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 2007  settembre 08 Sabato calendario

ARTICOLI SULLE DONNE CHE SI RIFIUTANO AL TRIPLICE IMPIANTO DEGLI EMBRIONI ("DISSENSO INFORMATO", POSSONO FARLO) METTENDO IN DIFFICOLTà I MEDICI (NON POSSONO FARLO)


MILANO – Crolla di fatto uno dei punti cardine della legge 40 sulla procreazione assistita. L’obbligo di mettere nell’utero tutti gli embrioni – parificati dalle norme del 2004 a vite umane – adesso vacilla sotto i colpi delle lettere di rifiuto che le coppie cominciano a presentare nei più importanti ospedali d’Italia. Testi, per lo più scritti a mano, con frasi del tipo: «I sottoscritti (...) diffidano il direttore sanitario dal trasferire tutti gli embrioni ottenuti». Quelli che rimangono tornano, dunque, a essere congelati.
«L’utero è mio e me lo gestisco io», era lo slogan ai tempi della battaglia per la legalizzazione dell’aborto: paradossalmente, a tre anni di distanza dalle normative sulla fecondazione in vitro, la musica è la stessa. Chi ricorre alla diffida vuole evitare gravidanze plurigemellari che, secondo le stime dei medici, aumentano del 40% il pericolo di aborti prematuri o di malformazioni dei neonati. Le donne che rifiutano di farsi impiantare tutti gli ovociti fertilizzati svuotano di significato uno degli articoli
clou della legge 40, il 14, comma 2: «Le tecniche di produzione (...) non devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario a un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre». la norma, per intendersi, approvata con l’intento dei sostenitori della «vita umana anche se ancora in provetta», ma da subito duramente contestata dai promotori del referendum del giugno 2005 per i suoi rischi. Non solo: la crioconservazione degli embrioni è tassativamente vietata, nello stesso articolo, al comma 1.
La rivolta contro il trasferimento degli embrioni a tutti i costi fa leva sull’articolo 13 delle linee guida approvate dal ministero della Salute nel giugno 2004 («Il
transfer non è coercibile »).
Ma i medici sono in difficoltà. Ammette Guido Ragni, direttore del Centro di sterilità della Mangiagalli: «Noi dobbiamo rispettare il volere della donna che non può essere obbligata a un triplice impianto. Il problema è che la legge 40 prescrive il contrario ». Per cautelarsi, la Mangiagalli si è impegnata – caso per caso – ad avvisare la magistratura. «Il problema è serio – conferma Guglielmo Ragusa, responsabile del Centro di riproduzione assistita dell’ospedale San Paolo ”. Il
transfer di solo due ovociti fecondati è offerto, comunque, in situazioni particolari, soprattutto per pazienti sui 30 anni. Per il terzo embrione si procede, poi, a un programma di congelamento ovocitario». Nelle ultime settimane il Cecos, che raggruppa 28 centri privati specializzati nella fecondazione in vitro, ha diffuso un questionario per sondare l’applicazione dei punti controversi della legge 40. Tra questi il segretario nazionale dell’associazione Claudia Livi ha inserito l’articolo 14.
Ci sono donne che rifiutano anche l’impianto di un embrione che presenta gravi anomalie. «All’inizio la coppia dichiara che si farà trasferire tutti gli ovociti fertilizzati, come dice la legge – spiega Emanuele Levi Setti, primario di Medicina della riproduzione all’Humanitas di Rozzano ”. Ma nessuno, poi, vieta loro di cambiare idea, anche perché non sono sanzionabili. In questo caso scatta il congelamento. Da noi non ci sono ancora stati casi del genere, ma sappiamo che ci troveremmo davanti a un vizio di legge». Allarga le braccia il ginecologo Stefano Venturoli, tra gli autori delle linee guida, direttore dell’unità operativa di fisiopatologia della riproduzione dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna: «Non c’è dubbio che il regolamento attuativo sul punto in questione modifichi lo spirito della legge. Però è stato approvato da una commissione con membri di diverso orientamento politico. Alla fine siamo stati tutti d’accordo sul fatto che nessuno può fare un atto di violenza contro la donna». Il risultato è una legge considerata in contraddizione con se stessa.

***

MILANO – Il 2007 era appena arrivato quando Daria (il nome è di fantasia) ha preso carta e penna per impedire che i medici di un noto centro pubblico milanese le trasferissero tre embrioni nell’utero. «L’ho scritto a mano – racconta al Corriere ”, furibonda e spaventata. "Noi sottoscritti diffidiamo il direttore sanitario ecc.". Sono stata fortunata perché il medico che mi seguiva mi ha fatto capire che c’era questa possibilità. E ora vorrei che lo sapessero anche tutte le altre donne». Daria ha 27 anni e un marito gravemente infertile. Il suo sogno è una famiglia numerosa. Per coronarlo l’unica strada è la Icsi, la tecnica di fecondazione assistita in cui un singolo spermatozoo viene iniettato direttamente nell’ovocita. Così lei e suo marito, qualche mese fa, decidono di compiere il grande passo. Dopo gli esami di rito lei inizia la stimolazione. « stato allora, durante un controllo ecografico, che mi è venuto il dubbio – racconta ”. Stavo producendo molti follicoli e, come un incubo, ho pensato ai tre embrioni. Sapevo che non volevo correre quel rischio. Una mia amica aveva appena avuto una gravidanza trigemina sfociata in un parto prematuro. Un bimbo era morto, due erano stati per mesi in rianimazione e non si sa ancora se abbiano ritardi mentali».
La ragazza esprime i suoi dubbi al medico. «Lui ha ammesso subito che poteva essere un problema e mi ha detto che alcune pazienti lo avevano risolto scrivendo una lettera. Non mi ha proposto di fecondare solo due ovociti in modo da non produrre tre embrioni perché le mie possibilità di rimanere incinta sarebbero diminuite drasticamente». Ma il centro non fornisce dettagli sulla lettera e trovare informazioni non è facile. Daria è un architetto, come suo marito, e naviga quotidianamente su Internet. « stata la mia salvezza. Mi hanno aiutata i siti delle associazioni dei pazienti come Mamme online o Cerco un bimbo.
Lì nei forum ho potuto comunicare in via privata con varie donne che l’avevano fatto». Quando il centro le ha comunicato i risultati del pick up (il prelievo degli ovociti), Daria era già pronta. «Mi hanno detto che si erano formati tre embrioni belli e vitali. Sono corsa al centro con la diffida in mano. I medici ne hanno preso atto, anzi sembravano quasi sollevati, e mi hanno trasferito solo due embrioni. L’altro è stato congelato». Purtroppo poi è arrivata la delusione. «Non sono rimasta incinta – spiega la ragazza – ma non mi pento della mia scelta. Ho preferito così piuttosto che correre il rischio. So di gente che in questi casi ricorre all’aborto selettivo. Ora sapere di avere un embrione che mi aspetta mi dà tranquillità. Spero di andare a riprendermelo entro l’anno».

CORRIERE DELLA SERA, 8/9/2007
SIMONA RAVIZZA
le tracce lasciate da Berlusconi pur di arrivare subito al voto, portano addirittura in Austria, da dove ieri è rientrato Gianfranco Rotondi. «Sono andato a Vienna su mandato degli amici di Forza Italia – confida l’alleato del Cavaliere – per incontrare una delegazione del Partito popolare austriaco. Dovevo capire se potevano intercedere sui senatori sudtirolesi della Svp, con cui sono gemellati». L’Svp – che appoggia Prodi – al Senato ha tre voti, «vale cioè quanto Mastella», e da tempo Berlusconi corteggia segretamente Luis Durnwalder, capo indiscusso del partito altoatesino di lingua tedesca, usando come ambasciatore Franco Frattini.
Rotondi rivela che a Vienna cercava «una spintarella», «sì, insomma, se riuscivano far cambiare idea alla Svp. Sono stato ricevuto da una delegazione di rango, c’era l’ex premier Schussel e anche un sottosegretario agli Esteri. Schussel ha tessuto le lodi di Berlusconi, ma mi ha detto che non potevano ingerirsi nelle vicende italiane. Però mi hanno consigliato di far presentare un emendamento alla Finanziaria per i fondi a favore del valico italo-austriaco. La Svp è sensibile al tema: se Prodi si opponesse, magari potrebbe astenersi. E al Senato l’astensione vale come voto contrario. Però sono pessimista, gliel’ho riferito a Berlusconi: "Prova a muoverti tu"». E lui? «Zitto». Ci proverà il Cavaliere, o cercherà altre strade pur di arrivare al voto? «Ho idea – sorride il mastelliano Mauro Fabris – che prenderà un’altra musata. Il "fattore C" di Prodi sta tornando. Se ne accorgerà anche Veltroni ».