Il Sole 24 Ore 06/09/2007, pag.6 Rossella Bocciarelli, 6 settembre 2007
In Italia record di mini-rapine - Abi: serve più denaro di plastica. Il Sole 24 Ore 6 settembre 2007
In Italia record di mini-rapine - Abi: serve più denaro di plastica. Il Sole 24 Ore 6 settembre 2007. ROMA. Italia, terra di rapine in banca. Il triste primato europeo, come spiega in questa intervista il direttore generale dell’Abi, Giuseppe Zadra, non data dall’altro ieri (anche se è molto probabile che, come hanno argomentato gli economisti Giovanni Mastrobuoni e Alessandro Barbarini, incrociando dati Istat e Abi, dopo l’indulto si sia verificato un incremento). Una delle cause del male, secondo Zadra, è molto vistosa: in Italia c’è ancora troppo contante in giro e i rapinatori vedono la banca come il salvadanaio da rompere. Dottor Zadra, è vero che siamo primi in classifica per numero di rapine in banca? Purtroppo sì. Il 50% delle rapine in banca che avvengono in tutta Europa viene perpetrato in Italia. Ogni anno, infatti nel nostro Paese avvengono circa 2.700-2.800 rapine. E questo primato è stato raggiunto in epoca recente? No, da quando facciamo rilevazioni statistitche, cioè da almeno dieci anni, il fenomeno esiste e ha sostanzialmente queste dimensioni abnormi. Avete un’idea delle possibili cause? C’è una correlazione statististica che ci sembra molto significativa: è quella fra la percentuale del contante utilizzato per i pagamenti, in rapporto alla moneta elettronica e il numero delle rapine. Sappiamo che in Italia il 90% dei pagamenti avviene in contanti. Noi pensiamo che un nesso causale ci sia tra l’eccesso di moneta contante in circolazione e l’eccesso di misfatti: per questo abbiamo adottato una strategia di "war on cash" convinti che il denaro contante possa e debba ridursi. Insomma, i ladri pensano che la gente vada in banca solo per depositare e ritirare contante... Già. Per questo motivo già da tempo abbiamo impostato una politica volta a minimizzare il cash disponibile presso lo sportello. E questo, come mostrano le statistiche, ha già sortito degli effetti positivi: gli importi medi delle rapine si sono ridotti. Attualmente siamo su una stazionarietà di circa 20mila euro. Fortunatamente, sono molto meno frequenti le grandi rapine, mentre se ne verificano tante piccole da 2-3mila euro. Ed è anche cambiata la tipologia dei ladri: invece dei "7 uomini d’oro" che fanno il colpo del secolo, a tentare il furto va il primo malcapitato che passa per la strada. Inoltre, c’è anche un’altra linea di policy che abbiamo adottato con decisione. Quale? La nostra priorità è la tutela massima della sicurezza dei clienti e dei dipendenti. Per essere chiari, noi non vogliamo sparatorie in banca; non ha senso provocare il Far west. Non vogliamo fare come altri paesi europei, dove la scelta di chiedere ai direttori di filiale e agli impiegati di essere molto reattivi ai rapinatori provoca un morto al mese. Noi riteniamo questa scelta molto poco saggia. Costa molto la prevenzione dei crimini? Spendiamo un mare di soldi. Le banche espongono un’ampia messaggistica di sicurezzza che dice che nella filiale c’è il metal detector, che l’area è videosorvegliata o c’è il rilevatore biometrico e la cassaforte temporizzata, per non parlare della guardia armata. Tutto questo costa la bellezza di 800 milioni di euro l’anno. Tenendo conto del fatto che in Italia esistono circa 35 milioni di conti correnti, ciò vuol dire che ogni anno per conto corrente si spendono 23 euro. Quando le aziende di credito italiane vengono accusate di essere particolarmente care, bisogna anche ricordare anche che la sicurezza in Italia costa cinque volte in più della Germania. C’è una specificità del Sud d’Italia nelle statistiche sulle rapine? No. Conta invece molto, in queste cose, la geografia della ricchezza. I ladri vanno a rubare nei paesi più ricchi. Semmai, esistono tanti fenomeni di "pendolarismo criminale", per cui si parte dal Sud e si va a rubare a Nord. In ogni caso, si stanno rivelando molto efficaci i protocolli firmati dalle banche con le prefetture e con il ministero degli Interni per accrescere la collaborazione con le forze di polizia. Rossella Bocciarelli