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 2007  settembre 05 Mercoledì calendario

2 - IL DRAMMA DELLA CALLAS UN FIGLIO NATO MORTO…

Paola Zonca per ”la Repubblica”
Finora era soltanto un pettegolezzo, una voce che girava tra gli appassionati di lirica, peraltro smentita dalla biografia sulla "divina" scritta qualche anno fa dal suo più caro amico, Stelios Galatopoulos. Adesso, invece, alcuni documenti lo attestano con certezza: Maria Callas partorì il 30 marzo del 1960 un bimbo morto, frutto della storia d´amore con Aristotele Onassis, che aveva conosciuto l´anno prima quando era stata invitata a una crociera sullo yacht dell´armatore. Lo rivela il documentario Callas Assoluta, girato dal regista francese Philippe Kohly e prodotto dal canale Arte: a confermare l´episodio, vengono mostrati il certificato di nascita della creatura, a cui era stato dato il nome di Omero, e un´immagine del cimitero di Bresso, nei pressi di Milano, dove il neonato fu sepolto in tutta segretezza.

Il film - un´ora e mezza che ricostruisce la parabola artistica e umana della grande cantante, con testimonianze della stessa Callas, di Luchino Visconti e Francesco Siciliani, e la voce narrante di Massimo De Francovich - viene proiettato su grande schermo in anteprima mondiale alla Scala il 16 settembre (alle ore 12, 15 e 21), nel quadro delle celebrazioni per il trentennale della morte, avvenuta a Parigi nel 1977. Lo stesso giorno, alle 19, il documentario è trasmesso in chiaro da "Classica", il canale televisivo dedicato alla grande musica in onda sulla piattaforma Sky.

Il filmato racconta che Maria Callas, dopo il divorzio dal commendator Giovanni Battista Meneghini, facoltoso industriale amante dell´opera che aveva sposato nel 1949, tornò a Milano per sbrigare le pratiche legali. Era incinta di sei mesi. Poche settimane più tardi, il 30 marzo 1960, la tragedia: il bimbo, già morto nel grembo di Maria, venne fatto nascere con taglio cesareo. Il certificato, dove il nome Omero appare chiaramente, mentre il cognome non è ben leggibile, attesta che l´operazione avvenne alla Clinica Dezza, a Milano. Il racconto prosegue mostrando una foto del cimitero di Bresso, e un´immagine di un aereo in procinto di atterrare nei pressi del camposanto, con Onassis a bordo.

E dire che il triangolo Callas-Meneghini-Onassis era diventato il massimo pettegolezzo di quegli anni: la grande diva del canto, il vecchio marito abbandonato (che aveva addirittura proposto all´avvocato di fare arrestare la moglie adultera, come la legge italiana permetteva allora), il ricchissimo armatore mondano con la sua vita apparentemente meravigliosa tra panfili, feste, serate trascorse nei night club. Ma dietro la fiaba, i titoli e le foto sbandierate sui giornali, si nascondeva il dramma: per tutta la vita Maria Callas rimpianse di non aver conosciuto le gioie della maternità.

3 - PANE E CALLAS PER SIGNORINI: COME SE L’AVESSIMO SCRITTO INSIEME
Claudia Provvedini per il ”Corriere della Sera”

«Sono cresciuto a pane e Callas», dice fiero Alfonso Signorini, autore di ”Troppo fiera troppo fragile”, sottotitolo «Il romanzo della Callas» (Mondadori). Il giornalista esperto di gossip, volto noto tv, direttore del settimanale ”Chi”, spiega che «il titolo del libro è una frase di Maria, da una lettera inedita scritta dal panfilo Christina il 12 giugno ’63». Callas scrive: «Cara Elvira,... Ho avuto un anno duro. L’operazione... Non ho più la sinusite ma mi ha lasciato tanti complessi e tanti dubbi che forse tu puoi capire. Le ho quasi vinte ma non ho ancora finito. Devo lavorare tanto per riprendermi - anche moralmente. Grazie a Dio tutto è andato splendidamente. Ho ripreso il mio vecchio repertorio e ho vinto. Come vorrei avere il tuo temperamento. Io sono nata troppo sensibile, troppo fiera ma troppo fragile. Strana la storia. Meneghini mi è costato più di quello che puoi immaginare. E se almeno mi lasciasse stare? No. Vuole distruggermi. In ogni caso ringrazio il padreterno di avermi fatto sana di nervi e cervello se no l’avrei ammazzato a quest’ora. Cara... non ti preoccupare se ti sembra una lettera triste. uno sfogo, a te che mi sei tanto cara. Tua sempre, Maria».

Cosciente delle sue luci e ombre, ma soprattutto del suo valore d’artista, capace di amministrare con lucidità il successo, forse non i sentimenti...
«A un certo punto, decise di mettere da parte la Callas e dare spazio a Maria. Rischiando tutto, o quasi. L’amore per Onassis fu totale, un’ebbrezza».

Forse erano gli uomini potenti, sicuri che la colpivano, mancanza/nostalgia del padre?
«Il padre era un seduttore, le spiegò che nel baciamano non si appoggiano le labbra sulla mano della donna. Così, quando glielo fece Meneghini a Verona, lei notò lo schiocco e l’unghia lunga al mignolo. Ma Maria aveva anche un’anima borghese, non le dispiacevano agi, regali, indipendentemente dalla forma e commentò: "Verona non è New York"».

Particolari, pensieri intimi, conversazioni...
«Ho avuto accesso a una raccolta privata, forse sarà resa pubblica», anticipa Signorini. Il libro dà voce a Maria Callas, quasi l’aveste scritto assieme. E il gossip? «Nell’incrocio di personaggi così grandi non c’è bisogno di gossip. C’è anche l’incontro con Marilyn Monroe, sullo sfondo dei Kennedy, ambiente che interessava molto a Onassis...».

Perché e per chi è scritta questa biografia romanzata, non certo la prima.
«Ci sono ragioni d’amore: da passione di fan, ereditata dai nonni che andarono a sentirla in Traviata, divenne adorazione, e affetto quando a 12 anni, in gita a Parigi, vidi in avenue Mandel, sotto gli ippocastani, quella donna curva, con occhiali scuri... E voglio che della Callas si abbia una visione completa, per tutti, della diva e della donna, delle altezze e delle miserie, umanissima».

Ad esempio?
«Le sue visite al cimitero di Bruzzano sulla tomba di Omerino, il figlio avuto da Ari (Onassis, ndr.). Ma anche la nota rivalità con la Tebaldi: a un 7 dicembre inaugurato dalla rivale, Maria si presentò con un abito senza maniche; al sovrintendente Ghiringhelli promise che avrebbe indossato guanti lunghissimi come Audrey Hepburn. La verità era un’altra: l’avrebbero vista applaudire, ma non sentita».

E dell’artista che cosa conosceremo?
«La fecondità, l’energia. Ma chi canta in giugno alla Scala poi va in tournée tutta l’estate o passa dalla Valchiria alla Norma? Solo lei, l’unica».