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 2007  settembre 07 Venerdì calendario

Da alcuni mesi gran parte delle analisi di politica internazionale prevedono un cambiamento di tono nei rapporti tra Stati Uniti ed Europa a seguito del cambio di leadership nei tre maggiori paesi europei

Da alcuni mesi gran parte delle analisi di politica internazionale prevedono un cambiamento di tono nei rapporti tra Stati Uniti ed Europa a seguito del cambio di leadership nei tre maggiori paesi europei. Angela Merkel, Nicolas Sarkozy e Gordon Brown hanno sostituito leader politici per i quali, per ragioni diverse, il rapporto con Washington aveva assunto carattere antagonistico (è il caso di Gerhard Schroeder e di Jacques Chirac) o rappresentava la causa di maggior debolezza di fronte all’opinione pubblica (Tony Blair). Grazie alle personalità fresche e pragmatiche dei nuovi leader, molti analisti stanno prevedendo l’avvio di una nuova era di rapporti più armoniosi tra l’Europa e gli Stati Uniti. Ma un’analisi contenuta nel rapporto 2007 «Transatlantic Trends» - un progetto congiunto del German Marshall Fund of the United States e della Compagnia di San Paolo - sembra capovolgere l’impostazione delle analisi convenzionali. Dopo la rottura del 2003 Secondo i sondaggi condotti sia tra l’opinione pubblica (negli Usa e in 12 paesi europei), sia tra parlamentari e alti funzionari europei, l’atteggiamento degli europei nei confronti degli Stati Uniti non è affatto cambiato negli ultimi anni dopo la grande rottura del 2002-2003 sulla guerra in Iraq. Al contrario il giudizio degli europei sull’amministrazione di Washington resta estremamente severo, in particolare il presidente Bush è definito «molto impopolare». Tanto da far immaginare che i nuovi leader europei potranno modificare atteggiamento nei confronti di Washington, con il sostegno della propria opinione pubblica, solo in caso di cambiamento della leadership americana. Sarà quello, se si attribuisce influenza all’opinione dei cittadini, il momento della vera svolta nei rapporti tra Europa e Stati Uniti. Il rischio implicito è che un anno debba trascorrere in attesa della sostituzione di Bush, in una condizione di stallo nelle iniziative transatlantiche. Secondo il rapporto è anzi possibile che nemmeno l’elezione di un nuovo presidente americano sia garanzia di un miglior rapporto transatlantico, che rimarrà influenzato dal conflitto in Iraq e dalle divergenze di opinione sull’uso della forza anche dopo la presidenza Bush. Una recente cover-story di Newsweek descrive Merkel, Sarkozy e Brown come alfieri del riavvicinamento, ma nonostante gli sforzi dei leader politici americani ed europei, l’opinione pubblica europea resta molto critica nei confronti delle politiche di Washington. Secondo il sondaggio di Transatlantic Trends, perfino nei paesi dell’Est europeo che Donald Rumsfeld aveva definito come «la nuova Europa» in contrapposizione a quella di Parigi e Berlino, l’opinione pubblica sta diventando più pro-europea in politica estera tanto che in alcuni paesi la maggioranza accetta l’uso della forza militare comune anche nel caso il proprio paese sia in disaccordo. La frattura tra un’Europa pro americana e una più critica sembra dunque sanata, ma a favore di Bruxelles. Nell’aprile 2007 il vertice annuale Usa-Ue è stato teatro di grandi dichiarazioni di armonia. Il presidente Bush ha dichiarato: «più vicini saranno Usa e Ue e meglio staranno i nostri cittadini». Il cancelliere Merkel ha proposto una partnership più stretta e un mercato unico transatlantico. Appena eletto il presidente Sarkozy ha lanciato segnali cooperativi a Washington e lo stesso Gordon Brown pur con asciuttezza ha concesso una base per il programma di basi missilistiche americane in Europa. Tuttavia i cittadini europei continuano a considerare solo nel 36% dei casi «auspicabile» una leadership americana negli affari mondiali (a cui sono contrari il 56%), è dunque inalterata l’inversione tra favorevoli e contrari avvenuta a cavallo del 2003. Le critiche sono dirette al presidente Bush più che a Washington tanto che il 77% degli europei è contrario a una sua leadership. Si tratta di critiche sia personali sia legate alla guerra in Iraq. Anche se un lieve miglioramento si registra in Francia, solo il 12% dei francesi, il 13% dei tedeschi e il 16% dei britannici si dichiara favorevole alle scelte politiche di Bush. Da un punto di vista politico d’altronde i rapporti transatlantici stanno effettivamente migliorando negli ultimi anni. Europa e America stanno collaborando su molti temi che prima li vedevano distanti: in Europa condividono la strategia di stabilizzazione dei Balcani, dell’Ucraina e della Georgia. Sforzi comuni sono rivolti alla democratizzazione della Bielorussia. Nel Medio Oriente Washington sostiene la diplomazia europea nei confronti dell’Iran, mentre Bruxelles ha condiviso la linea dura nei confronti di Hamas in cambio di una continuazione degli aiuti alle popolazioni palestinesi. Una strategia comune è visibile nei confronti dell’Afghanistan, mentre motivi di scontro come l’embargo sul commercio d’armi con la Cina sembrano essere stati cancellati dalle agende. Infine proprio l’emergere di nuove potenze come Cina, India e Russia, sta spingendo Europa e America a ricostruire un rapporto più cooperativo. A questo riguardo i pareri delle opinioni pubbliche europee non sembrano affatto di ostacolo. Venere contro Marte Secondo Transatlantic Trends, la dipendenza energetica è la minaccia globale più avvertita sia dagli americani sia dagli europei. L’88% degli europei auspica un ruolo maggiore dell’Europa di fronte alle minacce globali e il 54% ritiene che ciò debba avvenire in partnership con gli Usa. Ma ancora il carattere di Venere-Europa si scontra con quello di Marte-America perché gli europei puntano sugli aiuti allo sviluppo e sul commercio per accrescere l’influenza globale, mentre gli americani hanno maggiore inclinazione agli strumenti militari, in particolare nelle grandi sedi di crisi come l’Afghanistan. Infatti la politica di promozione della democrazia in altri paesi ha perso favori negli Usa negli ultimi tre anni ed è auspicata ora da una netta minoranza dei cittadini americani. Il 54% degli americani e il 48% degli europei (57% in Francia e 54% in Italia) ritiene che la Cina rappresenti una minaccia economica e poco più di un terzo invece la considera un’opportunità. A fronte di tante nuove incognite globali - e nonostante il difficile processo di integrazione politica europea - non solo il 77% degli europei, ma anche il 73% degli americani auspica una leadership forte della Ue negli affari mondiali.