Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  settembre 07 Venerdì calendario

FOSSATI Marco

FOSSATI Marco Monza 20 ottobre 1959. Industriale. Quarto figlio di Danilo (?-Lugano 10 marzo 1995) che nel 1948 fondò la Star lanciando i suoi famosi dadi. Fratello di Giuseppe (Monza 18 aprile 1955), Luca (Monza 23 ottobre 1957-Linate 8 ottobre 2001, morì nella tragedia che fece 118 vittime: un MD87 della Sas in fase di decollo centrò un Cessna tedesco per poi incendiarsi, spezzato in due, in un hangar), Daniela (Monza 11 aprile 1956), Stefania (Monza 1967~) • «La pace [...] ha portato 672 milioni di euro in dote ai giovanissimi figli di Luca Fossati, l’ex presidente della Star deceduto nell’incidente di Linate del 2001. Un contenzioso di tre anni, quello tra la vedova di Luca Fossati, l’architetto Patrizia Montagni, e gli altri fratelli Fossati, azionisti della Findim, la holding lussemburghese che fino al dicembre 2006 possedeva interamente la Star. La vedova di Luca, che appena morto il marito aveva rinunciato all’eredità a favore dei figli [...] esce così definitivamente di scena. [...] Montagni, farà in modo che i 672 milioni destinati ai figli vengano gestiti nel modo più tranquillo possibile, senza investimenti azionari. Discepolo sostiene che anche le scelte più recenti dei fratelli Fossati, come quelle di vendere la Mellin agli olandesi della Numico e la Star agli spagnoli del Pasa Group, hanno contribuito ad acuire i contrasti tra la vedova di Luca e gli altri azionisti della Findim. Tesi non condivisa da Marco, Giuseppe, Stefania e Daniela Fossati, i quattro eredi del fondatore dell’impero Star, Danilo, che ora hanno interamente in mano la holding Findim. Anzi. Secondo Marco [...] appassionato giocatore di golf (che quando Luca era presidente e si occupava della finanza, era il responsabile industriale), l’aver fatto approdare la Star in un gruppo più grande e presente in Sudamerica, Africa, Russia, ed esserne diventati padroni al 50 per cento, è stata invece una scelta in linea con la vocazione industriale della famiglia. Ora però sulle aspre polemiche interfamiliari sfociate in varie cause davanti alla magistratura elvetica - la Montagni è bergamasca e i Fossati brianzoli, ma tutti risiedono in Svizzera - sta per calare il sipario. E se il ricavato della cessione del 28 per cento di Findim pare destinato al reddito fisso, i Fossati, tutt’altro che in crisi di liquidità, nonostante l’esborso ”pacificatorio”, intendono continuare a puntare sull’industria, la finanza e gli immobili. Piacciono, oltre agli storici alimentari, anche i telefoni, le banche, l’energia. [...] nel 2005, alla cassaforte lussemburghese dei Fossati erano attribuiti circa 1,4 miliardi di euro di disponibilità. Poi c’è stata la cessione della Mellin, che Danilo Fossati aveva acquistato nel 1972, alla Royal Numico, la holding olandese leader nella produzione del latte per l’infanzia (controlla anche il marchio Milupa), per circa 400 milioni d’euro, pagati per metà in contanti e per metà in azioni della compagnia quotata alla Borsa di Amsterdam. Contestualmente, la Findim era diventata azionista della Royal Numico, arrivando a detenere una quota del 4,5 per cento, con Marco Fossati nel consiglio d’amministrazione. Nel luglio 2007, il colosso francese Danone ha offerto 12,3 miliardi di euro per rilevare la Numico: un prezzo stratosferico, che valuta 35 volte gli utili attesi della compagnia olandese. [...] In ogni caso, l’operazione Mellin si è rivelata un affare d’oro, visto che la società fatturava 130 milioni di euro e vendeva i suoi prodotti solo in Italia. Una curiosità: il gruppo brianzolo e la Danone hanno già incrociato i loro destini. Marco Fossati aveva infatti lavorato per un anno con i francesi e nel 1989, l’allora BSN capitana da Antoine Riboud era entrata nella Star con una quota del 35 per cento. Un sodalizio durato una decina d’anni che aveva condotto la società francese a controllare il 50 per cento della Star. La madre di tutte le cessioni è stata ovviamente quella, attesa ma comunque clamorosa, della Star: dopo lunghissime trattative, alla fine del 2006 i Fossati hanno passato il testimone del piccolo impero alimentare a un’altra famiglia, quella dei catalani Carulla Font, per circa 750 milioni di euro. Reinvestendo 500 milioni di euro, la Findim è diventata azionista al 50 per cento del Pasa Group, la società attraverso la quale i Carulla Font detengono il 100 per cento di Gallina Blanca, che a sua volta possiede la Star. I Fossati controllano quindi la metà esatta di un gruppo che gli analisti del settore alimentari valutano in 1,2-1,3 miliardi di euro. Marco e Giuseppe Fossati sono consiglieri d’amministrazione e la brianzola Star sta diventando la piattaforma del gruppo italo-iberico per la produzione del dado e dei sughi. Accantonati, per ora, gli investimenti nelle banche italiane, la Findim si prepara a un’impegnativa partita al di là dell’Atlantico [...] Del resto, nonostante siano brianzoli doc - la storica fabbrica della Star, Danilo Fossati la impiantò ad Agrate Brianza, e suo padre Regolo, il primo ”doppio brodo” lo inventò nel retro della sua macelleria di Muggiò - i Fossati hanno un’antica storia di rapporti con le banche a stelle e strisce. In una certa fase degli anni Settanta, la Findim giunse a possedere addirittura più di dieci partecipazioni in istituti di credito americani. La Star non è mai riuscita a portare il mitico ”dado” sulle tavole americane e lo sbarco tra le massaie yankee non pare nei progetti neppure adesso che l’azienda fa parte di un gruppo iberico votato all’export. A Lugano, quartier generale della Findim, non se ne crucciano. I soldi si possono fare con i dadi per minestre e con il latte per neonati, ma anche con la finanza e gli immobili commerciali da mettere a reddito (un business affidato al più grande dei fratelli, Giuseppe [...]). E, naturalmente, senza rilasciare troppe interviste» (Maurizio Maggi, ”L’espresso” 13/9/2007).