Alessandro Graziani, Il Sole 24 Ore, 5/9/2007 (Dagospia 5/9/2007), 5 settembre 2007
«Basta, passo la mano. Credetemi: per alcuni anni non farò più affari in Italia. Me ne vado a Londra»
«Basta, passo la mano. Credetemi: per alcuni anni non farò più affari in Italia. Me ne vado a Londra». Rilassato, dimagrito, abbronzato ma baldanzoso e a tratti pirotecnico come ai tempi delle sue scorribande in Borsa – che gli avevano procurato l’ostilità dell’establishment finanziario e, soprattutto, che lo hanno coinvolto nelle inchieste giudiziarie delle Procure di Milano e di Roma – l’immobiliarista- finanziere Stefano Ricucci, 44 anni, si sta godendo gli ultimi giorni di vacanza nella splendida Villa Feltrinelli all’Argentario. A poche miglia marine, dietro l’Isola del Giglio, si staglia l’Elba, storico luogo d’esilio di Napoleone. Da questi luoghi, anche Ricucci si prepara al suo più modesto «esilio» londinese. Cercando di mettere la parola fine all’anomalo percorso di un uomo semplice diventato, nel bene e nel male, un personaggio. Da un barcone, passano in mare i vacanzieri dell’arcipelago che, arringati col megafono dalla guida, fotografano e salutano il «famoso finanziere Ricucci, proprietario di Villa Feltrinelli ». Lui si affaccia e ricambia il saluto della piccola folla che, suo malgrado (ma neanche tanto), lo riconosce e lo saluta come un Vip. Intorno, pullulano fotografi a caccia di starlette da ritrarre al fianco di Ricucci. «Ormai vivo assediato dai fotografi, non ne posso più». La sua vita privata – prima, durante e dopo il matrimonio con l’attrice Anna Falchi – è ormai oggetto di morbosità collettiva. «Il mostro l’avete voluto creare voi giornalisti, ma la gente mi vuole bene». Ricucci ce l’ha con i media (solo con «Il Sole-24Ore», come noto, ha avviato una richiesta di risarcimento danni da 120 milioni di euro), ma soprattutto con l’establishment industriale- finanziario che, a suo dire, è stata la vera causa della sconfitta nella battaglia per Rcs. IL CLIMA CAMBIATO A due anni dalla calda estate del 2005 – quella della triplice scalata ad AntonVeneta, Rcs e Bnl ”il«clima»intorno a Ricucci sembra essere cambiato. Il fallimento della Magiste, dice lui, non potrà che essere revocato perché la società è in attivo patrimoniale dopo la favorevole sentenza della Cassazione («che il 24 maggio ha scongelato i circa 100 milioni di cash collateral legati all’operazione AntonVeneta, bloccati dalla Procura di Milano ») e dopo la transazione con le banche creditrici che hanno «rinunciato» a circa 225 milioni di euro. La svolta arriverà a breve, dice lui, con la cessione dell’intero patrimonio immobiliare. «Abbiamo dato mandato a Mediobanca, come advisor immobiliare, e allo studio Ripa di Meana, come consulente legale, per la vendita di tutti gli immobili del gruppo. In caso di vendita di tutti gli immobili, conto che il gruppo possa incassare circa 700 milioni di euro, al lordo dei crediti Iva». Il fatto che Mediobanca abbia accettato l’incarico (conferitole, per la verità, non da Ricucci ma dal nuovo amministratore di Magiste Real Estate Property, nominato dal curatore indicato dal Tribunale), considerando anche il suo ruolo di socio-pivot della Rcs a suo tempo "assediata" da Ricucci, potrà apparire a qualcuno come una sorta di lasciapassare concesso dai poteri forti all’uscita di scena di Ricucci. Nell’intervista che segue, Ricucci spiega i motivi della dismissione e le conseguenze sulla situazione patrimonialefinanziaria del gruppo che, a suo dire, si chiuderà con un saldo finale positivo. Lui spera in 400 milioni, in caso di vittoria su tutti i fronti. Magari saranno di meno, prevedono più cautamente i suoi legali. Ma a Ricucci l’ottimismo non ha mai fatto difetto. E già si vede proiettato nella city londinese. «Voglio ripartire per una nuova fase della mia carriera. Ma non in Italia. Ho capito che qui, e dall’establishment mi è stato fatto capire in tutti i modi, non c’è spazio per i nuovi arrivati. Se volete, dite pure che ho capito la "lezione". Di sicuro, per qualche anno, non farò più un solo affare in Italia. Purtroppo, qui da noi, il successo è un reato. E appena le vicende giudiziarie me lo permetteranno, trasferirò tutte le mie nuove attività a Londra, dove andrò a vivere al più presto». (Stefano Ricucci - Foto U.Pizzi) L’INCARICO A PIAZZETTA CUCCIA La svolta di Ricucci è maturata negli ultimi mesi. L’incarico a Mediobanca è datato maggio 2007. E in gara per l’acquisizione degli immobili di Magiste, sostiene Ricucci, vi sarebbero diversi fondi internazionali, con alcuni dei quali le trattative sarebbero già a uno stadio avanzato. Ma cosa vende Ricucci? E qual è l’esatto stato dei conti del gruppo Magiste? «Vendiamo praticamente tutto, sia perché questo ci facilita l’uscita dalla procedura fallimentare sia perché mi sembra un ottimo momento di mercato per vendere». E la Garlsson che fine farà? «La Garlsson attualmente possiede 8,253 milioni di azioni Capitalia che valgono circa 65 milioni, di cui 39 milioni sotto sequestro per il filone di indagine su Confcommercio. La differenza di 26 milioni andrà alla Bpi, a chiusura della transazione. Non appena ci sarà il dissequestro dei titoli, per il quale i legali hanno già avviato la pratica, la società sarà liquidata». La Garlsson è, insieme alla International, la società indagata per l’aggiotaggio su AntonVeneta, giusto? «Sì, ma io rivendico l’estraneità a ogni tipo di reato. Mi segua: nel gennaio 2005 andai in Lussemburgo da Société Générale, avevo bisogno di una società per nuovi investimenti. Mi proposero la Garlsson. Che insieme alla controllante Magiste International poi partecipò all’acquisto, tra gennaio e aprile 2005, del 4,9% di AntonVeneta per 327 milioni di euro. Facemmo solo acquisti sul mercato dei blocchi, mai un’azione fu venduta, Che aggiotaggio abbiamo fatto?». La Procura sostiene che eravate finanziati dalla Bpi e che vi muovevate «di concerto» con loro? «Sì, ma noi eravamo stati finanziati anche da altre banche: Deutsche Bank, Société Générale, Bim e Meliorbanca per importi molto rilevanti». Come al solito, Ricucci ribatte con foga a ogni accusa. Si vedrà, in sede dibattimentale, quale sarà l’esito del confronto tra le accuse e la difesa. IL PARERE DELLA CASSAZIONE Per il momento, Ricucci ostenta con soddisfazione la vittoria ottenuta in sede giudiziaria con la sentenza della Corte di cassazione che ha annullato il sequestro decretato dal Gip di Milano dei circa 100 milioni di liquidità a garanzia dell’investimento in AntonVeneta. «Lo volete scrivere, finalmente, che la Cassazione ci ha dato ragione? A tutte le altre società indagate avevano sequestrato solo le plusvalenze, a noi l’intera somma investita. Non solo: agli altri avevano sequestrato la plusvalenza netta, a noi il lordo. Ora la Cassazione ci ha dato ragione. Ma perché questa disparità di trattamento?». Perché? Ce lo dica lei, visto che è una sua opinione? «Ma quale opinione, è un dato di fatto. Io non credo che nei miei confronti ci sia stato accanimento. Ma di sicuro, lo dice la Cassazione non io, si sono sbagliati. Capita, anzi può capitare a tutti. Mi piacerebbe che lo ammettessero». Secondo Ricucci, la sentenza della Cassazione è stata un vero e proprio spartiacque per le sorti della sua azienda. A cui ha fatto seguito, e forse una non ci sarebbe stata senza il presupposto dell’altra, la transazione tra le banche e la sua Magiste Intarnational, holding capogruppo decretata in fallimento a inizio 2007.«A luglio 2007 ”spiega Ricucci – le banche creditrici che avevano avuto i nostri titoli in pegno ci hanno proposto una transazione da cui abbiamo ricavato 225 milioni. Per noi è stata un’ulteriore svolta.Stia tranquillo che se hanno accettato di pagarci 225 milioni è solo perché hanno ritenuto fondate le nostre richieste. E perché temevano gli effetti delle nostre azioni risarcitorie». Il combinato Cassazione- transazioni bancarie ha riportato ampiamente in attivo, sostiene Ricucci, il patrimonio della Magiste International. E ora il finanziere-immobiliarista romano guarda con fiducia alla decisione del Tribunale di Roma, prevista in tempi brevi, sulla revoca del fallimento. Fiducia o speranza? «Certezza. O volete scherzare? Siamo in attivo, altro che fallimento». E giù altre cifre. «Mi segua: la Magiste International oggi ha all’attivo 86 milioni di cassa, erano poco meno di 100 scongelati dalla Cassazione, più i 56,4 milioni di plusvalenze su Antonveneta e i 21,2 milioni di plusvalenze su Rcs che sono tuttora sotto sequestro. Ditemi come fa a essere considerata fallita una società che praticamente non ha debiti e ha un attivo di oltre 150 milioni, di cui più della metà liquidi?». Deciderà il Tribunale di Roma, naturalmente, ma la sentenza sarà tanto più facile quanto più concreta sarà la cessione dell’intero patrimonio immobiliare di Ricucci (che farà affluire nella International i proventi della cessione). Ricucci si dice certo che l’incasso di una maxi-vendita potrebbe aggirarsi intorno ai 700 milioni di euro («comprensivi dei crediti Iva»). Accanto alle due indagini penali aperte a Roma e Milano, tuttora dall’esito incerto malgrado le certezze di Ricucci («io non ho commesso nessun reato penale, non ho truffato risparmiatori»), per la Magiste resta aperto un pesante contenzioso fiscale. E’ l’unico fronte su cui Ricucci fa delle ammissioni: «sul Fisco potrebbe darsi che abbiamo fatto qualche sbaglio, ma lasciateci difendere nei vari gradi di appello tributario. Non solo: presto presenteremo una proposta di conciliazione giudiziale fiscale». (Stefano Ricucci con la ex-moglie Anna Falchi - Foto U.Pizzi) LA DIFESA E IL FUTURO Ma possibile che Ricucci, l’uomo che per qualche mese ha fatto tremare l’establishment finanziario e che poi è stato indagato (e detenuto per tre mesi in carcere) non abbia niente di cui pentirsi? «In Italia, chi è indagato è già considerato condannato. Lasciatemi difendere. Certo, ho fatto molti sbagli, di strategie e di tempistica in alcune operazioni – ammette il finanziere – ma l’errore più grosso è stato l’aver cercato di entrare a far parte del salotto buono senza essere invitato. Chi mi conosce sa che, pur venendo dalla gavetta, non sono tipo da accettare imposizioni. Arrivato a certi livelli, davo fastidio e non obbedivo. Credo che qualcuno me l’abbia fatta pagare. E non parlo della magistratura, nè tantomeno della politica. Ma mi creda, non porto rancore a nessuno. E’ stata una lezione che mi è servita, anche se dura e amara. Non dimenticherò facilmente i due anni d’inferno che ho dovuto passare». E ora, che farà Ricucci? Si presenterà a Londra con che biglietto da visita? Ma soprattutto con che dotazione patrimoniale? «A noi resteranno tra i 200 e i 400 milioni di euro, a riprova che la società era sana. Ripartiremo da lì ». A noi chi, scusi? Ma non ha sempre detto che lei è da solo, che dietro Ricucci non c’è nessuno? «Ancora con ’sta storia? Ma fatela finita! Con tutto quello che mi è capitato negli ultimi due anni, chi vuole che ci sia dietro? Nessuno. Solo Stefano Ricucci».