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 2007  settembre 06 Giovedì calendario

VARI ARTICOLI SULLE CHIMERE INGLESI

LA REPUBBLICA, GIOVEDì 6/9/2007
LONDRA - La chimera diventa realtà. Dopo lunghe consultazioni e non poche polemiche, le autorità del Regno Unito hanno autorizzato ieri in via di principio la creazione di embrioni umani-animali per utilizzo scientifico nella cura di numerose malattie. L´ibrido che nascerà non avrà nulla del mostro della mitologia greca, detto appunto "chimera", che gli antichi poeti descrivevano col muso di leone, il corpo di capra, la coda di drago e vomitante fiamme. I ricercatori di due centri specializzati britannici, il King´s College di Londra e la Newcastle University, si limiteranno a produrre "embrioni ibridi" rimuovendo il nucleo dall´ovulo di un coniglio o di una mucca e sostituendolo con quello di una cellula umana. Anche Ian Wilmut, il "padre" di Dolly, la prima pecora clonata, si appresta a compiere esperimenti di questo tipo. Il risultato sarà un embrione con il 99 per cento dei geni presi dalla cellula di un donatore umano e solo l´1 per cento da un animale. Ma il significato, per gli oppositori del progetto, è identico: qualcosa di assurdo, vano, utopico, che diventa realtà. Una commistione sacrilega e immorale, quali che ne siano gli obiettivi, tra l´uomo e la bestia. Un´idea che fa pensare a un orrendo Frankenstein nato sui vetrini di un laboratorio. L´apertura di una porta che conduce a esperimenti allucinanti e contronatura. E dal Vaticano è arrivato subito un primo altolà, espresso da monsignor Elio Sgreccia: secondo il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, è «un atto mostruoso contro la dignità umana», un cedimento del governo britannico alle richieste di un gruppo di scienziati certamente contro la morale».
Nei mesi scorsi il governo e la Human Fertilisation and Embryology Authority (Autorità per la Fecondazione e l´Embriologia), l´organismo che regola le attività in questo campo, avevano bocciato la richiesta della comunità scientifica. Poco per volta, tuttavia, il governo e l´agenzia preposta hanno cambiato idea, giungendo infine alla decisione positiva annunciata ora a Londra. L´Autorità si riserverà però di valutare ogni singolo caso prima di far partire gli esperimenti. Il via libera finale per i ricercatori del King´s College e della Newcastle è atteso entro novembre.
A provocare il dietro front è stata un´efficace campagna di pressioni da parte del mondo scientifico, che si è impegnato a informare l´opinione pubblica sugli esatti termini della ricerca sugli embrioni ibridi e sul potenziale per la cura di gravissimi disturbi come il morbo di Parkinson e il diabete. Quando in una serie di iniziali sondaggi era stato chiesto semplicemente alla gente se la legge debba permettere «la creazione di uomini-animali ovvero di embrioni chimera», una netta maggioranza aveva risposto negativamente. Le opinioni sono cominciate a cambiare dopo che gli scienziati hanno iniziato a informare direttamente il pubblico. In particolare hanno persuaso la commissione affari scientifici della camera dei Comuni ad ascoltarli: e a quel punto i deputati hanno dato unanime parere favorevole. Questo ha convinto il governo a cambiare atteggiamento e a preparare una nuova legge. Ciò ha influenzato l´Autorità per la Fecondazione e l´Embriologia a dare ieri luce verde alle richieste giacenti da tempo per progetti del genere.
« una lezione per tutti gli scienziati», commenta Chris Shaw, un neurologo del King´s College. «Dobbiamo essere più aperti sul nostro lavoro e comunicarne le modalità e le conseguenze ad ogni livello. Non otterremo la fiducia della gente se restiamo chiusi in gabbia come eremiti». Il 60 per cento degli interpellati, nelle più recenti e meglio informate consultazioni condotte dall´Autorità, hanno appoggiato la ricerca sugli embrioni in parte umani, in parte mucca o coniglio. Gli ibridi così ricavati sono importanti per la scienza come fonte di cellule staminali e permettono di aggirare il problema della scarsità di ovuli umani per fini di ricerca. Resta ferma invece l´opposizione a ibridi di altro tipo: ovuli animali fecondati con sperma umano, o viceversa. La chimera, per quelli, non si realizza. Almeno per ora.

LA REPUBBLICA, GIOVEDì 6/9/2007
LUCA E FRANCESCO CAVALLI SFORZA
NELLA mitologia greca, la Chimera era un essere mostruoso, descritto dai poeti con testa di leone, corpo di capra e coda di drago, che dalla bocca vomitava fiamme. In biologia, si parla oggi di una chimera per indicare un individuo composto di genomi diversi, il cui Dna cioè comprende sequenze che provengono da più di una specie. Vi sono vari modi per ottenere questo, per cui "chimera" è un termine molto ampio, che copre categorie assai diverse tra loro. Un procedimento relativamente semplice, oggi parecchio utilizzato in campo farmaceutico, sta nell´inserire in un batterio uno o più geni, prelevati da un altro organismo, che permettono al primo di produrre determinate sostanze a noi utili. Per esempio, l´insulina, necessaria nella cura del diabete, che fino a qualche decennio fa veniva ricavata dal pancreas di mucche, maiali o cavalli, viene oggi fatta produrre da batteri modificati in laboratorio, inserendovi il gene che codifica per l´insulina umana.
Con un procedimento più complesso, inserendo geni umani nel genoma di animali da laboratorio, come cavie e conigli, ma anche pecore, capre, maiali, è possibile produrre proteine umane (come l´ormone della crescita) a scopo terapeutico, raccogliendole dal latte o dal siero sanguigno, dall´urina o dallo sperma dell´animale donatore.
A un livello più semplice di questo, negli anni Sessanta si diffuse in Inghilterra un test di fecondità consistente nel fecondare cellule uovo di criceti con spermatozoi umani, per verificare la capacità di penetrazione degli spermatozoi: il test veniva arrestato una volta che lo zigote (la cellula risultante dalla fusione) iniziava a riprodursi.
Ad un estremo opposto di complessità, è possibile fondere non i gameti (le cellule riproduttive) ma gli zigoti di individui appartenenti a specie diverse: così, nel 1984, è stata prodotta una ”caprecora´, che combinava gli embrioni di una capra e di una pecora. Con tecniche analoghe si spera di potere in un futuro salvare alcune specie dall´estinzione. Nel 2003, scienziati cinesi annunciavano di avere ottenuto, a Shanghai, ibridi di cellule umane e di coniglio, inserendo il nucleo di cellule somatiche umane all´interno di cellule uovo di coniglio private del proprio nucleo, e di avere lasciato che la cellula risultante si sviluppasse fino allo stadio di blastocisti (uno dei primi stadi dello sviluppo embrionale), cioè fino a formare una masserella di cellule, che furono poi utilizzate per la ricerca sulle cellule staminali.
La produzione di embrioni che rappresentino un vero e proprio ibrido fra uomo e animale è universalmente vietata dalle leggi - nei Paesi dove esistono leggi al riguardo - oltre ad essere condannata dal buonsenso. In Paesi avanzati dal punto di vista etico e legislativo, come la Nuova Zelanda, esistono anche precisi limiti alla sperimentazione su animali.
D´altro canto, la ricerca medica oggi ha bisogno di lavorare su cellule staminali, quali sono quelle degli embrioni nei loro primissimi stadi di sviluppo, perché si tratta di cellule dallo straordinario potenziale, in grado di generare tessuti ed organi. una nuova frontiera di ricerca, da cui ci si ripromette non solo di acquistare una comprensione fondamentale del modo in cui da una cellula può nascere un intero organismo, ma anche vantaggi senza precedenti per la medicina: la possibilità, per esempio, di ricostruire in laboratorio tessuti danneggiati, o di fare crescere interi organi da trapianto nel corpo di un animale ospite; o di capire i meccanismi di malattie degenerative molto diffuse, che impediscono il corretto funzionamento delle cellule, e di studiare farmaci per contrastarle.
Per farlo però non è necessario creare embrioni umani transgenici, né tantomeno ibridi o embrioni/chimera, e le leggi in ogni caso vietano di stabilire, sia pure a soli fini di ricerca, linee cellulari che potrebbero, almeno in teoria, portare allo sviluppo di un embrione umano o ibrido animale/uomo, per cui si studiano strategie alternative.
L´Authority inglese preposta a valutare i procedimenti relativi all´embriologia e alla fecondazione umana (Hfea - Human Fertilization and Embriology Authority, http://www. hfea. gov. uk/), dopo alcuni anni di attente valutazioni e dopo avere condotto un´indagine, con interviste a campione, sugli atteggiamenti dei cittadini al riguardo, propone ora di autorizzare la produzione di linee cellulari che utilizzino il nucleo di una cellula somatica umana e una cellula uovo bovina privata del proprio nucleo.
La cellula risultante viene attivata con stimoli elettrici perché inizi il processo di riproduzione, e dalle linee cellulari che ne nascono si ricavano le varie cellule da utilizzare a fini di ricerca.
Con questo metodo sarebbe praticamente impossibile ottenere un embrione che dia origine a un individuo (una sorta di minotauro, in questo caso), perché le cellule così ottenute non hanno il potenziale per farlo. una soluzione che potrebbe riaprire strade oggi precluse alla ricerca, soddisfacendo però i requisiti etici che vietano l´uso di embrioni umani.
Rimangono alcuni dubbi sull´effettivo valore di questa soluzione, che non potranno essere sciolti se non sperimentandola. Fra gli obiettivi che ci si ripromette vi è quello di trovare nuovi metodi per ricavare cellule staminali direttamente da cellule somatiche, senza bisogno di ricorrere a cellule uovo o ad embrioni, e quello di sviluppare modelli di malattie degenerative della cellula, quali disturbi motori di origine neuronale, diabete, morbo di Parkinson, Alzheimer, così da studiare terapie che permettano di trattarli.

LA REPUBBLICA, 6/8/2007
ROMA - L´idea di embrioni metà umani e metà animali suscita un dibattito acceso fra scienziati, politici, religiosi, osservatori del costume. Paola Binetti, senatrice della Margherita esperta di Bioetica ed ex presidente del comitato Scienza e Vita, avanza tre obiezioni: «Primo: la commistione umano-animale suscita perplessità viscerale. Secondo: gli scienziati hanno detto che si porranno dei limiti e dopo 14 giorni distruggeranno l´embrione. Ma crediamo veramente che non arriverà presto un altro scienziato desideroso di superare questo limite? La scienza preme, e non dispone di forme di autocontrollo che le pongano dei limiti. Terzo motivo: chi ci dice che risultati ottenuti su un embrione ibrido siano generalizzabili all´uomo? Gli embrioni ibridi hanno caratteristiche diverse dall´uomo vero e proprio».
Per Domenico Di Virgilio, responsabile Sanità di Forza Italia, la notizia è allarmante: « un procedimento contro le leggi naturali, giuridiche ed etiche. La legge 40, il Comitato italiano di Bioetica e il Parlamento europeo si sono sempre espressi contro la sperimentazione sugli embrioni umani. Creare embrioni "misti" è una mancanza di rispetto per le leggi naturali».
Francesco D´Agostino, presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica, denuncia «la manipolazione di cui è stata vittima l´opinione pubblica britannica» e ricorda che «i formidabili interessi economici possono finire per inquinare la bioetica, che in realtà dovrebbe essere sempre difesa da queste forme di ipocrisia».
Di segno opposto il giudizio dell´associazione Luca Coscioni. Per i dirigenti è «una notizia doppiamente positiva. Da una parte perché si apre una concreta strada di ricerca contro malattie, come Alzheimer e Parkinson, che colpiscono decine di milioni di persone. Dall´altra perché si crea una soluzione alternativa a quella di incoraggiare migliaia di donne a donare i loro ovociti».

LA REPUBBLICA, 6/8/2007
ELENA DUSI
ROMA - «Dal punto di vista scientifico, questo tipo di esperimenti non sta in piedi» sostiene Angelo Vescovi, scienziato dell´Istituto San Raffaele e dell´università di Milano Bicocca, uno dei pionieri della ricerca sulle staminali nel mondo.
Quali sono i nodi irrisolti dell´esperimento?
«Il nucleo della cellula conterrà Dna umano. Ma una piccola parte del Dna animale rimarrà all´interno dei mitocondri, le centrali energetiche della cellula. Avremo un embrione ibrido che parla la lingua degli uomini ma è alimentato da una centrale energetica che parla la lingua delle mucche. Mi sembra una complicazione assurda, un´aberrazione. Anche perché l´embrione in via di sviluppo ha bisogno di molta energia, e i mitocondri rappresentano un elemento fondamentale per la sua crescita».
Nessuno lo ha ancora dimostrato, però questo esperimento potrebbe anche funzionare e rivelarsi un successo.
«Ammettiamo che l´embrione arrivi alle prime due settimane e produca cellule staminali. Con esse, i ricercatori inglesi si propongono di studiare Alzheimer, Parkinson e alcune forme di atrofia muscolare. Ebbene, queste malattie sono causate tra l´altro da un problema nella catena mitocondriale. Per studiarle o curarle, tutto si può usare tranne che cellule nate con un enorme difetto in quell´area: con i mitocondri cioè che parlano una lingua diversa rispetto al resto della cellula, e questo avviene in tutte le cellule dell´embrione. E allora, cui prodest? Fare tanta fatica e affrontare tanti problemi per ottenere un modello fallace proprio alle sue fondamenta?».
Nel mondo della scienza la decisione di Londra è comunque salutata come un allentamento dei vincoli di legge.
«Certo, ma allora - e sia chiaro che parlo per assurdo - tanto varrebbe perseguire la clonazione umana. Porrebbe gli stessi problemi etici, ma almeno sarebbe più coerente dal punto di vista scientifico. Esistono invece strade più promettenti per raggiungere lo stesso obiettivo: l´anno scorso alcuni scienziati giapponesi sono riusciti a far tornare "embrionali" alcune cellule adulte, percorrendo all´indietro la strada del loro sviluppo e restaurando al loro interno le caratteristiche di plasticità delle staminali. Il gruppo giapponese ha già dimostrato la serietà dei suoi studi ripetendo l´esperimento anche quest´anno e pubblicando i risultati sulle più importanti riviste scientifiche. Se studi simili saranno confermati, scommetto che a loro andrà il prossimo Nobel».

LA REPUBBLICA, 6/8/2007
E.D.
ROMA - «Nessuno vuole usare questi embrioni per produrre bambini chimera. Obiettivo degli scienziati inglesi è solo prendere le cellule staminali, metterle sotto al microscopio e studiare finalmente malattie come Alzheimer, il Parkinson e sclerosi laterale amiotrofica». Per Giuseppe Novelli, professore di Genetica medica all´università romana di Tor Vergata, l´allarme intorno all´esperimento inglese è eccessivo.
La commistione fra uomo e animale ci impressiona.
«Nessuno di questi embrioni finirà nell´utero di una donna. Non ne nascerà alcun bambino a metà fra uomo e mucca. Le incompatibilità tra il nucleo della cellula e la parte circostante, il citoplasma, sono troppo grandi: il feto non si svilupperebbe mai. L´obiettivo dei ricercatori inglesi è solo quello di ottenere staminali. per questo che gli scienziati si sono posti il limite dei 14 giorni, termine oltre il quale impedire lo sviluppo dell´embrione. L´uso degli ovociti animali è imposto dalla carenza di quelli umani».
Ma è così importante per la scienza disporre di staminali simili?
«Se oggi volessi studiare l´Alzheimer per capire le basi biologiche della malattia, di quali strumenti disporrei? Ho il paziente, ma non posso fare sperimentazioni su di lui. Potrei analizzare le cellule del suo sistema nervoso, ma come ottenerle? Non posso certo entrare nella sua testa e prelevarle dal cervello. La realtà è che non esiste alcun modello su cui studiare l´Alzheimer, e questo ovviamente ostacola la messa a punto di una cura».
Perché sono state scelte queste malattie, e non altre?
«Le malattie di origine genetica che possono trarre beneficio dalla ricerca sulle staminali sono molte, ma Alzheimer, Parkinson e sclerosi laterale amiotrofica hanno la caratteristica di svilupparsi in età adulta. Non possiamo quindi studiarle sugli embrioni umani. Essendo questi ancora sani: non saremmo capaci di identificarli».
Ricerche simili potrebbe estendersi anche in Italia?
«Una decina di laboratori avrebbero le competenze adatte, ma la legge in Italia vieta di seguire l´esempio britannico. Questo ci penalizza, perché siamo costretti a importare staminali dall´estero e siamo tagliati fuori da molti progetti finanziati dall´Unione Europea. La mia opinione è che la ricerca non dovrebbe mai fare paura. Quando c´è, questa paura è dettata dall´ignoranza».
(e.d.)

LA STAMPA 6/9/2007
CARLO GRANDE
CARLO GRANDE
LONDRA
Il pericolo di arrivare all’«Isola del dottor Moreau» e ai mostruosi uomini-bestia del romanzo di Herbert George Wells è naturalmente remotissimo, ma il via libera dato dall’Autorità britannica per la fertilizzazione e l’embriologia (Hfea) alla creazione di embrioni-chimera, contenenti cioè materiale genetico sia umano che animale, sta provocando polemiche nel mondo scientifico e nell’opinione pubblica.
Nel dicembre scorso il governo britannico aveva provocato una vera e propria rivolta con una proposta di legge di segno opposto (avevano protestato alcuni premi Nobel, la Commissione parlamentare per la scienza e la tecnologia, il Consiglio britannico per la ricerca medica e il principale consulente scientifico del governo, Sir David King), che intendeva mettere al bando quasi ogni ricerca con embrioni chimera.
Ora, sulla scia di una consultazione pubblica che ha rivelato come la maggior parte dei britannici non sia contraria all’utilizzo di tali embrioni «ibridi» a scopo di ricerca, il governo ha detto sì agli scienziati che intendano usarli per produrre cellule staminali utili allo studio di possibili cure per malattie, come il morbo di Parkinson, l’Alzheimer e le lesioni del midollo osseo. Le chimere verrebbero create inserendo materiale genetico umano dentro l’ovulo di un animale (buoi, conigli, ad esempio) privato del suo Dna, risolvendo così il problema della scarsa disponibilità di ovuli umani da utilizzare a scopo di ricerca; tali ovuli normalmente provengono dai trattamenti di fertilizzazione in vitro. In questo modo l’embrione diventerà al 99,9 per cento umano e allo 0,1 per cento animale, ma gli embrioni chimera, in base alle leggi della Gran Bretagna, dovranno essere distrutti dopo 14 giorni - ovvero quando non saranno più grandi di una cruna di un ago - e non potranno essere impiantati nell’utero. Molti gruppi religiosi si oppongono alla decisione, perché considerano l’utilizzo di embrioni ibridi innaturale e sbagliato. In Italia monsignor Elio Sgreccia presidente della Pontificia Accademia per la Vita ha definito «atto mostruoso» la decisione della Gran Bretagna. Ma oltremanica in base alla consultazione pubblica - tre mesi di sondaggi, incontri pubblici e dibattiti - è emerso che sebbene inizialmente scettico, il pubblico gradualmente è diventato più aperto all’idea. Alla fine, il 61% si è detto favorevole a tali ricerche.
Interessata, ovviamente, anche una parte del mondo scientifico: già nel novembre scorso due équipe di ricercatori - una al King’s College di Londra e una all’università di Newcastle - avevano chiesto all’Hfea la licenza per condurre alcuni studi con embrioni chimera. Ora, dopo che le singole domande verranno esaminate nei prossimi mesi dall’Autorità per concedere i permessi - potranno procedere.

LA STAMPA 6/9/2007
PIERO BIANUCCI
Dunque da oggi in Gran Bretagna i biologi potranno creare embrioni inserendo il DNA umano in un ovulo animale. Obiettivo: disporre di cellule staminali per curare malattie come il Parkinson e l’Alzheimer. Tecnicamente ciò che si otterrà è una «chimera», cioè un embrione che contiene un patrimonio genetico misto, proveniente da due specie diverse.
Nella mitologia greca la fantasia horror andava anche oltre: la Chimera aveva corpo e testa di leone, una seconda testa di capra e una coda di serpente. A parte questi estremi, chi non ha conoscenze scientifiche rimane sconcertato e si domanda se di questo passo non si può arrivare allo scienziato folle che crea davvero una creatura mostruosa per metà umana e per metà animale.
Gli stessi cittadini inglesi, interpellati prima che l’Authority per l’embriologia prendesse la decisione, all’inizio erano molto contrari. Ogni giudizio però deve fondarsi su nozioni solide. Di fronte a spiegazioni approfondite, alla fine la maggioranza degli inglesi si è schierata a favore dell’esperimento. Vediamo dunque più da vicino di che cosa si tratta.
Un embrione «normale» ha metà patrimonio genetico della madre e metà del padre. In più, della madre conserva una minima quantità di DNA che si trova nei mitocondri dell’ovulo, cioè in organelli che hanno il ruolo di centrale energetica della cellula. Per dare un’idea delle proporzioni, il DNA umano corrisponde alle informazioni contenute in 5000 libri, il DNA dei mitocondri equivale a una decina di pagine. Qualcosa di assolutamente minoritario.
Ora, nel creare embrioni per la ricerca, destinati a svilupparsi al massimo per una settimana - il tempo necessario per ricavarne le cellule staminali - per vari motivi etici non si può ricorrere a ovuli di donna: estrarli è un intervento delicato, si dovrebbe sottoporre la donna a stress ormonali e la dotazione di ovuli, benché ricca, non è paragonabile a quella degli spermatozoi, che nell’arco di una vita si contano a migliaia di miliardi.
Si ricorre perciò a un ovulo animale (per esempio di un bovino), lo si svuota del suo DNA e gli si sostituisce il DNA del nucleo di una cellula somatica umana (per esempio tratto da una cellula della pelle). Dall’ovulo non è però possibile estrarre anche i mitocondri, e quindi la loro ridottissima parte di DNA (10 pagine su 5000 libri) rimane. In questo senso, l’embrione che si svilupperà conserva un po’ di patrimonio genetico animale accanto al DNA, di gran lunga preponderante, di origine umana.
Nella sperimentazione prevista, lo sviluppo dell’embrione viene arrestato prima che compaia la minima traccia di sistema nervoso. Ma se per assurdo si lasciasse proseguire la suddivisione cellulare, con ogni probabilità non si arriverebbe mai a un feto: l’embrione abortirebbe spontaneamente. Del resto la clonazione della pecora Dolly ha richiesto più di 400 tentativi, e clonare una pecora è molto più semplice che clonare un uomo. Dunque, se anche esistesse lo scienziato folle che tanto suggestiona certi scrittori di fantascienza, non avremmo mai un uomo-animale.
Ciò non toglie che i problemi etici rimangono. Non è indifferente creare un embrione quasi-umano, sia pure per ricavarne tessuti utili alla cura di malattie terribili. Per un laico può essere una questione pragmatica di rapporto tra costi (etici) e benefici (terapeutici). Per uno spirito religioso esiste invece un ostacolo di principio: la sacralità della vita e dell’embrione.
Chimere (di altro tipo) da decenni rendono un servizio prezioso alla medicina. Esistono, per esempio, topi sui quali si sono innestati geni umani per provare terapie anticancro che sarebbe rischioso sperimentare su pazienti. Ma il passo autorizzato in Gran Bretagna è qualcosa di diverso e una riflessione è doverosa anche senza ipotizzare la potenziale esistenza di scienziati pazzi. Con questa decisione, i biologi inglesi si spingono molto avanti, là dove finora erano arrivati solo i nord-coreani, notoriamente spregiudicati. E’ uno strappo nei confronti dell’Europa e degli Stati Uniti. Vedremo se i risultati scientifici giustificheranno tanta audacia.

CORRIERE DELLA SERA, 6/9/2007
GIUSEPPE REMUZZI
C’è da sempre la chimera, la sfinge (quella dell’antico Egitto) è una chimera. L’avevano i greci, era figlia di Tifone e Echidna, un po’ leone, un po’ capra, un po’ serpente. Chimere ce ne sono persino nelle sculture delle chiese romaniche, il grifone e l’unicorno. Adesso che le autorità gli hanno concesso di farlo, saranno chimerici gli embrioni di Ian Wilmut e dei ricercatori del King’s College. Quello che una volta era il sogno dell’irraggiungibile forse si realizza davvero. E poi?
Cosa ci aspetta? Facciamo un passo indietro.
Giovanni, è ancora giovane, 45 anni, ha un dolore violento al petto, è un infarto. Lo portano in Ospedale, studiano le coronarie, le dilatano con un palloncino, mettono uno «stent» – una molletta che tiene aperta l’arteria – il sangue torna a scorrere, ma una parte di muscolo del cuore è danneggiata per sempre. I dottori gli dicono che la sua vita cambierà, non potrà fare sport, per esempio. Giovanni è una persona colta «possibile che non si possa fare qualcosa di più dei farmaci? le cellule staminali, per esempio? Sì, quelle che si trasformano in altre cellule e possono curare tutte le malattie». Il suo dottore prova a dirgli che le cellule staminali sono soprattutto nel midollo (quello degli ossibuchi), formano i globuli bianchi, i globuli rossi, le piastrine. Ce ne sono tante nel midollo, un po’ vanno anche nel sangue, i ricercatori sono riusciti a catturarle e le hanno utilizzate per la cura delle leucemie. Persone che una volta morivano, adesso guariscono. Cellule così ce ne sono nel cordone ombelicale. Anche queste si possono prendere per curare le malattie, malattie del sangue soprattutto e certe malattie del sistema immunitario. Per rigenerare il cuore di Giovanni ci vorrebbero le cellule embrionali, quelle fanno tutto, cuore, fegato, rene, muscoli, sistema nervoso, fanno un uomo insomma.
Ma nessuno farebbe un embrione apposta per curare le malattie. Quello che si potrebbe fare è prendere il nucleo di una cellula adulta (che contiene il materiale genetico) e metterlo in un ovocita privato del suo nucleo. Ma per avere oociti dalle donne, servono cicli di stimolazione ormonale che hanno dei rischi e un intervento chirurgico.
Perché non usare gli oociti di animali allora? possibile teoricamente. Si possono usare oociti di una mucca, per esempio, e materiale genetico preso dallo stesso ammalato che ha bisogno delle cellule per guarire. E poi? Dove si arriverà di questo passo?
Prima ancora che a curare la malattia, queste cellule serviranno per capire. Si potrebbe creare in laboratorio un ambiente che assomigli al citoplasma dell’oocita, citoplasma artificiale. C’è qualcosa di magico nel citoplasma dell’oocita. Qualcosa sappiamo qualcosa no, ma se lo possiamo studiare – e studiare quello di una mucca è più ragionevole che prenderlo dalle donne – forse capiremo perché quando spermatozoo e ovulo si incontrano ne vengono altre cellule che si dividono e si specializzano. Una volta stabilito che queste cellule davvero curano le malattie, si potrà conoscere di più dei fattori che rendono queste cellule così miracolose. Sono certamente più di uno. Qualcuno servirà per riparare certi organi, altri per organi diversi. Così si potranno fare dei farmaci che sappiano fare quello che fanno le cellule. Oggi sappiamo che i nostri organi (tutti: dal cervello, al rene, al pancreas, al fegato) sono capaci di ripararsi da soli e probabilmente lo fanno un pochino ogni giorno. Tutti hanno dentro un po’ di cellule staminali che ogni giorno rimpiazzano le cellule che muoiono e aiutano i nostri organi a non invecchiare troppo rapidamente. Ma quando arriva una malattia come per Giovanni, muoiono migliaia di cellule contemporaneamente e le poche cellule staminali del cuore non riescono a riparare un danno così. Ma a forza di studiarle, le capiremo le regole che governano questi fenomeni. Così sapremo mandare negli organi danneggiati le cellule che servono e in numero sufficiente a poterli riparare, o mobilizzeremo con un farmaco quelle che ci sono consentendogli di moltiplicarsi più di quanto non sappiano fare da sole.
Le cellule embrionali però le dobbiamo studiare di più. Per poter arrivare un giorno a farne a meno. Ci si arriverà? Sì, ma nessuno può dire adesso se sarà fra qualche mese o fra 20 anni.

CORRIERE DELLA SERA, 6/9/2007
MILANO – «Una notizia doppiamente positiva », «una buonissima notizia per la scienza ». Oppure «un procedimento contro le leggi naturali, giuridiche ed etiche», qualcosa per la quale l’opinione pubblica è stata «vittima di una manipolazione». E poi c’è chi si tiene equidistante: «E’ certamente legittimo ma io non lo condivido».
Sono le reazioni al sì della Gran Bretagna alla creazione di embrioni chimera uomo-animale. Sdegnate, oppure esultanti.
Giuseppe Novelli, professore di Genetica all’Università Tor Vergata di Roma commenta sgombrando subito il campo da obiezioni che si aspetta dagli oppositori: «Non verrebbero creati mostri, mezzi uomini e mezzi animali, perché non si darebbe vita ad alcun embrione. Solo si innesterebbe un processo in grado di far produrre cellule staminali embrionali di particolari malattie». Cellule che, incalza Novelli, sarebbero «utili». Per esempio per «testare in laboratorio farmaci, o per sconfiggere patologie come il Parkinson o l’Alzheimer».
L’approvazione di Novelli è lontana anni luce dalle considerazioni di Francesco D’Agostino, presidente onorario del Comitato nazionale di Bioetica. «Quel che più mi sorprende di quanto avvenuto in Gran Bretagna – dice – è la manipolazione di cui è stata vittima l’opinione pubblica». Il bioeticista parla di «formidabili interessi economici nascosti dietro decisioni di questo tipo» e valuta: «Secondo la stampa britannica la maggior parte dei cittadini è d’accordo con il provvedimento, ma in realtà sappiamo benissimo come è facile manipolare i risultati di sondaggi semplicemente ponendo la domanda in un determinato modo. Temo che in Inghilterra sia avvenuto esattamente questo».
L’Associazione Luca Coscioni fa sapere che la notizia è due volte buona perché «da una parte si apre una concreta strada di ricerca contro malattie come Alzheimer e Parkinson, che colpiscono decine di milioni di persone e dall’altra si crea una soluzione alternativa a quella di incoraggiare migliaia di donne a donare i loro ovociti».
Per Domenico Di Virgilio, responsabile nazionale del dipartimento Sanità di Forza Italia, la notizia che arriva dall’Inghilterra è invece tutt’altro che buona. «A cosa mai ci porterà – si chiede – questa mancanza di rispetto per le leggi naturali da parte di alcuni pseudoscienziati? Lui la considera «allarmante». Di più: «Un procedimento contro le leggi naturali, giuridiche ed etiche».
 una sorta di «obiezione di coscienza», infine, quella di Ignazio Marino (Ulivo), presidente della commissione Igiene e sanità di Palazzo Madama. « una scelta legittima ma io non la condivido» è il suo commento. E ancora: «Penso che sia un bene e un dovere fissare regole e punti fermi che siano rispettati e condivisi a livello internazionale, e che sanciscano un orientamento comune per la ricerca in tutti i Paesi».

CORRIERE DELLA SERA, 6/9/2007
A.BZ.
MILANO – Gli inglesi, di fronte alla scarsità di ovuli umani per la ricerca, pensano a creare chimere, gli italiani, che queste ricerche non le possono nemmeno immaginare, buttano via centinaia di ovuli congelati.
«Mi stupisco – commenta Carlo Flamigni ( foto) di Bologna, uno dei più noti esperti di riproduzione umana e attualmente membro del Comitato di Bioetica nazionale – che i ricercatori italiani non si siano ancora messi in contatto con gli inglesi per proporre questa alternativa ».
Gli inglesi avevano a suo tempo autorizzato la donazione di ovociti...
«Sì, ma nessuno pagava le donne, venivano rimborsate soltanto le spese. Risultato: nessuna donazione».
E lei propone l’impiego degli ovuli umani congelati in alternativa a quelli di mucca o di coniglio.
«E’ un peccato non utilizzarli. In Italia è proibita la conservazione degli embrioni, così si congelano gli ovuli. Con metodi diversi, sia lentamente sia rapidamente come consentono oggi le tecniche più moderne. E l’afflusso di ovuli nelle banche è costante, proprio perché vengono lasciati da donne che hanno già avuto figli con la fecondazione in vitro o anche per vie naturali ».
Professor Flamigni, a parte questo suo suggerimento, che cosa pensa della proposta inglese di creare ibridi uomo-animale?
«E’ una decisione positiva. E’ sempre positivo quello che fa progredire la scienza. Ed è importante che si studi come si può riprogrammare il Dna umano ».
Molti però temono che questi esperimenti possano portare alla creazione di «bambini su misura ».
«E’ quello che gli inglesi chiamano
slippery slope, il pendio scivoloso: c’è sempre chi pensa che qualche ricercatore possa deviare dalla corretta via della ricerca. Tutte le volte che il mondo scientifico si trova di fronte a esperimenti complessi, ci si immagina il peggio. Ma la gente deve fidarsi della scienza perché i ricercatori hanno comunque un obbligo nei confronti della società ».
Forse qualcuno pensa che mescolare cellule umane e animali possa costituire un’umiliazione per il genoma umano.
«Non si conoscono ancora i meccanismi, ma alcuni esperimenti suggeriscono che, quando si trasferisce un nucleo umano in un ovulo di animale, le cellule che si formano perdono, con il tempo, qualsiasi traccia di Dna animale. Comunque qui stiamo parlando di esperimenti di laboratorio, non di uso clinico. E nemmeno della creazione di embrioni. Del resto le autorità britanniche hanno fissato un termine di 14 giorni, dopo il quale l’ibrido viene distrutto. Sono stati proprio gli inglesi a suggerire questo limite di 14 giorni come periodo prima del quale si parla soltanto di pre-embrione e non di embrione vero e proprio e lo hanno sempre tenuto in considerazione fin dai tempi delle leggi sulla fecondazione in vitro».

CORRIERE DELLA SERA, 6/9/2007
ALESSANDRA MANGIAROTTI
MILANO – Monsignor Elio Sgreccia ( foto), presidente della Pontificia accademia per la Vita, è categorico: «La creazione di embrioni uomo-animale a scopo di ricerca è un atto mostruoso che offende la dignità umana. Perché il risultato di questo processo non è un uomo, bensì un misto tra uomo e animale».
Monsignore, mesi fa lei aveva messo in guardia dall’oltrepassare una «frontiera finora sempre bandita».
«E quella frontiera, l’incrocio di specie diverse, con il via libera del governo britannico è stata oggi superata. Finora era stata bandita dal campo delle biotecnologie, e non soltanto dalle associazioni religiose. Perché in questo modo la dignità umana viene compromessa, offesa. Attraverso queste fecondazioni si possono creare delle mostruosità».
Le autorità hanno però imposto la distruzione degli embrioni- ibridi entro il quattordicesimo giorno dalla loro creazione.
«Appunto, hanno dato l’ordine di sopprimerli entro il quattordicesimo giorno (quello che considerano il confine tra pre-embrione ed embrione vero e proprio) proprio perché c’è la consapevolezza che il risultato a cui si va incontro è una mostruosità».
Il fine dichiarato di questo tipo di sperimentazioni è però quello di curare malattie come l’Alzheimer e il morbo di Parkinson.
«Il procedimento che è stato approvato è ripugnante dal punto di vista emotivo, ma è anche irragionevole: perché anche se i fini che si vogliono perseguire sono nobili, non si può ricorrere in alcun modo a mezzi ignobili. Diversamente siamo all’etica machiavellica, che persegue fini buoni con mezzi cattivi, applicata alla ricerca scientifica».
Vale a dire?
«Mi dispiace dover ricorrere all’esempio, ma sperimentazioni che comportano la soppressione di embrioni le si sono viste solo nei campi di concentramento. Per questo si è arrivati al codice di Norimberga, poi a quello di Helsinki che vietano queste cose. Eppure...».
Eppure siamo arrivati a un via libera che va in questa direzione?
«Ci troviamo di fronte a un rovesciamento etico. Anzi: con questo via libera, ci poniamo completamente al di fuori dal campo etico e umano, e senza un motivo. Perché non si capisce quali possano essere i vantaggi politici ed economici che spingono ad investire in ricerche nate per debellare malattie che possono essere più efficacemente aggredite con studi condotti attraverso cellule staminali adulte. Per curare l’Alzheimer e il morbo di Parkinson non c’è alcun bisogno di andare a creare un ibrido uomo-animale. Ci sono le cellule staminali adulte, come quelle del cordone ombelicale, per poter far fronte a queste frontiere. In questo modo si sottraggono solo soldi a sperimentazioni più efficaci ».
Il governo britannico ha detto di essere andato incontro alle richieste della comunità scientifica.
«Il governo britannico ha ceduto di fronte alle richieste di un gruppo di scienziati certamente senza morale. Ora è necessario che la comunità scientifica tutta si mobiliti quanto prima. Il mondo della scienza ma anche i singoli Stati cambino direzione e non si lascino sopraffare da studi le cui conseguenze non sono state calcolate ».