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 2007  settembre 06 Giovedì calendario

Molto ci sarebbe da dire sulla crisi innescata in Usa dai mutui subprime, sulle sue cause, sulle sue conseguenze e sulle misure da adottare per ridurre i rischi che essa ha messo in luce

Molto ci sarebbe da dire sulla crisi innescata in Usa dai mutui subprime, sulle sue cause, sulle sue conseguenze e sulle misure da adottare per ridurre i rischi che essa ha messo in luce. Qui tuttavia ci si sofferma su un punto specifico, ma di grande rilievo; perché le autorità monetarie hanno reagito alla crisi con drastici interventi (ben descritti da Stephen Cecchetti su La voce. info) volti ad aumentare la liquidità sul mercato? E soprattutto, quali sono le implicazioni a lunga scadenza di tali interventi? Va premesso che questi, nella misura in cui consentono di ridurre l’impatto di violente cadute dei prezzi dei beni, vengono considerate dai mercati quasi come un’assicurazione parziale contro il rischio di deprezzamento dei beni stessi. Sotto la guida di Greenspan la Federal Reserve (Fed), la banca centrale americana, in passato ha reagito così a una serie di crolli dei mercati, creando quella che venne perciò definita la Greenspan put; essa metteva un limite alla perdita conseguibile nella peggiorata situazione di mercato, quasi fosse un diritto a vendere i beni a prezzo prefissato. Si parla per questo di moral hazard. Ora che dopo Greenspan è venuto Bernanke, la Greenspan put è ancora valida? Certo, solo un aruspice può decrittare i responsi delle autorità monetarie, ma forse la risposta è sì: pare questa l’interpretazione da dare a un discorso tenuto da Fred Mishkin, un collega di Bernanke alla Fed, nell’esclusivo seminario annuale per banchieri centrali a Jackson Hole. Cosa ha detto Mishkin, citato dal Financial Times del 3 settembre? Che la Fed deve intervenire appena vede scendere i prezzi delle case, se pensa che esso si rifletterà in un calo del Pil, senza attendere che il calo si materializzi, perché allora potrebbe essere troppo tardi. La Fed, par di capire, pur non dovendo tenere alti i prezzi delle case, deve eliminare gli effetti sull’attività economica del loro declino. Come osserva Guido Tabellini sul Sole 24 Ore del 4 settembre, la banca centrale vuole inflazione bassa e ciclo economico stabile: altri obiettivi, come «la stabilità finanziaria o il buon funzionamento dei mercati, sono rilevanti nella misura in cui influenzano le prospettive macroeconomiche nel medio periodo ». Quella della banca centrale è un’arte, usa a distinzioni chiare solo ai suoi chierici. Sia consentita qualche timida domanda che molti laici, certo superficialmente, si pongono; a loro il chierico deve pur parlare. Il messaggio di Jackson Hole è sottile, forse troppo per quei ragazzoni con le bretelle rosse che fanno il mercato vero, non quello perfetto. Essi pensano che in verità l’opzione put sia ancora valida: perché, se no, la Fed è intervenuta per le «discese ardite» dei prezzi dei beni, e non lo ha fatto per le risalite, per dirla con Lucio Battisti? Certo, il boom dei prezzi delle case non è stato contrastato perché esso ha contribuito a stabilizzare il ciclo, ma ciò è dovuto solo al fatto che esso ha compensato il risparmio negativo degli americani. Va bene così? Ancora, è vero che la casa è un bene essenziale, ma lo stesso si deve dire per le azioni, dato che i fondi pensione Usa hanno investito somme gigantesche in azioni. certo che una discesa brusca dei loro prezzi avrebbe influenze pesantissime sul livello dell’attività economica e sul tenore di vita dei cittadini. Mishkin ci sta forse dicendo che non si permetterà che ciò accada? E se così è, è bene che questo messaggio arrivi? E chi se ne avvantaggerebbe? I rischi di azzardo materiale, più che morale, paiono elevati. Sembra un pasto gratis, ma i chierici hanno insegnato che i pasti li paga comunque qualcuno. C’è il rischio, infatti, che questa Bernanke put sia un favore fatto a chi possiede beni, implicitamente pagata da chi non ne ha, e magari potrebbe comprarseli grazie alla discesa dei prezzi degli stessi. Non sarebbe questa un’altra forma di protezione degli insider a spese degli outsider? Un favore a chi ha il problema di proteggere i propri investimenti, ai danni di chi non ne ha? Oggi parrebbe impossibile, ma certi interventi possono incoraggiare il veloce ritorno a valutazioni del rischio troppo benigne. Il laico, ricordandosi del gatto di Trilussa, vede incoerenza in chi inneggia al liberismo quando «magna», ma accetta di buon grado il dirigismo quando «sta a digiuno»; accoppiata ai tagli alle tasse dei ricchi voluti da Bush, la vicenda di là dell’oceano colpisce. Un conto, pare a noi, è spingere la crescita, un altro è favorire chi ha ai danni di chi non ha. Forse, però, il laico non interpreta bene le scritture.