Lucia Annunziata, La Stampa 7/9/2007, 7 settembre 2007
La sinistra e la povertà Martedì sera ho rivisto in televisione il vecchio e bellissimo film Il giorno della civetta che ha avuto anche il merito di ricordarmi che anch’io appartengo alla specie dei «quaraquaquà», e che Dio mi perdoni mi sono ritrovato a sperare che delitti come quello di Treviso colpiscano prima o poi parenti o amici stretti di qualche Ministro in carica o di qualche giornalista famoso o di qualche VIP perchè allora finalmente vedremo che al posto di fiumi di vuote parole, cominceremmo ad assistere a fatti come la presenza di uomini validi in divisa nei luoghi in cui i reati e le prepotenze quotidiane tormentano noi quaraquaquà nella totale indifferenza di chi parla invece di provvedere
La sinistra e la povertà Martedì sera ho rivisto in televisione il vecchio e bellissimo film Il giorno della civetta che ha avuto anche il merito di ricordarmi che anch’io appartengo alla specie dei «quaraquaquà», e che Dio mi perdoni mi sono ritrovato a sperare che delitti come quello di Treviso colpiscano prima o poi parenti o amici stretti di qualche Ministro in carica o di qualche giornalista famoso o di qualche VIP perchè allora finalmente vedremo che al posto di fiumi di vuote parole, cominceremmo ad assistere a fatti come la presenza di uomini validi in divisa nei luoghi in cui i reati e le prepotenze quotidiane tormentano noi quaraquaquà nella totale indifferenza di chi parla invece di provvedere. Vedremmo finalmente applicata anche da noi la direttiva europea che disciplina l’espulsione diretta dei Rom, dei quali adesso che di questa possibilità si è finalmente saputo, nessuno parla più. Ho fatto anche un altro sogno blasfemo, che alle prossime occasioni i quaraquaquà non vadano più a votare per modo che lor signori si eleggano tra di loro. Cordiali saluti MARCELLO SARTORI Proprio questo giornale ha riportato due giorni fa (5/11) la cruda rappresentazione in termini matematici del suo stato d’animo: a pagina due infatti c’era il tracciato, intrecciato, della caduta della popolazione carceraria e delle rapine in banca. Le due linee, al momento dell’indulto prendono la forma di una X: la prima, quella dell’affollamento carcerario precipita in basso, e l’altra, quella delle rapine, si impenna. I dati Istat ci raccontano che dal 1962 in poi ad ogni atto di clemenza dello Stato ha fatto seguito un impennarsi dei delitti di rapina, spaccio di stupefacenti, frodi, furti, e omicidi. Ma anche sapendo tutto questo, il caso di Treviso appare particolarmente doloroso e difficile da digerire. In quella notte della rapina si sono incrociate infatti vite di gente umile, ma divise da una scelta profonda: la coppia uccisa aveva passato una vita dedicata al lavoro, alla lealtà al loro datore di lavoro, e aveva accettato in serenità di invecchiare con le modeste entrate che gliene erano venute(i ladri non hanno trovato più che qualche catenina e un bancomat); gli altri erano anche loro parte degli umili della terra, i nuovi reietti di quasi un secolo di malgoverno e regimi autoritari, ma avevano scelto di vivere con certezza e determinatezza usando la violenza. Che tipo di intervento politico e sociale potrà mai salvare questi ultimi dalle loro convinzioni? E quale misura mai a favore dei più deboli e poveri della società non dovrebbe includere il primo bisogno di tutti: proprio la sicurezza? Lei ha torto solo su una cosa: il baco che corrode dall’interno la sinistra non è l’elitismo, ma una concezione vecchia e datata della povertà. Ne riparleremo. Stampa Articolo