorso che papa Giovanni Paolo II tenne presentandosi al congresso mondiale di chirurghi dei trapianti. Il 29 agosto 2000 a Roma disse che la pratica degli xenotrapianti era accettabile, purché servisse al bene dell´uomo e non comportasse rischi eccessivi per il paziente». Il via libera Vaticano di allora colpisce. Ma davvero filò tutto liscio? «Lo xenotrapianto non è un intervento semplice, né come atto medico né dal punto di vista etico. In ogni trapianto le cellule del donatore si diffondono nel corpo del paziente e se ne trovano tracce in ogni organo anche a 15-20 anni di distanza dall´intervento. Per questo - nonostante la legge non ce lo imponesse - nel ”92 chiedemmo uno speciale via libera al Congresso americano. Ricordo che a protestare in maniera molto violenta quella volta furono gli animalisti. Un paziente trapiantato, con gli occhi gialli e il ventre gonfio, uscì dal centro e chiese loro se avessero in tasca la tessera per donare gli organi. Nessuno rispose di sì e il paziente gli chiese: "Allora secondo voi cosa dovremmo fare noi malati, morire e basta?". L´embrione ibrido britannico non dovrebbe dunque rappresentare una rottura così dirompente. «Questo è opinabile. E´ vero che la scienza ha il compito di migliorare la qualità della vita dell´uomo. Ma deve anche rispettarne la dignità. Non approvo il metodo della Gran Bretagna di procedere da sola, al di fuori delle regole condivise. La convenzione di Oviedo del 1997, firmata dalla stragrande maggioranza dei paesi europei, si occupa di regolare i diritti dell´uomo nei confronti della medicina. La Gran Bretagna ha deciso di non aderire. Non credo sia la strada migliore per far avanzare la scienza in sintonia con la società».