Corinna De Cesare, Corriere della Sera 7/9/2007, 7 settembre 2007
MILANO
Astana è una capitale creata a tavolino. Tutto è costruito per dimostrare «vigore, potenza e influenza», metafora del suo presidente, miliardario e decisionista, il 67enne Nursultan Nazarbayev. Lo dimostrano le parole del primo ministro Karim Masimov, a proposito del consorzio che ha in gestione il giacimento di Kashagan, guidato dall’Eni, ha detto: «Conformemente agli ordini e alle richieste del presidente kazako, KazMunaiGas deve diventare co-operatore di questo progetto ». Parole pesanti che dimostrano la presa del presidente sul governo.
Solo poco tempo fa, Nazarbayev è riuscito infatti promulgando una riforma costituzionale a togliere ogni limite al suo mandato, a diventare insomma presidente a vita di diritto. Ma chi è questo presidente- eterno? Ex operaio in un’acciaieria, Nazarbayev è ora padrone di banche, imprese e immobili, con un partito che controlla tutte le tv kazake ed è al potere dal 1989. Da quando cioè questa terra grande quanto l’Europa occidentale, ricca di gas e petrolio e con un Pil da 53,6 miliardi di dollari (dove nessuna elezione è mai stata riconosciuta libera e onesta dall’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e cooperazione in Europa) era ancora una repubblica sovietica.
Ora il presidente vuole che la società kazaka, presente in Agip Kco con un pacchetto dell’8,33%, diventi co-operatore dell’Eni, che è a capo del consorzio che sta lavorando a Kashagan, un giacimento a 4 mila metri di profondità nel mar Caspio da 38 miliardi di barili. Nazarbayev è amico di Mosca (solo poco fa Cina, Russia e le quattro repubbliche dell’Asia centrale tra cui il Kazakhstan, si sono riunite per consolidare la cooperazione sui temi dell’energia) ma punta a sembrare più democratico di quanto non lo sia. Per questo ha indetto elezioni parlamentari per riformare la Camera bassa e dare più spazio alle forze politiche d’opposizione, ma sembrerebbe che nessuna di queste, guarda caso, abbia superato la soglia di sbarramento del 7 per cento.
Una famiglia, quella con cui ha a che fare Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni che ieri è stato invitato in Kazakhstan insieme al commissario Ue all’energia Andris Piebalgs, con una storia intricata. E con un genero del presidente, Rakhat Alyev, ex marito di Dariga primogenita Nazarbayev, che è passato da ambasciatore kazako a Vienna a ricercato su mandato internazionale dopo aver accusato il suocero di «tramare contro la democrazia». E dall’Austria non intende proprio far ritorno. La stessa sorte sembra avvicinarsi per il suo «collega», Timur Kulibajev sposato con Dinara, la seconda delle tre figlie Nazarbayev, che è appena stato silurato come numero due di Samruk, holding che gestisce le partecipazioni statali nelle compagnie di maggior valore del Paese.
Una famiglia insomma, che probabilmente si trova a dover affrontare un futuro riassetto. E per cui la partita del petrolio che si sta giocando sul mar Caspio, sembra tutt’altro che secondaria. Dopo richieste di cifre miliardarie, minacce ambientaliste e rimproveri su tempi non rispettati, l’Eni (che ha anticipato al 30 di ottobre la riunione per la trimestrale e che oggi ha in agenda una riunione ordinaria del consiglio) ieri ha risposto «esprimendo soddisfazione per il clima di fiducia e collaborazione contenuto nelle dichiarazioni del primo ministro kazako» e ha confermato la disponibilità «ad affrontare tutti i temi proposti insieme con i partner del consorzio che opera in Kashagan».
certo di trovare «la soluzione migliore per tutti» Paolo Scaroni, che in un’intervista a «Economy» ha ribadito la linea del cane a sei zampe. Ma il presidente kazako sembrerebbe disposto proprio a tutto. Quando ha fatto nascere, nel 1997, la nuova capitale trasferendola da Almaty, città del sud, ad Astana, la Brasilia del Kazakhstan, il Presidente ha fatto erigere torri, piramidi e grattacieli proprio come nella capitale brasiliana. Nazarbayev ha cercato persino di domare la natura, creando una gigantesca foresta per formare una barriera al vento della steppa in un territorio dove le temperature possono arrivare fino a 40 gradi e precipitare a 37 sotto zero. «Riteniamo che l’equilibrio economico del progetto sia stato spezzato a danno del governo kazako. Per il momento sono in corso negoziazioni amichevoli. Ma se i partner del consorzio non accetteranno le nostre rivendicazioni, abbiamo un piano B, di cui parlerò più avanti» ha detto ieri il premier Masimov. Ma dall’Italia è arrivata la mano tesa del ministro dello sviluppo economico Pierluigi Bersani: «L’Italia, la Ue, le nostre imprese hanno sempre un atteggiamento fattivo, collaborativo e amichevole. Sono pronte ad ascoltare le ragioni, discutere e trovare soluzioni. Credo che le soluzioni saranno trovate» ha dichiarato Bersani. E a quanto pare si dovranno cercare ad Astana.