Il Sole 24 Ore 06/09/2007, pag.8 Elena Cattaneo, Giuseppe Testa, 6 settembre 2007
Ma non è una «chimera». Il Sole 24 Ore 6 settembre 2007. Il trasferimento di cellule e geni tra speci diverse costituisce ormai da decenni un caposaldo della ricerca biomedica
Ma non è una «chimera». Il Sole 24 Ore 6 settembre 2007. Il trasferimento di cellule e geni tra speci diverse costituisce ormai da decenni un caposaldo della ricerca biomedica. Solo tre esempi, significativi: l’insulina prodotta dai batteri a cui è stato inserito il gene umano dell’insulina, (con enorme beneficio per i malati di diabete, che prima dovevano utilizzare, con gravi problemi, insulina estratta da animali); i trapianti sperimentali di cellule umane nel cervello di topo, che hanno fatto da apripista alla possibilità del trapianto cellulare per il trattamento delle malattie neurodegenerative umane; infine, gli esperimenti di trapianto di cellule tumorali umane nei roditori, per studiare vari aspetti della biologia dei tumori. La parola "chimera", però, suscita nell’immaginario comune l’idea della creazione di creature fantastiche, che combinano gli aspetti di varie speci in maniera spesso grottesca o minacciosa. Questi esempi di chimere mitologiche non hanno tuttavia nulla a che fare con gli attuali sviluppi della ricerca biomedica, dato che lo scopo di questa non è la creazione di nuovi animali ibridi, bensì lo studio, nelle primissime fasi dello sviluppo embrionale, del comportamento di cellule o materiale genetico umano. Gli studi a cui l’autorità inglese ha dato il via libera rispondono all’esigenza di trovare modi alternativi e più efficienti per riprogrammare il materiale genetico delle cellule umane adulte, consentenodogli di riassumere le proprietà delle cellule staminali embrionali più primitive e quindi più plastiche. Lo scopo è duplice. Il primo è lo studio dei meccanismi di base che permettono al genoma specializzato di una nostra cellula matura (ad esempio di una cellula della pelle che sa essere solo pelle) di riassumere le capacità funzionali proprie anche di altri tipi cellulari (per esempio ottenere, da una cellula della pelle "ristaminalizzata", una cellula neuronale). Il secondo è più applicativo e deriva dalle difficoltà pratiche e per alcuni etiche di usare ovociti umani, in eccesso o donati, per "ristaminalizzare" le cellule umane adulte. Per la maggior parte delle malattie umane di cui non comprendiamo i meccanismi il principale ostacolo è la scarsità di materiale cellulare su cui impostare la ricerca. Il via libera dall’autorità inglese risponde esattamente a questa esigenza. Elena Cattaneo, Giuseppe Testa