Lea Mattarella La Stampa 7/9/2007, 7 settembre 2007
EA MATTARELLA
SHANGHAI
Il più fotografato di tutti è un uomo disteso sulla pancia: ha il codino, la lingua che tocca per terra, una camicia rossa, pantaloni e scarpe nere. Gli stanno tutti intorno perché sembra proprio vero. In realtà è una scultura di silicone, ma te ne accorgi solo se lo disturbi con un piede. E’ un autoritratto di Can Xin, uno dei più importanti performer cinesi che esplora il mondo con la lingua perché è la parte più recettiva del corpo. Con 200 mila dollari te lo porti a casa dalla prima edizione della fiera d’arte contemporanea di Shanghai, inaugurata ieri e aperta fino al 9 settembre allo Shanghai Exhibition Center. Sono molti i volti orientali che si incontrano visitando questa mostra, lo sbarco del mercato internazionale in Cina.
Non soltanto perché la metà delle 130 gallerie invitate sono asiatiche, ma anche per le scelte degli espositori europei e americani (non molti a dire il vero) che hanno voluto mostrare quasi sempre qualcosa che parlasse la lingua del posto. Per dirne una, Giorgo Persano di Torino ha in stand uno specchio di Michelengelo Pistoletto del 2005 che ritrae accanto a una fanciulla, proprio un giovane dai tratti orientali. Il tedesco Roland Fischer espone da Storms di Monaco le sue fotografie di donne bellissime dagli occhi a mandorla. E Albert Benamou, galleria di Parigi, ha addirittura l’intera sala dedicata a cinesi e affini. «Sono 12 anni che lavoro con loro. Trovo che siano gli artisti più interessanti del momento». Scovi da lui le facce note di Marilyn e di Mao ma questa volta non sono il frutto dell’occhio pop di Andy Warhol, presenza dominante in tutte le fiere internazionali che qui invece si è visto poco, ma del cinese Hua Jiming. Per 35 mila euro si può acquistare Li Tianbing che dipinge anche lui figure, su cui poi però lascia vagare alcuni inserti astratti, a volte scarabocchi, come se volesse mettere insieme due modi diversi di dipingere.
C’è molta pittura, ma non solo. A dominare è comuque il colore. La fiera è giovane e si vede, ma non fa mica male. Ci sono le faccine poetiche e un po’ nostalgiche di Zhang Xiaogang, uno di quelli che vanno per la maggiore (costa 500 mila euro) e i faccioni con sorriso a trentadue denti di Yue Minjun, quello che all’asta Sotheby’s di giugno a Londra ha realizzato una performance milionaria. Qui un suo piccolo dipinto lo paghi «soltanto» 300 mila euro.
Questi prezzi dimostrano che il mercato è in crescita ed è ben sostenuto. A Shanghai c’è una biennale di arte contemporanea ormai dal 1996, a Pechino oggi si contano ben 400 gallerie. Non a caso sono sempre di più gli europei che tentano quest’avventura. Tra le italiane, per esempio, hanno aperto i battenti al 798, la ex fabbrica che ospita gran parte degli spazi espositivi dlla capitale cinese, la milanese Marella e la galleria Continua di San Gimignano. Entrambe presenti in fiera, hanno una politica del tutto diversa. Marella tratta soprattutto artisti cinesi: c’è la giovane fotografa Cui Xiuwen che in questa occasione presenta serigrafie su carta di riso, le figure distorte di Ma Liuming, un bel dipinto che occhieggia alla tradizione di He Sen. Continua invece si propone di portare all’ombra della Città probita le opere degli artisti occidentali. Qui a Shanghai, accanto ai gessetti di Pascal Martine Tayou, all’ipnotico video di Anish Kapoor, alle invenzioni di Luca Pancrazzi c’è una grande cassa di legno con una stella rossa. Sopra c’è un biglietto in cui, in inglese e in cinese, l’artista sudafricano Kendell Geers si dice dolente di non poter mostrare la sua opera, ma gliel’ha impedito la censura. Il suo Buddha dipinto con una tessitura di fuck non può uscire dal suo contenitore perché non ha passato il check a cui tutte le opere in mostra sono state sottoposte. Ma la Cina non era un paese laico? Alla domanda risponde un altro artista della galleria, Gu Dexin, che in un vecchio lavoro ha voluto evidenziare quelli che secondo lui sono i tre tabù del suo paese: sesso, soldi e religione.
Questa è una terra di contraddizioni che oscilla tra un difficile recupero della memoria e modernità avanzatissima. E gli artisti lo raccontano: il pittore Zhan Tingqun realizza dipinti che raffigurano scodelle da riso decorate con fenici e draghi dentro cui crescono grattacieli giganteschi e insegne di Mc Donald’s. Costano 11.500 dollari. Anche la bellissima installazione che fodera lo spazio della galleria Laurent Godin, realizzata da Wang Du, cinese che vive a Parigi, mette in scena il contrasto. Raccoglie 50 mila immagini scattate a Shanghai (per 45 kg di carta che danno il titolo all’opera) e dentro c’è davvero di tutto: si passa dall’incanto all’orrore spostandosi di un centimetro. Quanto l’arte asiatica sia vitale lo dimostrano le due sezioni curate da Pierre Huber «Best of discovery» e «Best of Artists» dove le opere di cinesi (la stanza di argilla di Chen Zen è un capolavoro, anche se non è certo una scoperta, così il gigantesco dipinto di Fang Lijun), indiani (geniale il video interattivo di Shilpa Gupta), afghani (di grande intensità il lavoro di Lida Abdul), pakistani (catturano le immagini di Rashid Rana) giapponesi, coreani ecc. dimostrano che era davvero il momento di costruire un ponte praticabile con questi mondi.