Andrea Scanzi, La Stampa 5/9/2007, 5 settembre 2007
L’arca di Noè, cioè di Bobo, esiste davvero. «Però mio nipote non vive tra mille animali, come dice la tv
L’arca di Noè, cioè di Bobo, esiste davvero. «Però mio nipote non vive tra mille animali, come dice la tv. Saranno trecento, massimo quattrocento». Nonno Enzo è l’anima, estroversa e loquace, della famiglia Vieri, per il resto non esattamente ciarliera. Ex calciatore, padre di un calciatore, nipote di due calciatori. «Tutti simili, tutti un po’ chiusi. E il più musone è proprio Christian». Enzo Vieri, 83 anni, a Prato è un’istituzione. Uno dei suoi luoghi preferiti è il bar centrale nella Piazza del Comune. Indossa un cappellino da baseball della Sweet Years, la ditta di Bobo («me l’ha regalato lui»). La gente passa e lo saluta. «Ci sei andato anche quest’anno al mare a far danni, Enzo?». Lui sorride, fa una smorfia e scrolla la testa: «Macché, mio nipote non ha voluto. Ultimamente ci prendiamo poco, il nostro rapporto è sempre stato così». Perché avete litigato? «Mi piace fargli le sorprese, presentarmi senza avvertire nei suoi ritiri. L’ho fatto con la Lazio, con l’Inter. Anche in Nazionale: quando c’era Trapattoni, il ct diceva ai ragazzini del pubblico di chiedere l’autografo a me, al ”nonno”. Poi, neanche due mesi fa, sono piombato nel ritiro della Fiorentina senza avvertire Christian. Lui non ha gradito. Da allora non mi parla più». Un po’ poco per chiudere un rapporto. «La mia famiglia è così, ci si scontra per nulla. Anche l’altro mio nipote, Massimiliano, mica mi parla più. Christian lo conosco, aspetta che sia io a ricercarlo. Lui non chiede mai scusa». Gli occhi di Enzo sono vispi, la simpatia innegabile, la lingua allenatissima. Difficile che suo nipote gradisca la generosità del nonno nel dispensare aneddoti. «Finora non si è mai lamentato, anche se i giornalisti li detesta. Si è giocato la Nazionale con la scenata in Portogallo». Quella dell’Ecce Bobo, sono più uomo io di tutti voi messi insieme, eccetera. «Sì, quella. Mio nipote non ha mai imparato a gestirsi. Non gliel’avete mai perdonata e un po’ vi capisco». Solo un po’: Enzo Vieri viaggia con i trafiletti della Gazzetta dello sport nel portafogli. «Conservo gli articoli in cui i suoi colleghi lo attaccano. Se li incontro a Coverciano, li prendo a cazzotti». La paura dei tifosi viola è quella di trovarsi in rosa un (ex) campione appagato, ancora col cruccio del mancato Mondiale vinto («Ci provi lei ad accettare che Amelia e Iaquinta sono campioni del mondo e lui no, per un anno ha dato di matto»). Scarsamente utile, per non dire dannoso, alla causa. «Chiariamo: lui alla Fiorentina deve fare l’Altafini, partire dalla panchina ed entrare nel secondo tempo. Io dico che farà 10 reti. E a quel punto potrà passare al Prato, una società che con lui potrebbe tornare in alto». Sarebbe una forte diminutio. «Lo so, e mio nipote è ancora forte. Non si è mai allenato come quest’estate. E il merito è proprio degli animali». Cioè? «L’ho visto a giugno ed era gonfio, appesantito. Mi ha detto di stare tranquillo, che tanto avrebbe smaltito tutto facendo il contadino e l’agricoltore». Per provare a capire questa vocazione al fitness agreste, occorre visitare l’Arca di Bobo, o perlomeno quel poco che si può scorgere da dietro i cancelli (di farseli aprire non se ne parla: il campanello suona a vuoto). Christian Vieri vive da un anno sulla collina sopra la città, sorta di Fiesole pratese. La strada sale su ripida, dai Cappuccini fino a Bifolchi, sede della villa (e indirizzo appropriato, penseranno i detrattori). La fattoria degli animali, da fuori, non la vedi. Giusto tre cani abbaianti e molte più oche starnazzanti. E’ terra senza abitanti, solcata da sentieri cari al Cai, il Club Alpino Italiano. Casalpiano, Casa Bastone. «Oppure Cavagliano, un paese dove non abita nessuno da 60 anni, tranne un pastore sardo», racconta un camminatore di sentieri alle prese con il percorso numero 24, quello che parte dai piedi della villa. «Vieri l’ha comprata, rasa al suolo e ristrutturata. Ne è venuta fuori una struttura moderna, un cazzotto negli occhi, con quelle pareti orrendamente gialle. Il Comune non doveva dare l’autorizzazione, così ha rovinato il paesaggio». Qui, ora, abita il calciatore con la sua ultima fiamma. Nella casa accanto, la madre. Un pastore sardo vive a Cavagliano, l’altro alla Casa Rossa. Inavvicinabili, se non dopo ore di sentieri vietati alle auto e spezzagambe per gli umani. Case in legno, silenzio invalicabile. Nessuno che risponde, quasi che qui l’umanità fosse un affronto alla natura. Panorami immacolati e fiato corto: terre su cui viene bene riflettere e allenarsi duramente, entrambe attività non sempre care al puntero-agricoltore Vieri. «Eppure le dico che sta lavorando come non mai. Il merito è anche dei pastori. Le terre sono immense, gli animali ovunque. Oltre i sentieri ci sono galline, pecore. Trecento, forse quattrocento. No, nessun animale esotico». Bobo Vieri si allena come Rocky Balboa, che nel primo film bruciava calorie acchiappando polli. «Raccoglie le olive, dà una mano per il formaggio, fa il calciatore contadino. Ha sempre amato gli animali, fin da quando abitava in Australia. Non ama avere troppa gente intorno. E preferisce la compagnia delle bestie a quella delle persone. Si trova più a suo agio». Stampa Articolo