Vittorio Grevi, Corriere della Sera 7/9/2007, 7 settembre 2007
Mentre da noi l’Alitalia continua il suo «volo cieco» alla ricerca – fin qui vana – di un compratore, negli Stati Uniti il 2007 è l’anno del risanamento delle grandi compagnie, finalmente uscite dalle procedure fallimentari e tornate a fare utili, ma anche quello del collasso degli aeroporti e del sistema di controllo del traffico aereo
Mentre da noi l’Alitalia continua il suo «volo cieco» alla ricerca – fin qui vana – di un compratore, negli Stati Uniti il 2007 è l’anno del risanamento delle grandi compagnie, finalmente uscite dalle procedure fallimentari e tornate a fare utili, ma anche quello del collasso degli aeroporti e del sistema di controllo del traffico aereo. I viaggiatori americani riemergono, sfiancati, da un’ estate di tregenda, con ritardi e cancellazioni dei voli a livelli record. il paradossale risultato del grande successo della deregulation avviata un quarto di secolo fa che ha moltiplicato il traffico, ma alla fine si è infranta contro i limiti del sistema, le incertezze della politica e la debolezza della Faa, l’agenzia federale per i controllo del traffico aereo. Voli, decolli e atterraggi sono tuttora gestiti con una tecnologia radar vecchia di quasi mezzo secolo. Un sistema più moderno, basato sul controllo satellitare, consentirebbe di aumentare la densità dei velivoli sulle rotte e i ritmi di decolli e atterraggi senza compromettere gli standard di sicurezza, ma gli investimenti necessari sono enormi. Chi pagherà il conto? L’attentato di sei anni fa alle Torri gemelle aveva funzionato da anestetico: il traffico aereo negli Usa dopo il 2001 è calato facendo venir meno l’emergenza del sovraffollamento delle rotte. E l’attenzione si è spostata altrove: investimenti in sicurezza per prevenire nuovi attentati e il risanamento delle compagnie, finite quasi tutte coi bilanci in rosso. Ora che il traffico ha superato i livelli pre-2001, nei cieli Usa è tornata l’emergenza aggravata da due fattori: l’aumento dei voli dei jet privati che hanno gli stessi diritti di decollo e atterraggio degli aerei di linea e la strategia aggressiva delle compagnie che, per rimettere a posto i conti, hanno tagliato equipaggi e aerei di riserva e, per conquistare nuove fette di mercato, hanno programmato un numero eccessivo di voli nelle ore di punta, pur sapendo che gli aeroporti non sono in grado di smaltirli. Insomma: ritardi garantiti anche in assenza di imprevisti. All’aeroporto Kennedy di New York, ad esempio, le compagnie hanno inserito nei loro orari 57 voli che dovrebbero decollare tra le 8 e le 9 del mattino, nonostante sia noto a tutti che lo scalo non è in grado di gestire più di 45 partenze in quell’arco di tempo. Insomma il risanamento delle compagnie è stato pagato dai consumatori, se non con tariffe molto più alte, con un peggioramento della qualità del servizio. Quello delle aviolinee è il caso quasi paradigmatico di un’industria di grande successo che ha regalato agli americani grande libertà di movimento a costi molti contenuti e con standard di sicurezza senza paragoni nel mondo che ora deve fare i conti con barriere fisiche di sistema difficilmente superabili: aprire nuove piste è difficile, costruire nuovi aeroporti quasi impossibile (Denver International è l’unico nato degli ultimi vent’anni). Le responsabilità per il deterioramento del sistema sono di tutti: compagnie, Faa, il Congresso che rivendica poteri d’intervento ma non sa che fare e teme di irritare le comunità locali contrarie a nuove piste e rotte e il governo che non sa come finanziare NextGen, il nuovo sistema di controllo del traffico aereo che, comunque, andrà a regime tra 10-15 anni. E nel frattempo? Come sempre, quando lo Stato non sa risolvere un problema complesso, in America si affaccia la tentazione del «fai da te»: in questo caso un sistema di controllo satellitare degli aerei limitato a un fazzoletto di cielo da installare sugli stessi jet messi così in grado di «autogestire » la rotta, riducendo gli spazi tra un velivolo e l’altro. La stessa Faa sta incoraggiando questi esperimenti, per ora limitati ai voli notturni e a quelli dei velivoli cargo.