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 2007  settembre 06 Giovedì calendario

La crisi globale dei cereali. Il Sole 24 Ore 6 settembre 2007. Apprezzo molto il ministro Paolo De Castro, titolare delle Politiche agricole, alimentari e forestali, per una qualità rara tra i politici: parla poco

La crisi globale dei cereali. Il Sole 24 Ore 6 settembre 2007. Apprezzo molto il ministro Paolo De Castro, titolare delle Politiche agricole, alimentari e forestali, per una qualità rara tra i politici: parla poco. Lo si incontra raramente nei talk-show televisivi, nelle feste di partito, negli incontri mondani. Non sappiamo come la pensi sui lavavetri. Ignoriamo se e come si schieri nel partito democratico. Insomma, un ministro che fa il suo lavoro e che, quando parla, parla di quello, come ha fatto da ultimo domenica scorsa sul Sole-24 Ore: un raro esempio di professionalità. Qualche parola in più, forse, potrebbe ora spenderla per spiegare ai cittadini cosa stia succedendo sui mercati delle materie prime alimentari, dominati da effervescenze sui prezzi quali non si vedevano da molti anni. Ovviamente ne temono gli effetti i consumatori, ai quali il prezzo del pane e del latte interessa sicuramente di più che non le sorti dei lavavetri fiorentini. Il ministro De Castro, per la verità, è già intervenuto, per precisare e per tranquillizzare. Ma qualcosa di più forse va detto. Innanzi tutto, che non si tratta di una crisi passeggera. Questa estate, infatti, ha segnato una battuta d’arresto non solo per l’illusione del denaro sempre facile, ma anche per quella delle materie prime alimentari abbondanti e a buon mercato. Per anni, siamo stati abituati a raccolti fin troppo ricchi, tali da costringere, se mai, a lasciare le terre incolte per non inondare i mercati e deprimere i redditi degli agricoltori. Scopriamo che non è più così. E che non si tratta solo di un inverno troppo mite o di una primavera troppo secca che fanno crollare le produzioni, come è accaduto per esempio al grano negli Usa, in Canada e in Australia. Le ragioni sono strutturali, destinate a durare nel tempo e a modificare radicalmente i flussi del commercio internazionale: si tratti delle nuove tendenze di consumo nelle economie emergenti (quest’anno l’India è tornata a importare frumento dopo anni di autosufficienza); o della sempre più diffusa produzione di bio-combustibili, incentivata dal rialzo dei prezzi petroliferi, che divora cereali sottratti all’alimentazione umana e animale. I consumatori di "tortillas" e di birra se ne stanno già accorgendo. Il rapporto Ocse-Fao sulle prospettive dell’agricoltura di qui al 2016, pubblicato poco meno di un mese fa, avverte che «alcuni cambiamenti strutturali come l’accresciuta domanda di bio-combustibili e la riduzione delle eccedenze derivata dalle riforme agricole, potrebbero mantenere i prezzi al di sopra dei livelli di equilibrio nei prossimi dieci anni». Al di là di facili, e spesso interessati, allarmismi, le preoccupazioni dei consumatori, perciò, meritano di essere considerate. Come europei, siamo in prima fila. L’annosa questione della riforma della politica agricola europea (un ambito nel quale il ministro De Castro si è distinto per riconosciute capacità negoziali) va infatti affrontata alla luce di una situazione profondamente diversa che vede ora l’offerta, tradizionalmente sovrabbondante, in calo. un nuovo, inedito paradosso del protezionismo e del dirigismo agricoli che finora ci avevano affrancato, quanto meno, dai rischi di un’offerta insufficiente. Ma non si tratta solo delle nostre tasche: il calo d’offerta delle materie prime rischia di mettere a repentaglio molti aiuti alimentari a Paesi poveri che da quelli dipendono. A meno che, guarda caso, non intervenga un misericordioso Putin pronto a riaffermare l’influenza del suo Paese (per esempio sull’Africa) con la graziosa concessione di qualche sacco di farina. Come sottolinea perciò nel suo rapporto l’Ocse, sono in gioco le sorti della globalizzazione che proprio sulla materia agricola ha trovato, in tutto il mondo, gli avversari più combattivi. Nuove politiche energetiche, efficienza della filiera, mercato sono tre risposte possibili a un’emergenza che delinea un quadro diverso da quello tradizionale. E che prospetta una nuova stagione delle politiche agricole, più consapevoli di quanto succede negli orti del vicino e più sensibili alle ragioni dei consumatori. Salvatore Carrubba