Varie, 7 settembre 2007
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Agre Peter
• Northfield (Stati Uniti) 30 gennaio 1949. Chimico. Premio Nobel 2003 «[...] per aver rivelato l’esistenza delle acquaporine. Prima delle pubblicazioni di Agre infatti non era chiaro come l’acqua (che rappresenta circa il 60 per cento del nostro corpo, e varia con l’età e il peso) si muove nei tessuti, come si accumula, come si disperde. Dopo la sua scoperta, invece, lo si sa. E così si è potuta comprendere l’origine e l’evoluzione di molte malattie, in primis quelle del rene, che è l’organo chiave per la regolazione dei liquidi corporei . [...] Dopo aver vinto il Nobel, Agre è diventato famoso e ha usato questa nuova notorietà per condurre battaglie di tipo sociale e politico: “Gli Stati Uniti non hanno avuto uno scienziato al Congresso dai tempi di Thomas Jefferson. I parlamentari che prendono decisioni importantissime sulle cellule staminali o sull’effetto serra sono tutti avvocati o uomini di affari”, dice [...] Di origine scandinava, Agre è un personaggio anomalo tra i premi Nobel: maratoneta, fondista (ha persino fatto la terribile Vasaloppet, la gara di fondo di 90 chilometri che si svolge ogni anno in Svezia), calciatore dilettante. Non certo alunno modello: andava male in chimica e ammette di essere stato ammesso all’università grazie ai buoni uffici del padre, professore di chimica. Eppure quello che sappiamo oggi su come l’acqua circola nelle nostre cellule lo dobbiamo in gran parte a lui [...] “[...] gli esseri viventi (gli uomini, le piante, gli animali) sono fatti per la maggior parte d’acqua. Il movimento dell’acqua all’interno e all’esterno delle cellule viventi è orchestrato in modo molto sofisticato. Non è che ci facciamo caso più di tanto, ma l’acqua del nostro corpo è in movimento costante. Quando beviamo un bicchiere di limonata, per esempio, assorbiamo acqua attraverso gli intestini. Sudando espelliamo acqua e sali. Produciamo fluido spinale per nutrire e lubrificare il nostro cervello. Riempiamo le orbite craniali con umori acquei nei quali galleggiano i bulbi oculari mentre per pulirne la superficie produciamo lacrime. L’acqua nel nostro corpo è in moto perpetuo. Questo movimento è reso possibile dall’esistenza di un sistema specializzato, una specie di impianto idraulico localizzato all’interno delle cellule, sia di quelle animali che di quelle vegetali. Il sistema in questione è costituito dalle acquaporine. Ma noi le abbiamo scoperte per puro caso... [...] Questo è il bello della scienza. Gli scienziati formulano ipotesi a man bassa, ma dimostrarle è un’altra cosa. Qualche volta poi la natura ci mette lo zampino, e ci presenta risultati completamente inaspettati. Io sono un ematologo, il laboratorio in cui lavoravo alla Johns Hopkins University stava studiando gli antigeni del sangue, i gruppi Rh che sono molto importanti dal punto di vista clinico. Bene: purificammo delle cellule, ma una sostanza sconosciuta contaminò i campioni. E così ci trovammo davanti a due proteine nello stesso campione di sangue: il fattore Rh, che volevamo studiare, e una proteina sconosciuta. Che cosa ci facesse nel mio microscopio e quali fossero le sue proprietà era un mistero. Ricavammo la sequenza Dna dei suoi aminoacidi, e anche quella era misteriosa. La proteina era unica e inoltre sembrava simile a quelle che ci sono nelle radici delle piante [...] John Parker, un caro collega che purtroppo non c’è più, propose ingegnosamente: ‘’Sono entrambe permeabili all’acqua’. Fu John a suggerire che si potesse trattare delle aquaporine, il meccanismo che permette l’osmosi tra l’ambiente intra ed extra cellulare che qualcuno aveva ipotizzato. Ma, poiché nessuno era riuscito a dimostrarne l’esistenza, il mondo scientifico non le accettava. Così un piccolo laboratorio catturò una grande preda: un po’ come quando una squadra di provincia batte una di serie A [...]”» (Paolo Pontoniere, “L’Espresso” 13/6/2007).