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 2007  settembre 06 Giovedì calendario

ROMA - Quella del 14 febbraio 2008 sarà la "notte di San Valentino" della giustizia italiana e, con un terremoto amministrativo, si porterà via quasi 200 tra procuratori capo, presidenti di tribunale o di sezioni civili e penali (i cosiddetti "incarichi direttivi": 133 coinvolti nei prossimi 16 mesi) e molti dei loro "vice" (gli "incarichi semidirettivi": 191 destinati ad esaurirsi in tempi brevi)

ROMA - Quella del 14 febbraio 2008 sarà la "notte di San Valentino" della giustizia italiana e, con un terremoto amministrativo, si porterà via quasi 200 tra procuratori capo, presidenti di tribunale o di sezioni civili e penali (i cosiddetti "incarichi direttivi": 133 coinvolti nei prossimi 16 mesi) e molti dei loro "vice" (gli "incarichi semidirettivi": 191 destinati ad esaurirsi in tempi brevi). In tutto, entro la fine del 2008, saranno 334 le cariche coinvolte. Una rivoluzione che riporterà al ruolo di "soldati semplici" alcuni dei nomi più noti fra le toghe e che rischia di inceppare la guida dei principali uffici giudiziari italiani, paralizzando anche i lavori del Consiglio superiore della magistratura. A Palermo sarà azzerata, tra febbraio 2008 e gennaio 2009, quasi l´intera prima linea dei procuratori aggiunti (sei sui sette in carica), una vera e propria memoria storica dell´antimafia scesa in campo dopo gli attentati a Falcone e Borsellino: Guido Lo Forte, Paolo Giudici, Sergio Lari, Roberto Scarpinato, Giuseppe Pignatone e Alfredo Morvillo; a Roma decadranno cinque procuratori aggiunti tra cui l´ex "pretore d´assalto" degli anni ”70 Gianfranco Amendola e Italo Ormanni, uno dei pm del delitto Marta Russo; a Torino invece abbandonerà Marcello Maddalena, il procuratore che fece condannare Cesare Romiti e smascherò la "bufala" di Telekom Serbia, seguito dagli aggiunti Maurizio Laudi (l´inquisitore di Pl e Br) e Bruno Tinti, il pm del processo "Ifil-Exor". A Firenze, tra gli altri, lascerà Francesco Fleury, uno dei magistrati del "mostro", a Bologna il suo collega Luigi Persico che indagò sulla strage della stazione, a Bari il procuratore capo Emilio Marzano protagonista della battaglia per l´abbattimento dell´ecomostro di Punta Perotti, mentre in Campania saranno toccati soprattutto gli uffici giudiziari periferici, da Nola a Santa Maria Capua Vetere a Torre Annunziata. La Lombardia infine (che ha il record di magistrati coinvolti: 27 come in Sicilia) vedrà decadere l´aggiunto di Milano Ferdinando Pomarici che guidò l´inchiesta sull´omicidio Calabresi. Tutto questo ha una causa e un nome: la riforma Mastella così come fu approvata il 27 luglio scorso dal Senato per rimodellare la normativa del centrodestra sull´ordinamento giudiziario e diventata legge il 14 agosto scorso. Tra gli altri cambiamenti, essa ha sancito la "temporaneità" degli incarichi direttivi e semidirettivi: un´"antica" autoriforma invocata dalla magistratura sin dagli anni ”70. Chi è in carica da più di otto anni decade e, in teoria, torna a svolgere le funzioni inferiori nello stesso ufficio: la legge ha poi previsto una proroga di sei mesi che scade appunto il 14 febbraio. In quel momento, tutti quanti avranno superato quel termine perderanno la carica, seguiti poi da chi verrà via via a trovarsi nella stessa condizione: sino al 2009, il Csm ha già calcolato un ritmo di 30-40 decadenze ogni 2-3 mesi. E che cosa accadrà negli uffici "decapitati"? Una reggenza affidata ai "vice" indicati da chi lascia, in attesa che il Csm provveda alla sostituzione: la proroga di sei mesi è prevista proprio per questo. «Ma - spiega Ezia Maccora, membro togato del Csm e presidente della quinta commissione che si occupa degli incarichi - qui cominciano i problemi che rischiano di dilatare tutto sine die. Ogni anno, infatti, dobbiamo già occuparci di un centinaio di avvicendamenti. A questi si aggiungono ora le 334 procedure straordinarie e la riapertura di altri 80 concorsi da rifare dopo che la Corte Costituzionale ha annullato la legge varata per impedire a Giancarlo Caselli di concorrere per la procura antimafia». Un aggravio di lavoro enorme con passaggi inevitabili e assai lunghi: il bando per i posti vacanti, la raccolta delle candidature da tutta Italia, il ricevimento dei pareri su ciascuna da parte dei consigli giudiziari, degli Ordini degli avvocati e dei dirigenti degli uffici. «Noi - commenta la dottoressa Maccora - siamo al lavoro sin da luglio e, dal 15 settembre, non smetteremo di accelerare l´iter. Ma ci sono dei tempi tecnici e la realtà di un "imbuto" che bloccherà tutto è scontata, tenuto conto anche di numerosi procedimenti arretrati urgenti: il Tribunale di Roma, ad esempio, attende un presidente dal maggio 2006». La conclusione più probabile è quella di reggenze lunghissime (almeno due anni) soprattutto per uffici delicati come le procure. Quali le soluzioni? La vicenda allarma e imbarazza in queste ore un po´ tutta la magistratura, perché la scelta della "temporaneità" non può essere messa in discussione. «Sarebbe assurdo - dice Livio Pepino, anche lui togato del Csm - L´abbiamo chiesta proprio noi per decenni. Qui il problema sono i tempi: bisogna consentire al Csm di lavorare con più gradualità». La stessa posizione di Nello Rossi, segretario dell´Associazione nazionale magistrati: «La temporaneità non si discute. I numeri però sono impressionanti. A questo punto, o si danno subito risorse straordinarie, quasi di emergenza, al Csm oppure si modificano i tempi di proroga. Ma su questo, purtroppo, pesano le scelte fatte dalla commissione Giustizia del Senato». Nel disegno di legge del ministro Clemente Mastella, infatti, la gradualità delle scadenze era stata definita con precisione, anche in accordo con l´Anm: «Avevamo incontrato il ministro - conferma Rossi - e sostenuto la sua scelta». Ma nella stesura finale al Senato le norme sono state cancellate anche col voto di ex magistrati eletti nel centrosinistra come Gerardo D´Ambrosio, Felice Casson (entrambi Ds) e Giuseppe Di Lello (Rc). La questione torna così al ministro e a una difficilissima "miniriforma della riforma". Che fine farà intanto chi decade? La legge dice che se non fa domanda per altri incarichi rimane senza gradi: il rischio, soprattutto per le procure, è poi quello di perdere il patrimonio di professionalità legate alla lotta contro la criminalità organizzata. probabile, però, che a questo punto si metta in moto un fenomeno a "scacchiera", con incroci di mansioni: a Torino, ad esempio, i rumors giudiziari parlano già di un possibile scambio tra il procuratore generale Caselli (scade nel 2010) e il procuratore Maddalena. Con qualche complicazione in più per i passaggi dall´ufficio del pm ai collegi giudicanti e viceversa: in questo caso, la riforma prevede trasferimenti di regione e un corso di riqualificazione in una scuola che per ora, però, non è stata ancora istituita. LA REPUBBLICA, 6/9/2007 ELSA VINCI ROMA - La riforma Mastella del 27 luglio scorso rischia di diventare una falce. La Procura di Roma perderà cinque aggiunti, tra questi il capo della Dda e quello del pool ambiente. Dal punto di vista operativo che significa, che cosa succederà? «Facciamo una premessa - risponde Giovanni Ferrara, procuratore capo - Sul principio della temporaneità negli incarichi direttivi la stragrande maggioranza dei magistrati, la stessa Anm, era d´accordo. C´erano incarichi che duravano trent´anni e non era un bene. Detto questo, sarà una mazzata. Andranno via d´un colpo più di trecento magistrati in tutta Italia. Noi perderemo presto Italo Ormanni, capo della Dda, e nel dicembre 2008 altri quattro aggiunti, tutti bravissimi. Ci sarà un blocco, il Csm ci metterà parecchio a sostituirli». L´ultima volta per la nomina degli aggiunti quanto avete aspettato? «Un anno. Ma la volta precedente, gli anni sono stati due. Bisogna spiegare che il procuratore aggiunto è una figura chiave, intermedia tra il procuratore capo e il pm. Coordina dei gruppi di lavoro e dà indirizzi giuridici, è un magistrato specializzato, spesso è la memoria storica in quel ramo di competenza. essenziale per la funzionalità dell´ufficio. E poi dispiace che vadano via collaboratori stimati, degli amici, che fino a ora hanno lavorato bene». Decadranno molti presidenti di tribunale e molti processi potrebbero fermarsi . La Giustizia alza bandiera bianca? «Sarà difficile tra gennaio e febbraio con la prima ondata, il Csm non potrà rispondere con tempestività. Non ce può fare. Ci vuole una proroga». L´idea circola già al Csm. « indispensabile. A dire il vero era prevista dal ministero, poi il voto in Parlamento ha cambiato le cose. Ma il principio di gradualità a questo punto è irrinunciabile per far funzionare sia la giustizia che la riforma». Se un magistrato "decaduto" non farà domanda per altro incarico direttivo, tornerà indietro. Cioè un aggiunto tornerà a fare il sostituto procuratore. Succederà? « difficile immaginare gente di settant´anni che torna indietro. Niente di grave, per carità. Ma sa com´è, io me ne andrei». A Palermo si rischia di smarrire un patrimonio di conoscenze essenziale per la lotta alla mafia. Lei come pensa di far sopravvivere la memoria? «Gli aggiunti dirigono dei pm, saranno i pubblici ministeri a custodirla. La memoria storica, la competenza, non si possono rimpiazzare ma si possono alimentare. Lo faremo. La memoria nei grandi processi, vedrà, non andrà smarrita».