Nova Il Sole 24 Ore 06/09/2007, pag.I Marco Magrini, 6 settembre 2007
Nei meandri segreti delle internet parallele. Nova Il Sole 24 Ore 6 settembre 2007. Durante i viaggi aerei, si imparano sempre un sacco di cose
Nei meandri segreti delle internet parallele. Nova Il Sole 24 Ore 6 settembre 2007. Durante i viaggi aerei, si imparano sempre un sacco di cose. «No, non usiamo l’internet normale. Per le comunicazioni riservate, abbiamo il Sipper-net», racconta B.L., responsabile dei servizi tecnologici presso una base militare americana in Europa, incontrato per caso durante un volo. Ora Sipper-net è solo la pronuncia di una sigla, perché il significato sarebbe ridicolo (la rete del sorseggiatore). La sigla si scrive Siprnet e sta per qualcosa di molto più serio: Secret Internet Protocol Router Network. Sapere di una rete parallela per fini militari (interamente separata da quella dei comuni mortali) è interessante, perché spiega come mai il Dipartimento della Difesa – che negli anni 60 aveva inventato l’internet come sistema di comunicazione a nodi, capace di funzionare anche in caso di attacco nucleare – abbia poi avuto la benevolenza di regalare tutto alle università prima e poi, nei fatti, a tutto il mondo: ne teneva comunque uno tutto per sé. L’esercito Usa utilizza il Siprnet sia per trasmettere documenti riservati, sia per le chiamate in voce. «Ma c’è anche un Nipper-net parallelo, per la spedizione di documenti digitali non così riservati, che serve anche come accesso al normale internet», aggiunge il compagno di volo. Ovviamente, Nipper-net non è la «rete del ragazzino», ma sta per Niprnet, acronimo di Non-classified Internet Protocol Router Network. Il Siprnet, stando almeno a quanto racconta il giornalista Bob Woodward nel suo ultimo libro, è stato oggetto anche di uno screzio fra Tony Blair e George W. Bush. Nel bel mezzo della guerra in Iraq, il premier britannico avrebbe protestato con la Casa Bianca perché l’Inghilterra era tagliata fuori dalle informazioni (sia operative che di intelligence) del Siprnet. Nel luglio del 2004, dice Woodward, Bush promise a Blair di rimuovere questo ostacolo, ma ci vollero mesi, affinché questo accadesse. Sul Web, c’è chi sostiene che il ritardo è stato necessario al Pentagono per mettere in piedi un nuovo Siprnet aperto agli alleati. Ma tenendosi stretto il suo. Difficile dire se, per i servizi segreti (militari e non), l’era digitale sia più una manna, o una maledizione. Forse più la prima: si dice che un terzo dei circa 100mila dipendenti della Nsa (National Security Agency) americana, abbiano a che fare con i servizi informativi elettronici. Ma, anche per le spie, le scocciature digitali non mancano. «Con questo aggeggio posso mandare email impossibili da intercettare», dice una diplomatica del Governo svedese – un altro incontro casuale ad alta quota – mentre sventola il suo smartphone di ultima generazione, evidentemente "craccato" dall’intelligence di Stoccolma per questioni di sicurezza. Il contrario di quanto è successo in Francia dove, a metà luglio, i servizi segreti hanno chiesto a parlamentari e funzionari governativi di non usare più la posta elettronica con il Blackberry: i suoi server sono negli Stati Uniti e le email sarebbero a rischio di intercettazione. Chissà cosa combinano i servizi segreti di tutto il mondo, dentro ai meandri invisibili della rete digitale che innerva il pianeta. E chissà quante altre ce ne saranno, di internet parallele impenetrabili ai curiosi. Probabilmente, non lo sapremo mai. Nemmeno a prendere un aereo al giorno. Marco Magrini