Massimo Nava, Corriere della Sera 7/9/2007, 7 settembre 2007
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI – Rachida Dati gode di una doppia immunità: la fiducia assoluta del presidente Sarkozy e l’amicizia («per me è come una sorella») della first lady Cécilia, che la ospita nei week end e l’ha voluta al seguito nelle vacanze americane. Altrimenti occuperebbe ancora una delle poltrone più importanti (e più esposte) del governo francese? L’interrogativo circola dopo le polemiche collezionate dalla ministra della giustizia dall’indomani della nomina. Al balcone dell’ufficio di Place Vendome, cuore elegante di Parigi, i mazzi d’orchidee del debutto sembrano appassiti. E un po’ sbiadita è l’immagine brillante di una giovane immigrata arrivata al potere e al successo.
Il simbolo della rivoluzione culturale di Sarkozy, l’emblema della Francia multietnica, la «Condy francese», è contestata dai magistrati ai più alti livelli, criticata dall’apparato e dai sindacati, punzecchiata da esperti e intellettuali, abbandonata dalla squadra dei collaboratori. Ad uno ad uno, si sono dimessi sei alti funzionari, mentre in questi giorni ha sbattuto la porta il capo di gabinetto, Michel Marquer. Alla contestazione, si aggiunge l’imbarazzo per i guai giudiziari di due suoi fratelli.
«Non ho paura di argomenti tabù e ho sconvolto qualche corporativismo», dice Rachida per minimizzare una messa in discussione che può avere diversi livelli di lettura: personale e sostanziale. Nel primo caso, si colpisce la guardasigilli. Nel secondo le riforme della giustizia: avviate dalla Dati, ma volute da Sarkozy, essendo l’autorità e la certezza della pena al centro delle promesse in campagna elettorale. I detrattori denunciano confusione fra autorità e autoritarismo, scarsa conoscenza della complessità della macchina giudiziaria, inesperienza politica e «brutalità» nei rapporti personali. In poche parole, fa di testa sua e non ascolta nessuno, tranne che Sarkozy, con il sospetto che l’ecatombe di collaboratori sia soltanto un capitolo di un grande rimpasto al servizio di Sua Maestà.
Le polemiche investono anche i contenuti di leggi fresche di approvazione, a cominciare da quella che innalza le pene dei recidivi per finire con disposizioni che tenderebbero a rafforzare l’autorità del guardasigilli a detrimento dell’autonomia della magistratura. Un alto magistrato di Nancy è stato convocato al ministero (un incontro definito «glaciale») per non aver richiesto una condanna senza condizionale, in contrasto con la nuova impostazione.
«La giustizia si amministra in nome del popolo francese e non in nome di Nicolas Sarkozy», è la feroce battuta del presidente del sindacato dei magistrati. Ma proprio Rachida replica: «Sono io il capo dei procuratori. Loro devono applicare la legge e una politica penale. La legittimità suprema è quella dei francesi che hanno eletto Sarkozy per restaurare l’autorità».
Il lato duro e risoluto di Rachida, 41 anni, era il più sconosciuto al grande pubblico che ha salutato con simpatia la giovane maghrebina arrivata in alto attraverso le avversità della vita. Figlia di un muratore algerino e di una cameriera marocchina, sbarcata in Francia con undici fratelli, Rachida ha fatto diversi mestieri di giorno per mantenere tutta la famiglia e studiato di notte per ritagliarsi un posto nella società francese. Adesso veste Prada e dice: «La mia vita non è un romanzo, ma un percorso. Ho lavorato duro, ecco tutto!». Lavoro e determinazione che le hanno aperto le porte del mondo politico e finanziario parigino. Avvicinatasi all’UMP, il partito della destra, è stata notata da Sarkozy che l’ha voluta come portavoce della campagna elettorale e poi come membro del governo al più alto livello. Proprio ieri, il presidente ha pronunciato un’indiretta difesa della sua prediletta, affermando che non c’è nessuna ragione per non andare avanti sulla strada della riforma.
Il caso «Rachida» è la nube più densa, ma non l’unica sull’autunno che attende Sarkozy. L’ammirazione di cui gode in patria e all’ estero non nasconde le difficoltà di ordine politico (c’è un calo di consensi di 4 punti) e i primi screzi nella squadra dei ministri, alcuni insofferenti all’onnipresenza dell’Eliseo, a volte smentiti dal vero viceré o primo ministro ombra: il segretario generale Claude Gueant. In questo ruolo, le tradizioni della République continuano inalterate.
Il presidente deve affrontare una crescita inferiore alle previsioni che potrebbe mortificare alcune promesse elettorali. Il provvedimento sul rimborso fiscale sui mutui è stato ridotto a poca cosa. I poliziotti protestano per il ridotto pagamento delle ore di straordinario durante la rivolta delle banlieues
nel 2005. Mentre l’opposizione della sinistra langue per defezioni e scontri interni, qualche critica si alza dalla maggioranza. Un vecchio nemico, l’ex premier de Villepin, è di nuovo sul piede di guerra. La missione libica della moglie Cécilia ha suscitato un vespaio, aggravato dal rifiuto della first lady di riferire alla commissione d’inchiesta parlamentare.
L’hanno definito un iperpresidente. Forse è vero. Ma non invulnerabile. Quindi normale anche nell’aureola del trionfo.
LA DENUNCIA
Le Monde, ieri: «L’autoritarismo di Dati esaspera e inquieta i magistrati» FRANCOARABA
Rachida Dati, 41 anni, è ministro della Giustizia dal 18 maggio.
Tra i primi provvedimenti, l’inasprimento delle pene per i minorenni ultrarecidivi.
Padre marocchino e madre algerina, ha 7 sorelle e 4 fratelli di cui uno, Jamal, è stato condannato a un anno di carcere per traffico di droga (Afp)