Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  settembre 04 Martedì calendario

Blanka Vlasic ha ballato, Allyson Felix si è laccata d’oro i capelli, Donald Thomas ha lanciato le scarpe, Maryam Yusuf Jamal, primo oro mondiale del Barhain, si è girata ad applaudire chi arrivava dietro di lei

Blanka Vlasic ha ballato, Allyson Felix si è laccata d’oro i capelli, Donald Thomas ha lanciato le scarpe, Maryam Yusuf Jamal, primo oro mondiale del Barhain, si è girata ad applaudire chi arrivava dietro di lei. La generazione Pechino, poco più che adolescente, ha festeggiato le vittorie ed è tornata a correre. Hanno vent’anni: sui 41 ori a disposizione, 19 sono andati ad atleti nati tra il 1983 e il 1985, altri 7 a quelli del 1982 e Tyson Gay è il solo di quest’annata appena sbucato, gli altri sono veterani del podio. In pista c’è gente fresca che vive per Pechino, già da ieri: sanno che l’appuntamento è dietro l’angolo e sono affamati. Molti saranno già al meeting di Zurigo venerdì, voglia di fermarsi nessuna. Allyson Felix ha vinto tre ori come Gay, come lui è religiosissima, come Asafa Powell ha un padre pastore e passa un’ora a sera a studiare la Bibbia. Vuole diventare insegnante e anche se non intende predicare, sfrutta i ritiri per provare a interessare i colleghi alla chiesa battista. Meseret Defar, 24 anni, un oro nei 5000 e una vita a girare in tondo sull’unica pista di Addis Abeba, ha già adottato una bambina. Carolina Kluft, stessa età e ennesimo oro nell’eptathlon, ha girato un video in Sri Lanka per raccogliere fondi dopo lo tsunami. Sono cresciuti in fretta e trangugiano medaglie e vitamine, hanno tempo per la pista e il socialmente utile, ma non per loro. La vita privata viene sempre all’ultimo posto della classifica: Felix la mette quarta e staccata da religione, atletica e volontariato, Gay non la calcola proprio, Jeremy Wariner, altro 1984, dice che la metterà in frigo fino alle Olimpiadi. In gara sono spietati, se ne fregano dell’esperienza e rifiutano i consigli. Janeth Jepkosgei ha corso davanti a tutti gli 800 metri e ha vinto senza sfruttare una scia, altro che lepri. Donald Thomas salta da un anno e mezzo e si è preso il primo posto con una tecnica da circo. Gli italiani non sono ancora da oro, ma rientrano nelle statistiche anagrafiche della nuova ondata di campioni a sangue freddo: Andrew Howe ha giusto 22 anni e Alex Schwazer qualche mese in più. Uno ha battuto il record nazionale all’ultimo salto, l’altro ha girato le spalle a una medaglia di bronzo perché non era abbastanza. Alfred Kirwa Yego ha riportato l’oro degli 800 metri in Kenya dopo 14 anni e lui ne ha appena compiuti 20, un bambino, nessun altro ha vinto i Mondiali con questa gara così presto. Intervistato, con la bandiera al collo, ha risposto che «il mio Paese ha preso molte medaglie qui, sono felice di far parte di un gruppo che si allena con sacrificio». Neanche un attimo per raccontare chi era lui, subito parte dell’orgoglio nazionale. I nuovi campioni sono cresciuti a fatica e frasi diplomatiche per le occasioni speciali. Sanno chi ringraziare e hanno già chiare le fondazioni a cui lasceranno parte del premio. Tanto preparati da far paura. Blanka Vlasic, dopo il balletto sul materasso dell’alto e il record mancato, ha detto: «Era da tanto che aspettavo questo risultato». Ma è nata nel 1983, agli ultimi Mondiali si era appena fatta operare la tiroide e non è riuscita a presentarsi in forma. Questo era il primo oro che poteva prendersi e già le sembra tardi. Kerron Clement, vincitore dei 400 ostacoli, aveva 19 anni a Helsinki e ricorda il suo quarto posto come «il momento più brutto della vita. un sollievo averlo riscattato». Sono la generazione Pechino e non vogliono aspettare, non sopportano di sentirsi definire giovani e fanno di testa loro. Gare davanti in solitaria, berretti buttati, salti scomposti e un anno da sacrificare al bisogno di podio olimpico. Stampa Articolo